Premio Giornalistico Alfio Menegazzo


 

Passate Edizioni - 2004 - Articoli: Cristiano Carli

 

Rinnovato il rito di canti e preghiere

Un fenomeno antico, iniziato in epoca precristiana e poi fatto proprio, fra il terzo e il quarto secolo dopo Cristo, dalla nuova religione del Libro; un fenomeno al quale nel tempo si sono sovrapposti voti al Signore per particolari situazioni, come quella della peste del ‘600, e infine anche elementi folcloristici. Questo sono le rogazioni.

In origine si trattava di processioni che avevano lo scopo di propiziare il raccolto, di augurare fecondità e prosperità, ma anche di segnare i confini del territorio in cui si svolgevano, con l’intento della popolazione di ‘sentirlo’ proprio e di rinnovare il legame con esso.

Con il tempo il cristianesimo si appropriò di queste celebrazioni pagane, che divennero il momento di chiusura del periodo pasquale. In esse tuttavia permangono spesso visibili segni di usanze arcaiche e che ancora fanno riferimento all’avvento della primavera.

“Esistevano – dice Giampaolo Pesavento Nes, asiaghese esperto sull’argomento – rogazioni maggiori e rogazioni minori, le prime si svolgevano a Roma, le altre nei territori più periferici”. Ad Asiago le rogazioni sono a tutt’oggi tre. Quella che si è tenuta il 22 maggio è la Grande Rogazione, che si svolge il sabato precedente all’Ascensione. Ma alcuni giorni prima si tengono rogazioni di più piccole dimensioni nelle contrade Mosele e San Domenico.

“La prima citazione della Grande Rogazione di Asiago – spiega lo storico Giancarlo Bortoli – si trova in un documento del 1448, ma un tempo si svolgevano rogazioni in tutti i Comuni dell’Altopiano. Un rito che ha avuto anche dei cambiamenti: dopo la peste che colpì anche l’Altopiano nel 1631, ad esempio, la rogazione divenne anche una forma di preghiera per la salvezza dalla malattia. Fu probabilmente da allora che il giro della processione cominciò a fare tappa al Lazzaretto”.

Oggi la sosta in località Lazzaretto, che si effettua due ore e mezza dopo la partenza, rappresenta uno dei momenti più ameni della giornata. Si ascolta la messa, ci si rifocilla e poi gli uomini vanno dalle donne per farsi donare l’uovo colorato, che rappresenta sia un simbolo pasquale sia un arcaico richiamo alla primavera e alla fecondità. Secoli fa, molto probabilmente, questo luogo richiamava sentimenti ben più angosciosi, che si tramutarono però successivamente in gioia con la cessazione della pestilenza.

Negli anni sono cambiate alcune cose, a cominciare dal fatto che la Grande Rogazione di Asiago è diventata anche un’attrattiva per chi viene da fuori, ma nell’essenza essa ha la capacità di rimanere in qualche modo uguale a sé stessa. “Il giro del mondo” la chiama la gente del posto, e un po’ lo è davvero; è il giro di un mondo, quello di Asiago, trenta chilometri lungo il perimetro dei confini del paese, durante i quali gli asiaghesi si sentono più asiaghesi che in qualunque altro giorno dell’anno.