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La festa del Gazzettino
Voci, memorie, racconti e desideri
Un amarcord da ragazzi innamorati delle radici
Non sono storie che si sentono tutti i giorni, ma a distanza di tempo continuano a far riflettere e fanno pensare. Nel corso di una festa tutta lagunare, promossa dal Gazzettino, e rivolta agli emigrati che sono rientrati nel Veneto e nel Friuli Venezia Giulia, molte famiglie si sono raccontate. Il battello fluviale "Michelangelo" si è trasformato così per una notte nella città dei ricordi. Numerose sono state le famiglie che hanno preso parte all'iniziativa del giornale, che ha deciso di dimostrare l'affetto del Nordest di cui sono tornati a far parte. Sono famiglie che non si conoscono l'una
con l'altra. Hanno solo un denominatore comune: l'essere italiani. E di questo vanno fieri, anche il piccolo Gabriele Pettenò, sette anni, che girando tra i tavoli, durante la cena, sosteneva ad alta voce "lo non sono spagnolo, sono italiano!". Gabriele è nipote di Bruno Scarpa, un veneziano che era partito per l'Argentina e che aprì una ditta d'abbigliamento. La mamma di Gabriele, Patricia Paola Scarpa, abita a Scorzè, con Gabriele e la piccola Valentina (5 anni) ma ha difficoltà a trovare lavoro. "Sono pronta - ha detto Patricia - a lavorare, ne abbiamo bisogno anche perché devo mantenere i miei figli, non sono sposata. Ho lasciato l'Argentina perché era impossibile viverci, troppo difficile, il clima era insostenibile, la crisi si sentiva molto". Patricia ha una sorella Mariana Gabriela, sposata con Hernan Erdociain e madre di tre figli: Florencia, Juan Pablo e Julieta. "Lei - racconta Patricia- si occupa della famiglia a tempo pieno e abita insieme alla nostra mamma a Trebaseleghe. Mio padre purtroppo è morto quando eravamo ancora a
a Buenos Aires. Grazie all'aiuto del Consolato italiano in Argentina oggi mio padre è con noi. Sono riuscita a portare le ceneri nell'isola di San Michele, nella sua Venezia, e ne sono particolarmente felice". Altro racconto è quello di Maria Luisa Tomasella, di Mar del Plata, provincia di Buenos Aires. "Sono figlia di veneti -afferma Maria Luisa - e ne sono orgogliosa. Sto ritrovando le mie origini, non mi sono mai sentita venezuelana e argentina, ma italiana. Voglio studiare meglio "l'idioma" e adesso sto leggendo alcuni libri. Sono rientrata in Italia con mio marito, Martin Ariel Lupiano, e mio figlio il piccolo Martin, e abbiamo trovato con difficoltà casa a Cimeta di Codognè, Treviso". "La storia della mia famiglia -dichiara - è molto particolare. Erano gli anni della seconda guerra I mondiale. Mio padre, Elia Mistico Tomasella, partì per il Venezuela, rientrò in Italia per tre mesi e conobbe mia madre Benedetta Dal Bo e si sposarono. Decisero però di ripartire per il Venezuela. Successivamente, io avevo tre anni, andammo in Argentina. Mio padre voleva riavvicinarsi alla famiglia, al fratello e alla sorella e mia madre invece alla zia". "Papà - continua - ricevette la medaglia al valor militare. Deve aver fatto qualcosa di veramente importante negli anni della Resistenza, purtroppo è morto poco tempo prima di riceverlo". "Sono rientrata in Italia –spiega Maria Luisa - quasi per caso. Cercavo in Internet la legge che facilitava il rientro in patria e per caso ricevetti una mail da un caro amico di Treviso, Marco Fattoretto,
che non sentivo da tempo e che era preoccupato per la situazione che incombeva in Argentina. E' grazie anche al suo interessamento che oggi siamo riusciti a tornare in Veneto". "II bisnonno di mio marito, si chiamava Antonio Lupiano era nato nel 1875 - spiega - era italiano ma si trovava già in America. Il fatto che mio marito abbia origine italiane non è stato mai messo in discussione, ci vuole però molto tempo per trovare gli incartamenti negli archivi, troppo tempo".
Diego Fastuca e l'amico Ernesto De Polo siedono insieme alle loro famiglie e attorniati da bambini nel salone delle feste
della nave "Michelangelo". Diego Fastuca, 28 anni, specializzato in collaudo e qualità, è di Buenos Aires. Il padre è siciliano, la famiglia è originaria di Cuneo, la mamma è invece argentina. "Mio padre - spiega - lasciò 1'Italia ne119S0, era partito con la nonna e il fratello più piccolo e aveva una ditta edile nella capitale". Oggi Diego è rientrato insieme alla moglie, i figli (Camilla e Fabrizio) e la madre grazie al progetto che si rivolge agli emigrati. "Conoscevo già 1'Italia - racconta Diego -nel1996 ero a Firenze e giocavo in una squadra di calcio. Ora siamo italiani a tutti gli effetti e posso vedere un futuro per i miei figli. Ho trovato anche sostegno dal parte del governo italiano, cosa rara invece in
Argentina".
Ernesto De Polo Medoza, 40 anni, è laureato in ingegneria elettronica. "Non c'è lavoro - afferma - in America. Ho due gemelle Antonela e Giuliana che frequentano la terza elementare e Stefano. Abitiamo in un piccolo paese, Tarzo, a dodici chilometri da Conegliano. I miei nonni Ernesto (nativo di Spresiano) e Dina (L'Aquila) erano partiti dall'ltalia nel 1913. Anche la moglie di Ernesto ha origini italiane. Il nonno di Adriana Da Pena era originario di Palermo, si chiamava Giuseppe Battaglia, ed era scappato negli anni della prima guerra mondiale. Erano
nove fratelli e tutti insieme cercarono la fortuna in America".
Gabriel Marcassò e la moglie Marcella abitano a San Stino di Livenza. "Siamo soli in Italia - a sapere Gabriel- mia madre e i nonni sono rimasti in Argentina, sono lì dal 1946, per 1'ltalia erano gli anni della grande crisi ed era insostenibile viverci". "Sono rientrato - continua -a maggio, mia moglie insieme ai tre bambini (Felipe che ha
compiuto sei anni, Juan Segundo, tre, e Martina, uno) è arrivata a settembre. Mi manca molto la nostra famiglia ma per fortuna abita a Venezia un mio zio e allora mi sento come dire più a casa".
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