Premio Giornalistico Alfio Menegazzo


 

Passate Edizioni - 2005 - Articoli: Lorenzo Fazzini

 

Reportage / Una nazione in bilico tra progresso e sottosviluppo  

Georgia Cattolici nella terra di Stalin

 

Venticinque comunità

presenti nel Paese,

un vescovo e una Chiesa

fortemente impegnati

a interagire con una società

ancora in piena crisi

post-sovietica…

Le difficoltà e le speranze

del dialogo con la Chiesa

ortodossa locale che teme

ancora il confronto

con la modernità

 

È un «piccolo gregge», numericamente esiguo, ma spiritualmente tenace e attivo, quello della Chiesa cattolica in Georgia. Venticinque le comunità presenti in questo lembo del Caucaso. E un parroco cattolico è al servizio di alcune decine di fedeli nella città natale di Stalin, Gori, dove rimane in piedi – unica in tutta l'ex Urss – la statua dell'ex dittatore. Ma la Georgia vanta anche un altro unicum : la chiesa cattolica di San Pietro e Paolo, nella capitale Tbilisi, la sola, fuori dalla Russia, rimasta aperta durante i 70 anni di ateismo sovietico, grazie al coraggio di un sacerdote polacco, padre Adam Ochal. Entrare oggi in questa chiesa, dove grandi foto ricordano la storica visita del Papa nel 1999, permette di rendere omaggio a quella schiera anonima di testimoni che hanno professato il loro credo anche in tempi di ateismo di Stato.

I segni del passato sovietico si vedono ancora. Entrando in Georgia dalla vicina Turchia ci si imbatte subito nella città di Bitumi: un tempo fiorente località turistica frequentata dai «papaveri» di Mosca, ora giace trascurata, tra le coltivazioni di tè che abbondano in questa zona dal clima subtropicale. Nelle vicinanze di Kutaisi, nel centro del Paese, la più grossa industria siderurgica del Caucaso sovietico è ridotta a un ammasso di ferrovecchio. Gli anziani tirano avanti con pensioni da fame: 17 lari al mese (l'equivalente di 8 dollari), quando un chilo di zucchero costa 2 lari e il pane 1 laro. La corruzione resta ancora una piaga endemica, nonostante il giro di vite del presidente Mikhail Saakashvili, in carica dal novembre 2003. Spesso del malaffare elevato a sistema ne fanno le spese gli stranieri: ad ogni posto di blocco si viene fermati e tartassati da insistenti richieste di mazzette.

Ma non è solo la crisi post-sovietica a preoccupare i cattolici di Georgia. Da qualche tempo i vertici della gerarchia ortodossa sono scossi da forze fortemente conservatrici, con inevitabili riflessi sul piano dei rapporti con la Chiesa cattolica. Episodi singoli, fors'anche marginali, ma che se inseriti in un quadro più ampio danno l'amara sensazione che la Chiesa ortodossa georgiana rischia di diventare ostaggio di un'avversione contro i non ortodossi, fomentata da frange oltranziste. Tali sentimenti derivano – spiega l'amministratore apostolico dei latini del Caucaso, mons. Giuseppe Pasotto – «dalla mancanza di cultura e di conoscenze adeguate». Il fanatismo religioso di alcuni, in altre parole, si nutre di ignoranza e semina inimicizia.

Incontrando i cattolici di Georgia, la sensazione è di preoccupazione diffusa. Famoso è rimasto l'incidente diplomatico dell'ottobre 2003, quando una serie di manifestazioni di piazza contro la Chiesa cattolica indussero l'ex premier Shevardnadze a non firmare il promesso riconoscimento giuridico della Chiesa cattolica. Proprio al momento della firma, il governo georgiano comunicò al rappresentante vaticano, l'allora segretario per i rapporti con gli Stati, card. Jean-Louis Tauran che, causa l'esplicita opposizione della Chiesa ortodossa, l'accordo non sarebbe stato siglato. Alla guida delle proteste in strada un gruppo di monaci ortodossi e il vescovo Zenone di Dmanisi, autore di durissimi pronunciamenti contro Roma.

Ebbene: a leggere gli appelli di alcuni esponenti ortodossi – ad esempio il vescovo di Bitumi, Dimitri – colpiscono e amareggiano i toni delle accuse e i clamorosi errori storiografici con i quali si motiva l'avversione alla presenza cattolica in Georgia. «Purtroppo - commenta mons. Pasotto - in Europa l'immagine dell'ortodossia georgiana viene influenzata da questi fatti e dall'operato di persone non equilibrate. Un'ingiusta rappresentazione della realtà, che mi fa piangere il cuore per il tradimento verso questa terra e i suoi cristiani che amo, da quando - più di dieci anni fa – ho messo piede qui.

L'episodio citato è sintomatico dell'involuzione che rischia di subire l'ortodossia. I segnali preoccupanti non mancano: di recente, due preti polacchi di Bale, sul confine con la Turchia, «rei» di essere andati a fare visita ad alcuni cattolici in un villaggio ortodosso, hanno ricevuto minacce di morte da parte di fanatici.

Ma il clima potrebbe, fortunatamente, cambiare: un gruppo di sacerdoti «riformisti», insoddisfatti della piega anti-moderna e anti-ecumenica assunta dall'ortodossia del Caucaso, pare stia per attuare una «rivoluzione delle rose» in seno alla Chiesa georgiana. Una sorta di replica in chiave ecclesiale del cambiamento politico avvenuto a novembre 2003, quando l'ex presidente Shevarnadze è stato spodestato da una sommossa denominata appunto «rivoluzione delle rose» (dal fiore che i rivoltosi portavano al momento dell'occupazione del Parlamento).

Kutaisi è la seconda città del Paese, con i suoi 250 mila abitanti. Qui i cattolici hanno ricevuto dai fratelli ortodossi l'ultimo rifiuto – in ordine di tempo – di vedersi restituire le loro chiese confiscate dal passato regime comunista. Non potendo rientrare in possesso delle vecchie chiese, i cattolici georgiani, ne hanno costruite due ex novo : una, a Bitumi, inaugurata in occasione del Giubileo del 2000; l'altra, ad Akalsheni, piccolo villaggio a una ventina di chilometri da Kutaisi. Andandoci in automobile, in compagnia di padre Carlo De Stefani, che cura questa comunità cattolica, si entra nel cuore della Georgia profonda, dove la povertà dei centri rurali - segnati da disoccupazione, sfiducia della gente - testimonia di un Paese che resta in bilico fra progresso e sottosviluppo e che, pur desiderando l'Europa, rimane ancora attanagliato da sacche di povertà endemiche.

La distanza fra ortodossi e cattolici nel Caucaso non si misura solo sugli edifici sacri, ma anche su una questione cruciale come il battesimo: «Non è facile vivere l'ecumenismo con una Chiesa che non riconosce la validità del tuo battesimo, come avviene con quella ortodossa georgiana oggi», afferma mons. Pasotto. Che per resta convinto di una certezza: solo la strada del dialogo è la via per agire secondo quel motto che si è scelto (« Ut unum sint» ), una volta consacrato vescovo nel 2000. Pasotto si mostra ottimista: «È nel campo caritativo, della pace e della solidarietà che il dialogo diventa più facile. Dobbiamo insistere su questo e favorire incontri di base, tra fedeli e sacerdoti, ora che quelli ufficiali si sono un po' raffreddati».

Più roseo il futuro dei rapporti fra ortodossi e cattolici nel Caucaso appare dalle parole del nunzio apostolico, mons. Claudio Gugerotti: «Noi speriamo che il clima fra le due Chiese torni a essere sereno come era una decina di anni fa. Il dialogo e l'incontro, qui in Oriente, avvengono soprattutto fra persone, e non primariamente fra istituzioni», rimarca il nunzio. «La conoscenza e la stima fra individui possono essere decisive».

Proprio nell'ottica di un più efficace e autentico incontro con la tradizione locale, un attempato ma sagace religioso si è lanciato in un'avventura culturale di tutto rispetto. Padre Luigi Mantovani, stimmatino, per molti anni preside di una prestigiosa scuola di Verona, a metà anni Novanta – facendo la spola in estate fra Italia e Georgia – si è cimentato nella stesura della prima grammatica italo-georgiana, con tanto di audiocassetta e libro per gli esercizi. Ultimata la fatica, padre Mantovani nel 1998 si trasferito in pianta stabile a Kutaisi per iniziare la monumentale opera di un vocabolario italo-georgiano: un totale di 25 mila voci, ormai pronto per la stampa: «Ho impiegato quattro anni di lavoro, ma finalmente l'ho terminato», afferma soddisfatto mentre ci mostra sotto la fioca luce di una pila i fogli del suo dizionario che ingombrano il tavolo da lavoro.

La presenza dei religiosi stimmatini (in buona parte provenienti da Verona) si colloca nel servizio alla Chiesa cattolica locale, in vista di una sua piena maturità dopo la rinascita della presenza cattolica nel 1993, avvenuta con l'invio del primo nunzio, mons. Jean-Paul Gobel. L'amministratore apostolico Pasotto ha aperto nel 2003 il seminario diocesano a Tzerovani, 20 km da Tbilisi: «Per noi è il segno di un cammino fatto, di una crescita di Chiesa che non è numerica, ma di identità e consapevolezza». In formazione sono una mezza dozzina di seminaristi: nel miscuglio di lingue e di etnie, questi chierici danno già un'idea palpabile di quanto questo Paese sia cerniera fra Occidente e Oriente. C'è un ragazzo ebreo, profugo dell'Abkhazia (la regione nordoccidentale, ancor oggi nella morsa della guerra civile), due armeni, un russo. Tre soli i georgiani «puri». «Questi ragazzi hanno tutte storie particolari. C'è chi è venuto alla fede in maniera personale, attraverso una vera e propria conversione; chi ha vissuto l'esperienza della guerra civile e dell'esilio dalla propria casa; chi ha alle spalle una famiglia cattolica», sottolinea don Mauro Bozzola, responsabile della formazione dei futuri preti. Dopo essere stato vice-rettore del seminario della diocesi scaligera, don Bozzola è stato «prestato» alla Chiesa georgiana per alcuni anni.

Nello stesso stabile del seminario, assediato da continui salti black out, si sta per ultimare la realizzazione di un centro di spiritualità che sarà uno spazio per l'approfondimento biblico e spirituale. La formazione dei futuri sacerdoti georgiani si tiene nello Studio teologico Saba , a Tbilisi, ed è diretta da un sacerdote francese, padre Pierre Doumulin, con trascorsi in Russia (ha insegnato a san Pietroburgo e Mosca – cfr M. M., aprile 1995, pp. 61-63 ). Da poco è rientrato in patria l'unico prete cattolico georgiano, don Zurab Kakachishvili, finora in Polonia per studi; ora è parroco di Akalkizizhe, al confine con la Turchia.

Un'altra istituzione importante per la vita della Chiesa cattolica nel Cauoca, fortemente voluta da mons. Pasotto, è il Centro per la famiglia di Kutaisi. Oltre al supporto pastorale, qui vengono offerti i corsi di regolazione naturale della fertilit grazie all'Istituto internazionale per la conoscenza dei metodi naturali. La direttrice del centro, Lali Ciarkviani, ha studiato due anni in Italia e ora si divide fra Kutaisi e Tbilisi per tenere lezioni a una trentina di donne, che in futuro saranno anch'esse insegnanti dei metodi naturali. Un'urgenza sociale, quella dsi educare a una sessualità consapevole, spiega la Ciarkviani: «In Georgia l'aborto, anche se illegale, è molto diffuso. In ospedale basta scucire 17 lari (6 euro) a un medico compiacente».

La carità concreta e fattiva è un altro tratto della Chiesa cattolica in Georgia: la presenza di 5 suore di Madre Teresa e l'ospedale dei camilliani a Tbilisi, nonché l'importante la presenza di Caritas Georgia, sono gli esempi più eloquenti di una solidarietà pratica che si mette a servizio di tutti: la maggior parte dei dipendenti Caritas sono ortodossi; i poveri nelle mense, negli ambulatori o nelle case per bambini vengono aiutati senza alcuna distinzione di confessione religiosa. «Quando nel 1993 partii per Tbilisi il Papa mi disse: “Fate tutto affinché i cattolici diventino buoni cattolici, e gli ortodossi buoni ortodossi. Mettetevi al servizio della gente», ricorda padre Witold Szulczynski, salesiano polacco, responsabile della Caritas locale. «Qualche tempo dopo venimmo ricevuto dal patriarca Elia II e gli riferimmo le parole del Papa: se ne compiacque. Di recente lo stesso Patriarca ha riconosciuto pubblicamente che noi aiutiamo i poveri senza guardare alla loro confessione religiosa».

   

Una Chiesa di antichissime origini

 

La comunità cattolica in Georgia affonda le sue radici in tempi lontani (XV-XVI secolo); l'origine si deve all'opera dei missionari francescani. Oggi la presenza dei cattolici non ha più i contorni della missio ad gentes : e come potrebbe esserlo in un Paese che vantava – fino all'inizio del regime comunista – la sede del secondo patriarcato ortodosso in ordine di importanza, dopo Costantinopoli? La Chiesa ortodossa georgiana, infatti, vanta origini antichissime, essendo di matrice apostolica: l'evangelizzazione giunse in questa terra nel IV secolo grazie a santa Nino, discepola di sant'Andrea. E per molto tempo, anche dopo lo scisma del 1054, ortodossi e cattolici mantennero buone relazioni e rapporti fraterni. Nel 1997 le prime avvisaglie di difficoltà ecumeniche: la potente e influente componente monastica ortodossa avesse avuto gioco facile dettare un secco aut aut al patriarca Elia II: la fine della stagione ecumenica o la rottura intraecclesiale. Il capo dell'ortodossia georgiana – già vicepresidente del Consiglio ecumenico delle Chiese – si era dovuto adeguare al diktat per non mettere a repentaglio l'unità della sua comunità. Oggi, tuttavia, tra i semplici fedeli non si registrano problemi: di norma ortodossi e cattolici crescono insieme, ci sono coppie miste che insieme festeggiano le diverse ricorrenze cristiane.

I cattolici attualmente sono 50 mila, su un totale di 5 milioni di abitanti, in larghissima parte ortodossi. In Georgia lavorano 18 sacerdoti di 5 nazionalità diverse e sono attive 6 congregazioni religiose femminili.

 

L'INTERVISTA

“Aiutiamoci a interpretare il nuovo”

 

«Noi cattolici, che abbiamo vissuto la stagione del Vaticano II, dovremmo essere accanto alla Chiesa ortodossa per aiutarla nel difficile ma inevitabile confronto con la modernità. Così che l'ortodossia si apra al nuovo senza commettere gli stessi errori nostri: questo è autentico ecumenismo». Padre Gabriele Bragantini, stimmatino, parroco a Batumi, capitale dell'Adjara, e a Kutaisi, ricopre l'incarico di delegato vescovile per l'ecumenismo.

Come sono i rapporti quotidiani fra cattolici e ortodossi in Georgia?

Nella maggior parte dei casi, la gente non ha sono problemi: cattolici e ortodossi frequentando la stessa scuola e crescono fianco a fianco. Ultimamente, però, soprattutto fra i giovani, c'è il rischio che questa tradizione di convivenza vada persa. Ad esempio, una persona non ortodossa non può sposarne una ortodossa se non diventa lui pure ortodosso. Questo è un grave problema non solo teologico, ma anche pastorale.

Lei è in Georgia da 10 anni: quale bilancio?

Sembra che l'ecumenismo vissuto nel concreto interessi a pochi. Noi in Georgia lo viviamo nella quotidianità, avendo a che fare tutti i giorni con la Chiesa e con i fedeli ortodossi. Ma chi si occupa di ecumenismo, e tiene conferenze sul tema, spesso non prende in considerazione quelli che vivono l'ecumenismo quotidianamente. Non di rado la nostra esperienza viene saltata a piè pari; e questo è un peccato, perché se ne perde la ricchezza. I cattolici che riflettono sull'ecumenismo dovrebbero porsi in ascolto di chi opera e vive in un Paese a minoranza cattolica. Non si può accusare chi opera in terre di minoranza di essere «antiecumenico» perché vive e opera da cattolico. Pure, l'ecumenismo non deve essere visto come un atto «diverso» dalla missione della Chiesa. Forse la paura nasce dal fatto che l'esperienza scompagina le certezze e ci porta le sue novità.

Quali sono, ad esempio, i problemi non affrontati a livello ecumenico?

In primis il battesimo. Nei simposi ecumenici si dà per scontato che tutti i cristiani riconoscano il battesimo cristiano, ma non è così. La Chiesa ortodossa georgiana non riconosce il battesimo cattolico o di altre Chiese. Se un cattolico georgiano decide di entrare nella chiesa ortodossa, viene ribattezzato in modo ufficiale.

L'attuale stagione sembra caratterizzata da un clima difficile…

Oltre alla restituzione delle chiese, a preoccuparci è il sentimento anti-cattolico diffuso: sono stati pubblicati vari articoli sulla stampa, molto pesanti, in cui arriva ad accusare il Papa di voler detronizzare il patriarca Elia II.

Come se ne esce?

Per molti secoli la Chiesa georgiana si è distinta per una grande tradizione di rapporti fraterni con Roma e le altre comunità cristiane. In questi ultimi tempi sono sorte varie difficoltà, speriamo momentanee. Soffro nel vedere una Chiesa apostolica, di grande tradizione come quella georgiana, in balia della chiusura di alcuni fanatici. Gli altri cristiani non possono restare indifferenti alla situazione delicata di questa Chiesa sorella. (g.r.)

 

Saperne di più

 

  • N. Gabasvili, La Georgia e Roma. Duemila anni di dialogo , Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2003.
  • G. Shurgaia, La spiritualità georgiana. Ioane Sabanisze , Roma, Studium, 2004.
  • Peuples du monde , Dossier Georgia, n. 384 novembre 2004, pp. 10-33.
  • Mondo e Missione , Servizio speciale a cura di G. Caffulli, gennaio 2004, pp. 31-46.
  • Mondo e Missione , Servizio speciale a cura di G. Politi, dicembre 1994, pp. 673-688.

 

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