Premio Giornalistico Alfio Menegazzo


 

Passate Edizioni - 2004 - Articoli: Cinzia Agostini

 

Mancano i soldi

Mancano i soldi

per passare

dai dati

ai risultati

«Negli ultimi anni le scoperte archeologiche nel nostro territorio non sono mancate: non tutte dell’importanza di quella di corso Umberto I, ma comunque rilevanti per la comprensione della nostra storia antica – sottolinea la soprintendente Maurizia De Min – Le indagini stratigrafiche, però, non esauriscono il lavoro: spenti i riflettori sugli scavi, i momenti successivi della ricerca, come il restauro e lo studio del materiale rinvenuto, si svolgono nei più ritirati laboratori e magazzini, e il più delle volte sono destinati a rimanere “in deposito” per anni, in attesa di contributi».

Fondamentali per i ritrovamenti di palazzo Emo Capodilista sono stati i finanziamenti della famiglia Tabacchi: così in altri cantieri cittadini sono risultati determinanti i supporti dei privati. «Ma ciò di cui ora sentiamo necessità urgente – ribadisce l’archeologa – sono i fondi del ministero». Che si potrebbero in parte impiegare, rilancia la soprintendente con un guizzo negli occhi, per compiere analisi sul dna degli inumati portati alla luce nella nuova necropoli e tentare così di risolvere una delle questioni più dibattute dagli archeologi veneti negli ultimi cinquant’anni: chi erano queste persone che venivano sepolte con un rito funerario diverso? Appartenenti ad altre etnie morti in terra straniera? O piuttosto, considerata l’assenza o l’estrema povertà del loro corredo funerario, persone di condizione sociale estremamente bassa? E come spiegare la loro minima percentuale, in confronto all’alto numero di incinerati presenti nelle zone cimiteriali?

«Risposte – conclude De Min – che ci permetterebbero di ridefinire, forse reimpostare, le nostre conoscenze sulla società dei veneti antichi. Archeologia è fare ricostruzione: a volte, pur avendo i dati in mano, non ci riusciamo. Per mancanza di fondi».