Premio Giornalistico Alfio Menegazzo


 

Passate Edizioni - 2004 - Articoli: Manuela Santagiuliana

 

Suoni e colori della chiamata di Marzo

Suoni e colori, profumi e sapori: la Chiamata di marzo a Recoaro ha fatto rivivere passato e tradizioni della Conca di smeraldo, riproponendo un rito che affonda le radici nella storia della gente recoarese: il risveglio della primavera. Come per le precedenti edizioni la grande sfilata degli oltre 60 carri partecipanti è stata la vera festa di quasi una settimana di manifestazioni e serate che hanno fatto da cornice a questo evento che celebra in uno speciale "museo itinerante" storia, tradizioni, ambienti, costumi, gastronomia, mestieri del territorio recoarese. Ai numerosi spettatori che prendono d'assalto Recoaro, in occasione della Chiamata di marzo, si presenta un continuo fluire di piccoli e succosi pezzetti di storia locale: ogni carro, curato nei minimi particolari, ha evidenziato la bellezza, i particolari, l'originalità di usi, costumi, ambienti, attrezzi, abbigliamento, cibo, giochi di un tempo. La fedeltà con cui viene riproposta al pubblico la vita del passato rappresenta una delle caratteristiche peculiari dei carri che sfilano a Recoaro e necessita di passione e impegno da parte degli abitanti di ogni zona e contrada che, ogni due anni, allestiscono questo speciale museo etnografico, conservando gelosamente, di generazione in generazione attrezzi, vestiti, utensili e quant'altro rimane "a riposo" nelle soffitte per fare la sua ricomparsa ogni due anni sulla scena della Chiamata. Così, come un tempo da una contrada all'altra i recoaresi dopo l'isolamento invernale (e il territorio montuoso e impervio non favoriva certo i contatti nella brutta stagione abbondantemente innevata), con "corni", "snatare", "recubele" si chiamavano salutando la bella stagione che portava con sé il rinnovo della vita, anche oggi i recoaresi, in una grande festa che coinvolge l'intera comunità, celebrano la rinascita in uno speciale "canto" e rumoreggiare collettivo prodotto proprio da quegli stessi strumenti del passato. Rende grande questa manifestazione anche il contorno che le fa da cornice: vetrine che mettono in mostra pizzi, merletti, attrezzi, giocattoli, momenti di vita passata immortalati in foto ingiallite; una mostra fotografica sul glorioso passato turistico recoarese e sulle edizioni ormai storiche della Chiamata di marzo (agli inizi del '900); alunni delle scuole che compiono ricerche e intervistano nonni e anziani per ricostruire un tipico giorno di scuola del passato e i giochi fatti nell'aia, "soto el portego" o in stalla durante il filò; carri curati e guidati, in molti casi, da giovani che riscoprono, attraverso la preparazione della festa, l'amore per le proprie radici storico-culturali. Anche in questa 14^ edizione della Chiamata di marzo ogni gruppo, nel tema rappresentato, ha riportato in vita veri e propri ambienti ricostruiti secondo l'originale architettura: dalla casara, col formaggio prodotto sotto gli occhi della gente, al maiaro (il fabbro); da "far su el mas-cio" alla "cusina del montanaro" con gli "gnochi co la fioréta" e la polenta cotta nel "caljero" sopra il caminetto; da "nar par rane", alla fumante "carbonara"; dalla "miniera de la scarte" alla "vaca mora", per lungo tempo quasi unico mezzo di trasporto e collegamento tra Recoaro e Valdagno. Non sono mancati i temi legati alla peculiarità del territorio: il lavoro della legna, dei campi, il ritrovo intorno alla fontana, gli sport invernali e i giochi dei più piccoli; il ricordo di figure leggendarie come le notturne Anguane mezze streghe e mezze fate, e dell'orco e dell'orchetto, esseri spaventosi e misteriosi dei boschi. Un accenno anche al valore turistico di Recoaro e delle sue acque minerali già nel passato con "la Fonte Giuliana" frequentata da ricchi ed eleganti turisti, e con il gruppo dei "lustrascarpe". E poi le "ostarie" con bevande e manicaretti prelibati, cotti secondo le antiche ricette; i primi alunni dell'asilo infantile sorvegliati dalle suore del gruppo "Boce e moneghe" e persino "Virgilio Trettenero astronomo", tipico esempio della vivacità intellettuale recoarese.

La storica rappresentazione portata in scena da più di mille figuranti e oltre 60 carri nella Chiamata di marzo ha avuto la sua ideale conclusione nell'immancabile rogo de "l'omo de paja", facilmente identificabile con l'inverno e le sue difficoltà, sconfitto dal fuoco e dall'arrivo della primavera che segna l'inizio di una nuova, bella stagione, in linea con la tradizione storico-culturale di questa usanza che, dopo varie vicissitudini (gli Austriaci per esempio, secondo un'ordinanza del 1818 volevano vietarne lo svolgimento, considerando pericolosi per l'ordine pubblico i chiassosi "villici attruppamenti" in cui, nottetempo si salutava l'arrivo del mese di marzo) è rifiorita a partire dal 1979, organizzata da uno speciale "Comitato per la Chiamata di marzo" e sempre ben riuscita grazie all'impegno e alla dedizione dell'intera comunità recoarese.