Premio Giornalistico Alfio Menegazzo


 

Passate Edizioni - 2005 - Articoli: Chiara Voltarel

 

I mille volti del Nordest tra miti e immigrazioni nei libri di Jori e Frigo

Quali e quanti sono i volti di quello che chiamiamo Nordest? Indagare quella che è stata la storia che ci ha portato al presente e ci permettere di riflettere sul domani è ciò che si propone la collana diretta da Edoardo Pittalis “Miti del Nordest”, che dopo i due volumi sui Veneti e sui Friulani, ha affrontato nelle il problema della viabilità e il fenomeno del grande flusso migratorio. Due aspetti di cronaca che vengono raccontati in modi ironico e intelligente scavando nel passato. Così un urlo che si libera tra un ingorgo di veicoli che continuamente occupano le nostre strade è il ritratto che dipinge Francesco Jori nel volume “Prigionieri del Nordest”. Un luogo dove nell'inarrestabile accelerazione, paradossalmente, muoversi è diventata una condanna. Nel prossimo futuro il traffico è destinato ad esplodere con auto sempre più numerose, potenti e con Tir mastodontici. Ma osservando antichi stradari, è sorprendente constare come l'attuale asse viario ricalchi semplicemente i cardi e decumani di duemila anni fa. “All'epoca- spiega Jori- si chiamava X Regio, oggi Nordest dei miracoli, ma mentre i romani in breve tempo costruirono un impianto modernissimo per spostare gli eserciti e sostenere i commerci oggi ci si è limitati ad asfaltare e allargare l'esistente.”

Nel libro affronta i calvari quotidiani del popolo delle quattroruote e descrive i famosi progetti delle grandi opere che dovrebbero poter sollevare l'angusta situazione: il passante di Mestre, la Pedemontana, la Nuova Romea, la terza corsia Venezia- Trieste, la Valdastico sud. La mobilità è un tema decisivo e strategico in un area destinata a divenire snodo tra il Mediterraneo e l'Europa centro- orientale. In uno scenario destinato a peggiorare non possiamo rischiare di trovarci tutti fermi in un colossale ingorgo. “La difficoltà fisica a muoversi - continua Jori- sembra corrispondere all'immobilità delle idee, di guardare al futuro. Resta la speranza di che il Veneto non si riduca ad essere come la Tangenziale di Mestre”.

Altro aspetto del Nordest è stato affrontato da Sergio Frigo in “Noi e Loro”, dove noi sono i nostri antenati che dal 1870, dopo l'unità d'Italia se ne sono andati affrontando quel salto nel buio e affidandosi al destino che li attendeva oltr'alpe e oltre oceano. Un “popolo invisibile” che proprio a causa della lontananza ha con orgoglio difeso il proprio senso di appartenenza nazionale mentre, in patria il modello economico e nuovi ritmi hanno portato radicali trasformazioni costruendo città, industrie per arrivare al mito dei “schei”. Bisognava cambiare e questo ha portato ad allontanarsi dalle radici. Con il dopoguerra e il boom economico, in Veneto arrivano “loro”. Prima i meridionali e negli anni '70 la grande immigrazione con la paura dello straniero. Frigo guarda ai nostri giorni facendo osservare la ricchezza che possono offrire i nuovi venuti: non solo benefici economici e culturali ma soprattutto la restituzione di quei valori che noi oggi abbiamo perduto.

 

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