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Via Ferdinando Dissegna
Intitolare una strada ad un concittadino è cosa certamente importante per una città. Significa specchiarsi nella sua opera o riconoscersi nella sua storia. Significa essere orgogliosi di un uomo che ha saputo esaltare il nome della città in cui è nato o dalla quale è partito.
A Romano non sono moltissimi i nostri concittadini ad avere una strada intitolata. Escludendo per praticità i parroci, si tratta di don Eliodoro Farronato, Vincenzo Ferrari, Antonio Pasinato, Girolamo Bortignon (che ha una piazza), don Gaspare Zonta, i fratelli Moretto, Edoardo Velo, oltre ai fratelli di Ezzelino (ma lui, il Tiranno, non ha neppure un vicolo), Alberico e Cunizza. Sono uomini (solo una donna, avete notato?) di chiesa, di medicina, di scuola, di guerra. Sono esempi di illustri romanesi della cui vita la comunità si fa vanto, ed è bello essere orgogliosi dei propri padri. Tra questi padri, titolari di una strada, a Romano (in una laterale di viale Europa) c'è anche il Colonnello Ferdinando Dissegna.
Dissegna nasce a Romano d'Ezzelino il 23 maggio 1892 da una famiglia di contadini. Volontario nella Grande guerra percorre tutta la carriera militare. Insignito di Croce al Merito al termine della guerra decide di rimanere nell'esercito come ufficiale. Il 9 giugno 1921 sposa Maria Musso di Domodossola. Il 24 agosto 1935 parte per l'Eritrea in qualità di ispettore delle batterie legionali della 1a Divisione CC.NN.-«23Marzo» comandata da Filippo di Savoia-Genova. Durante la campagna d'Africa viene promosso Maggiore per meriti di guerra. Filiberto di Savoia-Genova nel suo libro “La prima Divisione CC.NN; 23 marzo implacabile” elogia il 1° Capitano Dissegna, comandante le batterie di Camicie Nere. Nel settembre 1936 è comandato presso il Ministero dell'Africa Italiana come regio Residente di Quorum - Commissariato di Macallè - con compiti di polizia militare contro il ribellismo etiope. La guerriglia abissina era agguerrita e non dava tregua alle truppe italiane e il Dissegna doveva continuamente intervenire per reprimerla. Qui colleziona medaglie: croce di guerra al valore militare in A.O. Gabat Calaminò, 20 gennaio 1936, Medaglia di bronzo al valore militare a Tzaghesghi, 16-23 marzo 1937, Medaglia d'Argento, a Mai Ceu-Nevà, 18-25 settembre 1937 ed insignito dell'Ordine Coloniale della Stella d'Italia. Il 28 ottobre 1937 rientra in patria ma nel dicembre dello stesso anno parte per la Spagna: “Volontario in servizio non isolato all'estero per tempo indeterminato nel Corpo Truppe Volontarie C.T.V.”. Promosso tenente Colonnello per merito di guerra nella Guerra di Spagna, Gennaio 1938-Marzo 1939, riceve anche la Croce di guerra al valore militare sul Fronte dell'Ebro, Marzo-Aprile 1938. Fu pure decorato della: Cruz Roja del merito Militar, Cruz de Guerra e Spanienkreuz. In Spagna rimane sino alla primavera del 1941. Nell'agosto del 1941 viene trasferito al Comando Superiore FF.AA. Africa Settentrionale ed assegnato al Corpo armata Manovra - C.A.M. -. Qui non avrà modo di mettersi in luce come già era riuscito a fare perché il 1° dicembre del '41 viene ferito alla testa da un bombardamento, in una località poco lontana da Bir el Gobi. Morirà il giorno dopo, martedì 2 dicembre. Gli venne conferita una nuova medaglia, stavolta alla memoria. Sulla motivazione si leggono queste parole:
“Tenente Colonnello raggruppamento esplorante del C.d'A.di manovra. Al comando di un raggruppamento di batterie volanti montate su automezzi di nuova formazione, trasfondeva nei suoi sottoposti la propria appassionata anima di combattente, la più assoluta fede nel successo. Nel corso di un lungo periodo combattivo, accoppiando competenza tecnica e personale valore, conduceva più volte il suo potente complesso alla vittoria infliggendo al nemico severe perdite. Mortalmente colpito alla testa, all'ufficiale medico che lo assisteva, stoicamente dettava il suo testamento di combattente prima di spirare: “Dite ai miei soldati che continuino a compiere sino all'ultimo il proprio dovere. La vittoria sarà nostra. Desidero essere sepolto insieme con i miei artiglieri”. Venne seppellito nel piccolo cimitero di Bir el Gobi con gli altri artiglieri, come lui aveva voluto. Intitolare una strada ad un concittadino, si diceva, significa specchiarsi nella sua opera o riconoscersi nella sua storia. Se si accetta questo assunto allora la figura di Dissegna sembrerebbe andare a cocciare contro lo stesso gonfalone del comune, decorato al valor militare per meriti Partigiani. Non si tratta di formalizzarsi sul colore di una divisa ma di capire. Capire se una medaglia alla memoria sia più importante di un'idea, e soprattutto quale idea il Comune di Romano voglia sentirsi orgoglioso di testimoniare.
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