Premio Giornalistico Alfio Menegazzo


 

Passate Edizioni - 2006 - Articoli: Lorenzo Fazzini

 

ANNIVERSARIO
A cent’anni dalla morte la riscoperta del missionario che per primo esplorò i due bracci del Nilo, divenne il maestro di san Comboni, studiò la lingua denka e fu tra le fonti del concittadino Salgari

Don Beltrame guida di Verne


Il prete-etnografo fu un precursore nel condurre una forte campagna anti-schiavista e «aprire» all'islam

Ammirato da Jules Verne e conosciuto da Emilio Salgari: di don Giovanni Maria Beltrame, esploratore in Africa centrale, etnografo di interessante finezza, linguista sperimentale (a lui si deve la prima grammatica della lingua denka) e, soprattutto, ardente missionario, la nativa Verona celebra i cent'anni della morte, avvenuta l'8 aprile 1906.
Col tempo la figura di questo viaggiatore per il Vangelo - maestro di Daniele Comboni e autodefinitosi «ostinato africanista» - riacquista la statura culturale che gli spetta di diritto. Già, perché si deve a Beltrame uno dei più scientificamente attendibili resoconti italiani di esplorazione in Africa, avvenuta in due viaggi lungo le due grandi «braccia» del Nilo: il primo, sul fiume Azzurro, tra il 1853 e il '55, il secondo su quello Bianco, percorso dal '58 al '61, quando Beltrame fece da guida al giovane Comboni. In questi viaggi Beltrame si era impegnato ad assolvere il compito affidatogli dal suo superiore don Nicola Mazza, fondatore dell'omonimo istituto: «Informati esattamente dei luoghi, delle qualità, degli abitanti».
Un carattere scientifico e pastorale insieme, quello del missionario originario di Valeggio sul Mincio. Seguendo l'avvertenza del suo superiore, che - fedele al motto di portare nel Continente nero «religione e civiltà» - lo aveva così istruito: «Non stabilirti in luoghi dove vi abitino Maomettani o gente d'altra anticattolica religione», ovvero protestanti. «Vi è qui un certo sentimento romantico-ottocentesco, quello per cui si doveva andare in luoghi incontaminati non ancora raggiunti né da esploratori europei né da soldati ottomani», spiega don Domenico Romani, tra i curatori delle celebrazioni per il centenario del Beltrame. «Anch'egli comunque soggiace a un certo spirito eurocentrico, che guarda un po' dall'alto in basso gli africani, secondo la cultura del tempo: ma non certo per dominare, quanto per portare istruzione e sviluppo culturale, oltreché l'annuncio cristiano».
Un incarico che il Beltrame compì con una premura che gli valse una vasta notorietà nell'incipiente mondo geografico ed etnografico di metà Ottocento: Verne, infatti, in un passaggio del suo Cinque settimane in pallone, datato 1863, cita il prete etnografo durante un brindisi in onore dei «130 celebri viaggiatori che si erano documentanti sulle terre africane». E pensare che quando Verne scrive il suo romanzo, Beltrame aveva pubblicato solo una piccolissima parte dei suoi resoconti: vi era stata solo una Relazione dei missionari del '58 e una breve Lettera dall'Africa centrale di tre anni successiva.
Più tarde furono le pubblicazioni con cui egli divenne di diritto uno dei nomi più importanti tra gli esploratori italiani: Il Sènnar e lo Sciangàllah. Memorie il resoconto sull'esplorazione delle terre mai raggiunte da europei o soldati ottomani nell'Africa centrale, è del 1879; 400 pagine con indicazioni etnografiche e geografiche sulla remota regione per raggiungere la quale Beltrame fece oltre 2 mila km da Khartoum. Del 1881 è invece Il Fiume Bianco e i Denka, cui si aggiungono un vocabolario e una grammatica della lingua denka, così spiegati dallo stesso prete viaggiatore: «Ho raccolto 2 mila vocaboli, li ho posti in ordine alfabetico, ho studiato alcune regole di grammatica». Un lavoro che ancor oggi ha il suo valore: lo studioso del cristianesimo africano M.R. Nikkel ha riconosciuto che gli inni liturgici dei cristiani denka attualmente in uso sono scritti in quella lingua che Beltrame forgiò 150 anni or sono.
«Di tutta questa produzione letteraria doveva essere certamente a conoscenza Salgari, veronese come Beltrame, che era ben noto agli interessati ed esperti di letteratura di viaggio del tempo», spiega don Romani. Intanto, al suo stabilirsi definitivo in Italia (1863), Beltrame diventa socio della Società geografica italiana e nel 1876 viene nominato membro del Comitato nazionale per l'esplorazione e la civilizzazione dell'Africa. Riceve anche i meritati, seppur tardivi, riconoscimenti pubblici: nel 1884, davanti alla regina Margherita, il prete-esploratore tiene una relazione sullo schiavismo, intitolata a una figura femminile - Fathìma - che riprende le fattezze della Topsy della Capanna dello zio Tom.
Proprio la passione antischiavista è uno dei tratti salienti del Beltrame: egli grida tutto il suo sdegno per una pratica che stride con il cristianesimo, per il quale «siamo tutti fratelli, figli d'un medesimo padre che è Dio», grazie a quel «Gesù Cristo venuto al mondo per riscattar tutti gli uomini, senza distinzione di colore», scriveva nel suo La schiavitù in Africa in cui aveva parole positive per l'islam sulla schiavitù: «L'Islamismo se non ha condannato e abolito la schiavitù, ne ha per mitigato la condizione, facilitando la liberazione dello schiavo, imponendo al padrone dei doveri verso di lui, e mettendo un limite al suo potere».

IL CONVEGNO
L'«ostinato africanista» ricordato a Verona
Libri, convegni, celebrazioni: così Verona ricorda il centenario di Giovanni Maria Beltrame. Per l'occasione l'editrice Mazziana (tel. 045/912039) ha ristampato «Il Fiume Bianco e i Dénka», resoconto della seconda spedizione del prete veronese, cui prese parte anche san Daniele Comboni. Sempre la Mazziana manda in libreria «La schiavitù in Africa», raccolta di due conferenze sullo schiavismo. Sabato a Valeggio sul Mincio, paese natale del prete, è stata scoperta una targa, mentre venerdì prossimo a Palazzo Erbisti di Verona si terrà un convegno promosso dalla Società Italiana di Geografia sulla statura intellettuale e culturale dell'«ostinato africanista». Infine, il 22 ottobre una messa presieduta dal vescovo Flavio Roberto Carraro ricorderà l'impegno missionario dell'esploratore.