Premio Giornalistico Alfio Menegazzo


 

Passate Edizioni - 2005 - Articoli: Caterina Colucci

 

Ore 19 va in scena lo spritz

Mestre
 Provate a mescolare un terzo di inquietudine, un terzo di desiderio di
incontrarsi ed un terzo di tendenza modaiola. Agitate un po' prima dell'uso,
aggiungeteci un po' di snack e stuzzichini e verrà fuori quello che tutti
chiamano spritz. Perché la nota bevanda, il cui nome deriva, secondo una
delle tesi più seguite dal verbo tedesco "spritzen" che significa spruzzare,
è diventata una vicenda da psicologi ed antropologi. Ed anche chi non lo
ammette e "sprizza" esclusivamente per piacere, sa che dentro quelle quote
di vita c'è una filigrana dello stare sociale. Sempre più ragazzi, giovani,
uomini e donne dai trenta ai cinquanta-sessant'anni, si danno appuntamento
ogni sera alle 19-19.30 per celebrare una sorta di rituale. Un'occasione di
incontro, un momento di aggregazione che si perpetua ormai da tempo con
immutata regolarità e che sta dando vita anche ad un fenomeno di tipo
commerciale. Sempre maggiore, infatti, la sponsorizzazione a livello
nazionale dei liquori, l'Aperol in particolare, utilizzati per preparare il
noto aperitivo accompagnato da un oliva e una fetta di limone o d'arancia,
diffuso ormai in tutt'Italia e non più soltanto nel Nordest. Proprio qui,
infatti, lo spritz affonda le sue radici, avendo trovato le sue roccaforti a
Venezia, a Padova, a Treviso, a Trieste e in Friuli dove lo spritz era acqua
e vino, benché la vera città di origine sia il capoluogo lagunare. Non è un
caso che venga denominato anche "spriss" e non di rado "sprissetto", a
testimonianza dell'amore della popolazione veneziana verso qualcosa di cui
"rivendica" la paternità.
LA RICETTA
La ricetta? Di certo è composto da vino bianco, in genere prosecco, e acqua
(o selz), per il resto ci si affida alla creatività del barista che lo
prepara o alla propria. La composizione tradizionale prevede l'aggiunta alla
base descritta di Aperol, Select o Bitter. Possibili, anche se poco
richieste, altre combinazioni come quella con il Cynar ed altri tipi di
alcolici, purché il risultato finale rientri come cromatismo in un
qualsivoglia di "rosso" e purché siano rispettate le proporzioni di recente
seguite dai baristi: un terzo di vino, un terzo di acqua, un terzo di
liquore. Considerando che il prosecco ha circa 12-13 gradi, l'Aperol 11, il
Bitter Campari 25, il Select 17 e che l'acqua non influisce minimamente
sulla gradazione alcolica, è facile fare due conti: uno spritz può avere tra
i 12 e i 19 gradi. Aumentando poi, anche di poco, le dosi di alcolici
utilizzate può superare i 20. Stomaco vuoto, due bicchieri concentrati, in
genere di abbondanti dimensioni, l'aperitivo veneziano viene di solito
servito in Bormioli Rocco stile osteria, la ripetitività del rito e
l'equilibrio comincia a vacillare. Una situazione per il momento rara, ma di
fatto verificatasi in alcune città creando problemi di ordine pubblico e
oggetto di studio da parte di alcologi e psicologi, perché di fatto
potenziale viatico di casi di etilismo.
DOVE ANDARE
A Mestre e Venezia le abitudini spritzaiole si configurano esclusivamente
come una moda sempre più seguita dai giovani, perché per gli esperti lo
spritz non è una novità ma era e resta una tradizione. La città pullula di
locali vecchi e nuovi dove celebrare il "rito". Dal classico "baretto" dove
uno spritz costa 1 euro e trenta, un euro e mezzo, ai posti più raffinati
dove il costo sale fino ai tre euro e mezzo, specie nei casi in cui il
locale, seguendo una tendenza tipicamente milanese, offre ai clienti
cicchetti, primi e secondi piatti.
Non c'è che l'imbarazzo della scelta: a MARGHERA percorrendo via Fratelli
Bandiera parallelamente al cavalcavia si prospettano tre possibilità. Il
nuovo "dinning room" gestito da Fabio e Nicola vagamente riecheggiante il
Buddha Bar di Parigi, il vicino Bar Principe di Claudio e Davide Burelli
recentemente ristrutturato e di seguito Al Vapore dove da quasi due mesi il
martedì-mercoledì e giovedì si sprizza a suon di musica jazz & reggae. Qui
la giovane barista Elisabetta oltre ai tradizionali spritz offre anche
alcune varianti al tema, come la CaipiAperol , una Caipirinha con l'aggiunta
di una dose del noto liquore aranciato. Se invece cercate ritmi più
"battenti" e musica da discoteca sparata, la soluzione è lo spritz
domenicale al Molocinque sempre a Marghera, locale della società Blunotte
gestito soltanto per il rituale spritzaiolo dall'associazione Ultraclub.
Spostandosi verso CARPENEDO i posti dove sprizzare non mancano: il Fral, il
lounge bar in piazza a Carpenedo gestito da Francesco Dall'Ora e il Vittoria
Pub di Andrea ed Evelina in via San Donà, specie il fine settimana dalle 19
in poi accolgono puntualmente frotte di spritzaioli. Impossibile poi
dimenticare i locali del CENTRO MESTRINO dai raffinati lounge bar come il
Napa capitanato da Gianluca Vulcano e Michele Bevilacqua in piazzetta Coin,
o lo Zen Cafe in via Torre Belfredo gestito da Andrea Chiappa, all'Osteria
Legrenzi di Roberta e Nicola nell'omonima corte tutta in legno con travi a
vista, allo storico Al Calice in piazza Ferretto, ai vicini Bar Italia, Bar
dell'Orologio e Proseccheria.
«Sono anni che consumo e mi godo lo spritz», dice il pittore Luigi
Voltolina, mentre brinda con l'amico fotografo Diego Landi. «Lo considero
prima di tutto una tradizione e poi un'occasione piacevole per spezzare i
ritmi di lavoro che spesso si protraggono fino a tarda notte».
DA TRADIZIONE A FENOMENO
Eppure nessuno di quelli che beveva lo spritz dieci-vent'anni fa avrebbe mai
pensato che questa moda-tradizione potesse diventare un vero fenomeno
meritevole di citazioni giornalistiche e mediatiche. Proprio così perché da
circa quattro anni esiste pure un sito: www.spritz.it frequentato da oltre 10mila iscritti. I

cosiddetti spritzini chattano, si scambiano messaggi, organizzano meeting necessari anche

alla web generation per socializzare ed avere un contatto fisico. E non basta: gli

spritzini on-line si raccontano anche attraverso i blog, sorta di diari virtuali che permettono di lasciare foto,

filmati, messaggi firmati dai “blogger” utilizzando dei nickname, soprannomi per mantenere l'anonimato.

 

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