Premio Giornalistico Alfio Menegazzo


 

Passate Edizioni - 2005 - Articoli: Paolo Fontolan

 

Longhin: la forma delle idee

Ad Assisi, a Napoli, a Gubbio, a Parenzo, a Perugia c'è un po' di Cavarzere ad abbellire diversi luoghi significativi. Il merito è dello scultore Giorgio Longhin, la cui opera è stata in questi anni sempre più conosciuta ed apprezzata. Longhin è nato a Cavarzere nel 1954 ed ha iniziato la sua attività artistica negli anni Settanta, apprendendo l'arte della ceramica presso l'antica bottega di ceramica “Capuani” di Este. Ha poi frequentato a Venezia la Scuola Internazionale di Grafica con Enzo Di Martino e Nicola Sene e, presso l'Accademia di Belle Arti di Venezia, la Scuola Libera del Nudo con i maestri Vittorio Basaglia e Luciano Zarotti. Nel 1988 conosce il celebre maestro Remo Brindisi che tra l'altro dell'opera di Longhin scriverà : “La sua scultura risulta moderna perché esce spedita, autenticamente ispirata dall'uomo” . Da allora ha partecipato a numerose manifestazioni nazionali ed internazionali conseguendo numerosi premi e riconoscimenti. Ha realizzato inoltre numerose opere pubbliche a carattere sacro e civile, alcune delle quali nel cavarzerano; ricordiamo a questo proposito il monumento in memoria di Domenico Paneghetti, che si trova pure nella piazza di Boscochiaro, il monumento al Donatore che si trova nell'omonima piazza cavarzerana e soprattutto il grandioso rilievo raffigurante il patrono S. Mauro che si trova sul frontone del duomo di Cavarzere. Nel 2000 ottiene un grande successo di pubblico e di critica con la personale realizzata alla Galleria del Cantico presso la chiesa di S. Damiano ad Assisi, in cui l'artista comincia la propria riflessione sulla figura di S. Francesco, un filone che, come vedremo, sarà estremamente fecondo negli anni a venire, a cominciare da un'altra personale, realizzata nel 2001, presso un altro luogo-simbolo del francescanesimo e della cristianità come la basilica di S. Maria degli Angeli. Il 24 gennaio 2002, in occasione della visita del papa ad Assisi in occasione della giornata per la pace, i frati della Porziuncola decidono di donare al Santo Padre proprio un'opera di Longhin, che l'artista ha l'onore di consegnare personalmente al pontefice. Nello stesso anno realizza la scultura in bronzo “Francesco e l'angelo” che viene collocata sulla facciata della chiesa del Farneto presso Perugia, riscuote un gran successo con una personale presso il complesso museale di S. Chiara a Napoli (nel quale rimarrà la grandiosa statua dal titolo “Francesco abbraccia il mondo”. Nel 2003 realizza il reliquiario in bronzo dorato utilizzato per la peregrinatio in tutto il mondo delle reliquie di S. Chiara in occasione del 750° anniversario della sua morte ed il tabernacolo in bronzo dorato policromo posto nel coro delle Clarisse della basilica di S. Chiara ad Assisi, nonché una scultura in bronzo raffigurante S. Mauro posta nella Basilica Eufrasiana di Parenzo, in Croazia. Nel 2004 torna ad esporre a S. Damiano, con una mostra sulla figura di S. Chiara, tra cui spiccano la scultura in bronzo di “S. Chiara e il crocefisso” (che oggi si trova a S. Damiano) e alcuni tondi raffiguranti episodi della vita della santa. Il 2005 sarà in gran parte dedicato ad un'altra opera destinata ad essere ammirata da un vasto pubblico. Si tratta di una statua in marmo di mons. Giovanni Battista Piasentini, vescovo di Chioggia dal 1954 al 1976, che sarà collocata nel coro della cattedrale della città lagunare.

Fin qui la produzione “pubblica” dell'artista cavarzerano, che è quella per forza di cose più conosciuta dal pubblico. A questa va però aggiunta la vastissima produzione (sia scultorea che pittorica) non destinata alle opere pubbliche, che però è ugualmente apprezzata nelle numerose mostre realizzate in Italia e all'estero. Si tratta di due filoni aventi ognuno caratteristiche proprie ma non certo contrapposti, ma che anzi si alimentano ed arricchiscono reciprocamente, facendo di Giorgio Longhin un artista poliedrico e … a tutto tondo.

 

Qualche domanda

 

Com'è iniziata la sua esperienza di artista?

“Non credo che ci sia stato un momento preciso in cui ho cominciato a fare arte. Fin da ragazzo ho avuto delle buone doti di manualità e ho sempre cercato di dare forma alle idee che mi venivano. Ho cominciato costruendomi spesso, da bambino, i giocattoli come li volevo io, mi costruivo oggetti anche di uso comune. Poi questo dare forma alle idee un po' alla volta è diventato arte, espressione anche del mio mondo interiore, ma questo è avvenuto un po' alla volta, quasi senza che me ne accorgessi. Poi ho affinato le tecniche con un'intensa attività di studio, dall'Accademia delle Belle Arti alla Scuola libera del nudo alla Scuola internazionale di arte grafica”.

 

Come definirebbe il suo stile?

“Lo stile della mia scultura può essere definito come figurativo moderno, in cui le figure sono solo il ‘pretesto' per esprimere qualcosa. Diverso è il caso dell'arte sacra o destinata ad opere pubbliche, in cui lo stile deve necessariamente essere più figurativo-narrativo perché il messaggio deve essere colto immediatamente ed univocamente da tutti. Per quanto riguarda la pittura, la mia è molto materica, anche se la figura è spesso rarefatta se non nascosta quasi tra altri simboli. E' uno stile quasi simbolista, in cui gli elementi vogliono evocare idee e pensieri”.

 

Nella sua arte però ha un peso rilevante la dimensione pubblica e soprattutto sacra. In particolare negli ultimi anni la sua produzione si è molto concentrata sulle figure di S. Francesco e S. Chiara…

“E' una cosa iniziata con una serie di coincidenze, praticamente un passaparola tra committenti. Ma devo dire che queste due figure mi hanno veramente appassionato. Per realizzare queste opere ho studiato, ho approfondito la conoscenza di questi due grandissimi santi. Questo mi ha consentito di realizzare opere d'arte che hanno riscosso successo ma soprattutto una tale esperienza mi ha fatto scoprire molte cose. E' stata una grandissima occasione di arricchimento spirituale”.

 

Qual è stato il complimento più bello che ha ricevuto?

“Io sono molto severo con me stesso e pertanto quando un'opera mi sembra che riesca ad esprimere ciò che avevo in mente la mia soddisfazione personale va al di là dei complimenti che si possono ricevere e che comunque fanno molto piacere. Il fatto che qualcuno abbia visto le mie opere e le abbia trovate adeguate per esempio alla chiesa di S. Damiano ad Assisi ed a tanti altri luoghi significativi è un'attestazione di stima estremamente oggettiva”.

 

La soddisfazione più grande?

“Certamente l'aver potuto consegnare personalmente una mia opera al Santo Padre, è stato un momento di grande gioia e molto emozionante. E poi sapere che le mie opere si trovano in luoghi molto significativi e aiutano tante persone a cogliere il valore di certi luoghi, di certe esperienze e di certe figure. L'arte mi ha portato ad avere esperienze che mai avrei pensato di raggiungere, mi ha messo in contatto con delle realtà che hanno aperto i miei orizzonti, arricchendomi interiormente. E poi sono anche felice di far conoscere il nome di Cavarzere, di portare il senso delle mie radici ovunque ne abbia l'occasione”.

 

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