Premio Giornalistico Alfio Menegazzo


 

Passate Edizioni - 2005 - Articoli: Stefano Vicentini

 

FIGURINE CASALEONESI. C'è sempre stato un legame forte tra il paese ed i calciatori che ne hanno indossato la maglia  

Quando ruggivano i leoni  

Anche il Nizza pagò pegno agli indomabili gialloblù

Se la squadra di calcio di Casaleone potesse raccontare la sua storia tramite le figurine Panini, l'album sarebbe certo ricco di volti significativi. A partire da quelli di Corrado Bissoli -che fra i campionati 1979-'80 e 1992-'93 ha collezionato ben 319 presenze- e Germano Cavallaro -massimo realizzatore di sempre con 88 reti all'attivo dal 1978-'79 al 1984-'85-. Quest'ultimo rifiutò addirittura la Spal per rimanere a Casaleone. Ma non mancherebbero anche tante altre "figurine": Mario Rossato, Vasco Scarpolini, Omero Fazioni, Luigino Fazion, Giovanni Giro, Mario Tollini, Luciano Macor, Franco Cervi, Gianni Gatto, Eros Lovo, Ivano Faben, Sergio Martini, Pietro Menegazzi, Giorgio Galvetto, Ivo Peroni, Paolo Leardini, Sandro Cherobin, Vincenzo Bedoni, Paolo Berardo, Alberto Beppino Cherubini, Paolo Strazzer, Lucio Merlin, Stefano Rossignoli, Dario Maron, Moreno Berardo, Francesco Rando, Paolo Marchi, Luca Brighenti, Paolo Viviani, Patrizio Fazion. Il paese visto dallo stadio offre un panorama di grande feeling tra i cittadini e la società gialloblù, dall'attenzione delle istituzioni e di alcuni grossi imprenditori privati al popolo dei tifosi di tutte le età. Riguardando le formazioni storiche si ritrovano i cognomi tipici del paese, segno che tanti sono cresciuti nel vivaio e per anni sono rimasti fedeli alla maglia della loro cittadina: Cagalli, Tollini, Fazion, Ambrosi, Lorenzetti, Bonfante, Leardini, Merlin, Berardo. Dal punto di vista storico, il 1927 si può considerare l'anno di inizio del calcio locale, mentre è molto curioso il nome della "Mario Braga" per le prime compagini gialloblù, come anche quelli di Juventina, Leoni della Bassa e Cherubini, a ricordo di accorpamenti e precise identità d'altri tempi. Oggi "Leoni della Bassa" piace ancora perché afferma il carattere vincente ed orgoglioso della squadra. Un posto d'onore in questo album virtuale va riservato ad una degli sportivi più conosciuti a livello nazionale: Alberto Malesani, il mister del primo miracolo Chievo e del Verona, che a Casaleone ha disputato un campionato da giocatore, all'epilogo della sua carriera, nel 1986-'87 sotto mister Egidio Ciocchetta. Come centrocampista ha totalizzato 28 presenze e 2 gol. Tra le curiosità tratte da amichevoli e tornei extra–campionato, è da sottolineare che il Casaleone non si è mai risparmiato né in Coppa Veneto né nel "Torneo de l'ovo" che vede in campo i giovani delle quattro contrade del paese per rivivere nello sport antichi campanilismi. Tra le amichevoli prestigiose, si ricordano il confronto con i belgi de La Louviere e i francesi del Nizza: quest'ultima è importante perché si è svolta nel 1962, in occasione dell'inaugurazione dello stadio comunale. Contro una squadra prestigiosa –allora militava in serie B- finì con la vittoria del Casaleone per 1-0 grazie al gol di Chiaramonte. "Anche se i tempi sono cambiati e il modo di vivere il calcio dentro e fuori dal campo non è più quello di una volta –racconta l'attuale assessore allo Sport Giorgio Fazion, altra ex Bandiera locale- la nostra storia è sempre bella da raccontare per il seguito affettuoso che ha accompagnato la squadra in tutti i campionati. Sugli spalti abbiamo sempre visto un tifo caloroso, 300-400 paganti tutte le domeniche. Quando lo stadio è veramente pieno si arriva a 600 posti completi, tanto da farci dire che la struttura non sembra più adeguata. Le ambizioni ci sono, soprattutto oggi. Siamo in Eccellenza, la più alta nella nostra storia, e sogniamo di andare presto in serie D. Le potenzialità per il campionato nazionale dilettanti per noi ci sono tutte, accanto alle brave Sanbonifacese e Cologna, ma ci vuole capacità e fortuna". Parole dette qualche giorno prima della partita contro il Mestre, che ha segnato l'infrangersi del sogno di promozione del Casaleone e l'avvio di una serie di polemiche contro la classe arbitrale e la Federcalcio regionale che ha portato addirittura alle dimissioni di Fazion. Che, fatalmente, non può non andare con i ricordi ai tempi era lui stesso a scendere in campo. "Quando giocavo io non si puntava così alto – spiega. Ci accontentavamo di stare anche in categorie inferiori insieme a Cerea, Legnago, San Giovanni Lupatoto e altri team veronesi. Si gustavano altre domeniche, altre esperienze ed emozioni. Posso dire che per me gli anni migliori sono stati nel 1962-'63, ma mi rifaccio soprattutto alla squadra dei tempi della mia gioventù, mentre potrei benissimo dire che anche in questi ultimo triennio esprimiamo un bel calcio e ci regaliamo grandi soddisfazioni".

Le regole del fotografo professionista in altri tempi erano molto semplici: "Ciapar drento la piaza, tirar su on poca de gente che te guarda, catar el cielo ciaro par far un bel laoro". Col linguaggio d'oggi si tradurrebbe nelle necessità d'avere un campo lungo sul Paese, ritrarre dei soggetti caratteristici e trovare un ambiente luminoso. Nascevano così le cartoline d'epoca dei primi decenni del Novecento con gli scorci più naturali di Casaleone e Sustinenza, dalla chiesa alle scuole, dalla piazza alle vie principali del centro. Il fotografo sapeva che, uscendo di domenica, trovava più facilmente la gente, o in uscita dalla chiesa dopo la messa o seduta sull'uscio di casa e al bar; nelle giornate feriali, invece, s'andava a lavorare e c'erano più raduni nelle "boarie" e nelle campagne che in piazza. L'occhio del fotografo sapeva ingentilire le immagini con metodi naturali: bastava mettere in primo piano qualche bambino per mano col la mamma, eccezionalmente uscita di casa, e la poesia della foto era bell'e fatta. Gli sguardi curiosi di quelle persone davanti all'obiettivo parlavano più di tutto. Piacevano anche gli uomini in bicicletta, magari con una pipa in bocca, o i piccoli alunni delle scuole inneggianti la patria con vessilli tricolore. Per far bella la cartolina, infine, nell'impossibilità di filtri, ritocchi e stampe migliorative, si riquadravano e incorniciavano a mano alcune immagini, disegnando figure geometriche. Ecco quindi la contrada Villa ed il suo asilo infantile (a sinistra) accostati all'immagine di "S.A.R. Principe di Savoia"; la piazza e la chiesa del capoluogo (a destra); uno scorcio di Sustinenza (a sinistra, in basso); il teatro e via Sant'Antonio (a destra in basso).

"Avìo servìo el vecio? Bon! Alora podemo magnàr tuti". La famiglia ritratta a tavola negli anni '50 (a sinistra) e '60 (a destra) mostra la società patriarcale tipica della tradizione contadina: col capofaméja , ossia el vecio , paròn de casa, seduto a capotavola, con accanto i suoi diretti discendenti adulti. Ragazzi e donne di solito stavano lontani da lui, dal momento che i primi non potevano dialogare col vecio che parlava di lavoro e di affari di famiglia, quindi di "cose da grandi"; mentre le seconde si dovevano alzare spesso dalla sedia per andare in cucina e prendere le pietanze da servire a tavola. Il capofameja aveva vicini, dunque, fratelli e figli maggiorenni con cui si tratteneva a discutere con davanti un buon bicchiere di vino. Fuori di casa nei primi del '900 la vita era prevalentemente agricola, organizzata in grandi e piccole boarie di campagna, col padrone che si circondava di qualche uomo di fiducia, il gastaldo - che a sua volta dirigeva e comandava i vari lavori ai contadini. La zona valliva di Casaleone e Sustinenza è notoriamente facile ad allagarsi; ma la foto in alto, sopra il titolo, mostra un carro trainato dal cavallo che attraversa una grande pozzanghera e rappresenta, in realtà, una delle clamorose fuoriuscite del fiume Po a Ostiglia, capace di inoltrarsi fino alla Bassa. Che il territorio da sempre identificato nelle Valli grandi sia solcato da numerosi corsi d'acqua e depressioni del terreno, lo mostra anche un'antica cartina oggi esposta ai musei Vaticani di Roma (in alto a sinistra): sono citati numerosi centri di campagna come Corezo, Macacari, La Borghesana, Sustignenza, Casalauòn, Sanguinè e San Michele.

Fino a pochi decenni fa, le scolaresche soprattutto delle elementari (fino agli anni Sessanta pochi proseguivano con le medie) erano veramente numerose, raggiungendo persino una sessantina di alunni per classe. La domanda, confrontata con l'oggi, viene spontanea: come faceva la maestra a tenerli a bada tutti e favorire l'educazione pedagogica e l'istruzione scolastica? Premesso che molta nostra gente, avanti d'età, ricorda ancora con affetto queste figure come "sante donne", di fatto -come mostra la fotografia qui a fianco- toccava spesso ai più grandi accollarsi la responsabilità di tenere quelli più svagati e distratti. Essere considerato bambino non doveva essere un grande privilegio, visto che già alle scuole si assegnavano compiti di responsabilità che andavano aldilà delle materie, entrando nella pratica quotidiana ."La scuola maestra di vita", insomma: come insegnava don Lorenzo Milani. Il compito era di diventare adulti in pochi anni e l'occasione più naturale era prendersi l'onere di educare i fratelli minori –le famiglie un tempo erano veramente numerose, per cui era facile e frequente veder arrivare in casa un nuovo membro- oppure, appunto, dedicarsi a scuola ad aiutare i compagni meno maturi. Non c'erano, del resto, molti passaggi dalla scuola al lavoro. Anzi: qualcuno era costretto a marinare la scuola per andare a procacciarsi una piccola mancia o un tozzo di pane per vivere tramite piccoli lavori di bottega o nei campi, come garzone o apprendista. Nella scuola erano frequenti queste entrate-uscite che non venivano come oggi severamente appuntate dall'insegnante sul registro. Anche per questo le fotografie in alto ed in basso ritraggono pochissimi grembiulini, anche se si nota una certa uniformità di divise nei ragazzi, come anche di posizioni, di taglio di capelli e persino di timide e curiose espressioni del viso. Era forse la necessità di obbedire al fotografo alla regola di "stare in posa"? O d'assecondare le raccomandazioni di serietà dettate della maestra? Oppure umili semplici volti di ragazzi della prima metà del '900, che rappresentavano una società votata al lavoro e al sacrificio per costruire un po' di ottimismo per le generazioni successive?    

Queste foto d'epoca (provenienti da un archivio privato e gentilmente concesse dall'attuale assessore allo Sport Giorgio Fazion, ex bandiera gialloblù del Casaleone, ritratto nella foto verticale a sinistra) appartengono ai primi anni Sessanta. La squadra in quegli anni navigava in tornei dilettantistici senza grosse ambizioni: ma possedeva lo spirito di gruppo dentro e fuori dal campo che rendeva mitiche tutte le partite, anche quelle non ufficiali. Ne è un esempio il "Torneo de l'ovo", giocato il lunedì di Pasqua e che da tanti anni vede scendere in campo con sano agonismo i giovani che abitano nelle quattro contrade del paese: Roma, Piazza, Capo di sotto e Oppi. La foto sopra il titolo (a sinistra) raffigura la Roma, con lo stemma della lupa che deve aver allattato diversi "gemelli del gol", visto che la squadra ha spesso trionfato. Dall'album spunta, poi, un interessante amichevole coi francesi del Nizza che allora militavano nella serie B transalpina: la gara fu disputata nella stagione 1962-'63 per inaugurare lo stadio comunale del paese. La Rappresentativa casaleonese –che indossò la maglia con lo stemma tricolore- vinse per 1-0 con gol del cereano Chiaramonte. La foto qui sopra mostra l'allenatore Loris Lovo -ex portiere di Bari e Verona- portato in trionfo dai suoi; a sinistra, invece, lo scambio dei gagliardetti prima del fischio d'inizio. Erano gli anni dei vari Gido Patuzzo, Mario Bigardi, Franceco Ambrosi, Cipriano Franzini, Nardo, Parma, Tobaldini. Ma il destino ha voluto in gialloblù anche Alberto Malesani (foto orizzontale a sinistra), che a Casaleone negli anni'80 terminò la sua carriera di giocatore.

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