Premio Giornalistico Alfio Menegazzo


 

Passate Edizioni - 2004 - Articoli: Vittoria Nalin

 

All'ombra di Venezia mille Carnevali

Carnevale non è solo Venezia. Anzi. Tutto il Veneto festeggia una delle ricorrenze più amate con numerose manifestazioni ed eventi, molti dei quali vantano addirittura antichissime tradizioni. I giorni dedicati al carnem levare, in attesa della Quaresima, vedono il non plus ultra dei festeggiamenti a Verona, nominata quest’anno Capitale Europea del Carnevale. Le celebrazioni veronesi, alla 474a edizione, hanno già preso il via il giorno dell’Epifania, con la prima apparizione in pubblico delle maschere in Piazza Bra. Un intenso programma di sfilate nei diversi rioni cittadini culmina nelle elezioni delle maschere più tipiche, quali Mastro Sogar, Bepo Patata, Duca de la Pearà, Simeon de l'Isolo, ma soprattutto, più importante fra tutti, il Papà del Gnoco, nominato il 1° febbraio nel quartiere San Zeno al termine di una vera e propria campagna elettorale. È lui la maschera principale di questa festa, un vecchio re, grasso e barbuto, in costume bianco e rosso, che brandisce a mo’ di scettro un forchettone con tanto di gigantesco gnocco infilato sui rebbi, a caval di un asino, attorniato dai suoi dignitari, i Macaroni, membri della Corte Gnocolara, e da altre figure tradizionali Il Bacanal del Gnoco è annoverato tra le usanze carnascialesche più antiche d’Italia: secondo la leggenda, avrebbe origine da un episodio accaduto nel 1531, allorchè un medico della città, Tommaso da Vico, sarebbe venuto in soccorso alla popolazione, stremata dalla carestia, facendo distribuire a sue spese una grande quantità di gnocchi. Una tradizione nata dalla fame, che si perpetua ogni anno con questo appuntamento godereccio in cui, il Venerdì Grasso, vengono distribuiti gnocchi al pubblico, in una contagiosa sarabanda che ha reso famoso il Carnevale di Verona come "Venardì Gnocolar".

Anche tra le Alpi il Carnevale ha una lunga storia che s’intreccia con la tradizione popolare. A Sappada, la festa fa rivivere i mestieri e la vita di un tempo in montagna, e i vari cortei sono caratterizzati da personaggi inquietanti, sorta di babau nati per far paura ai più piccoli: i Rollate. Uomini di alta statura, infagottati in ampi abiti di lana, pesanti scarponi ai piedi, il volto nascosto da maschere di legno con grandi baffi, in mano una scopa per scherzare con i passanti. Il nome deriva dai grossi sonagli sferici in ferro che portano legati in cintura, il cui suono annuncia il loro passaggio. La cerimonia si svolge in diverse fasi prima del martedì grasso: il Pettlar Suntag, la domenica dei poveri, in cui i mascherati passano di casa in casa fingendosi mendicanti; quella successiva è il Paurn Suntag, la domenica dei contadini: occasione per ripresentare in forma burlesca gli antichi lavori agricoli, mentre le donne distribuiscono dolci locali e frittelle. L'ultima domenica è l’Hearn Suntag, la domenica dei signori, che vede sfilare le maschere e i costumi più raffinati. Il martedì grasso si chiude con una gara in maschera sugli sci.

In Valle del Biois, a Canale d’Agordo, è viva la tradizione della Zinghenesta, cerimonia mascherata dall'origine remota, animata da figure arcane che, al suono di un corno, danno inizio al corteo alla cui testa sfila il Paiazo, buffone multicolore seguito da un gruppo formato da Laké e da Matiei, personaggi farseschi agghindati con collane fatte di pannocchie, finimenti di cavallo e campanelli. Centro della festa è la Zinghenesta, la più bella del paese, eletta regina del Carnevale, vestita con un costume impreziosito da fazzoletti colorati dono dei numerosi corteggiatori.

Nelle frazioni di Candide, Casamazzagno, Dosoledo e Padola del Comelico Superiore (Bl) si svolgono altrettante sfilate di Carnevale annoverate tra le più interessanti di tutto l'arco alpino. Qui dominano i Matazin, personaggi vestiti con uno incredibile costume che accoppia elementi dell'abbigliamento maschile e femminile, la cui preparazione è così complessa da richiedere l'intervento di donne specializzate. Nel travestimento spiccano grandi scialli di seta dalle lunghe frange e un altissimo cappello adorno di gioielli. La sommità è coperta di fiori di carta, mentre dalla parte posteriore pende un grande fiasco di nastri multicolori. I Matazin, correndo e saltando, in mano una sorta di scettro e una bomboniera d'argento, offrono confettini colorati al pubblico.

Molto animato anche il Carnevale della terraferma veneziana: diciotto Comuni della provincia sono impegnati in feste e ricorrenze di ogni genere. Tra queste, Dolo festeggerà la 26a edizione del Carneval dei Storti, che deve il suo nome ai coni di cialda, prodotti localmente fin dal 1800, usati per raccogliere la panna montata, e serviti con la cioccolata calda; lo stesso nome era appellativo degli abitanti di Dolo. A dare il via ai festeggiamenti, è la Veglia dei Mocoli, centenaria tradizione del notturno danzante, a lume di candela. Una settimana dopo la fine del carnevale, secondo il rito ambrosiano, la sfilata dei carri allegorici. Le manifestazioni si concludono con il processo, la condanna, il testamento e infine la morte sul rogo della "vecia".

Tra i Carnevali storici ci sono anche quelli che si tengono nel padovano: importanti sono quelli di Galliera Veneta e San Giorgio delle Pertiche, con imponente sfilata di carri mascherati, animazione e balli, fuochi d’artificio; ma il più maestoso per numero e qualità di carri allegorici è senza dubbio quello di Casale di Scodosia, giunto alla 56a edizione, il cosidetto Carnevale del Veneto, che fa sfilare maschere dalle straordinarie coreografie colorate e dai travestimenti fastosi. Seppur fuori dalle feste consuete del Carnevale, ma in ogni caso legato alla tradizione, è il curioso appuntamento di Campodarsego, che promuove il Batare marzo, corteo di vecchi trattori e carrette tirate da trattori Landini a testa calda, pronti per la osada: tutto il paese, adulti e bambini, osano, cioè gridano, fanno chiasso, battono bidoni e pentole vecchie per scacciare l’inverno e risvegliare la primavera, secondo uno spirito antico che rivive ancora con entusiasmo.