Premio Giornalistico Alfio Menegazzo


 

Passate Edizioni - 2007 - Articoli: Baron Paolo

 
PADOVANI NEL MONDO

{Integrazione? I politici prendano lezioni dagli italiani all'estero}

E' giusto riconoscere la cittadinanza a chi nasce in un Paese
Tuttavia non dimentichiamoci dei nostri emigrati


 BUENOS AIRES. “Io democristiano? Se democristiano significa privilegiare il dialogo, sforzarsi con ogni mezzo per un obiettivo ma non in senso machiavellico, smussare le differenze, considerare la politica uno strumento per mediare, mediare e mediare: beh, sì, allora sono democristiano”.
Il dopo-Pallaro a Buenos Aires è già una realtà.  Augusto Vettore, 43 anni, architetto italo-argentino, sangue padovano nelle vene se la ride. Suo padre Alcide Vettore, orologiaio, morto 12
anni fa a Buenos Aires a 59 anni, era nato a Saonara. I nonni di Augusto, suo padre e i suoi zii, arrivarono in Argentina nel 1952. Tre rimasero: Alcide, Paola e Maria (tutti morti), gli altri tornarono in Italia. Zia Redi Vettore, attualmente abita a Padova via Emanuele Filiberto (“vicino
alla piazza con la rotonda e la colonna con la Madonna”, butta lì Augusto). Gli zii Piero e “Bepin” hanno scelto Verona. “Piero ripara orologi  in volto Santa Lucia, vicino a piazza Bra _ sottolinea Augusto con malcelato orgoglio _ "Bepin" in Argentina riparava gli orologi delle stazioni”.
 Augusto Vettore è il presidente dei Padovani nel Mondo in Argentina da due anni. Un'associazione che vanta circa 400 affiliati contando anche seconda e terza generazione. Vettore è “sceso in politica” dopo 10 anni di lutto. “Quando morì mio padre, non ne volli più sapere dell'associazione _ spiega _ E' stato per me un duro colpo. Poi all'improvviso ho riscoperto la passione per la politica, anche grazie allo zio Luigi”. “Zio Luigi” è Luigi Pallaro, padovano di San Giorgio in Bosco senatore dall'aprile scorso e schierato (ma non troppo) con il centrosinistra: ago della bilancia in Senato. “Ho letto che hanno definito Pallaro un "democristiano" perché nella sua prima intervista dopo l'elezione disse: parlerò con Prodi e con Berlusconi. Dopodiché deciderò da che parte stare”.  
 Dai discorsi di Augusto Vettore sembra naturale l'apparentamento con il centrosinistra, sebbene non si sbilanci mai. Vettore, per altro, democristiano lo è stato davvero. Da ragazzo ha frequentato la federazione della Dc di Buenos Aires. “Ma quello era un modo per trovarci fra italiani _ spiega _ la politica c'entrava poco”. “E comunque democristiano lo sono diventato causa forza maggiore, vivendo con tre donne: mia moglie e le mie due figlie”. Vettore è sposato da più di 16 anni con Silvia Jimenez Colussi, origini friulane (sua madre era di Pordenone). Le figlie si chiamano Maria Vittoria, 16 anni (“era il nome di una nonna”) e Corina (“in onore di una zia italiana”). “Le donne a volte chiedono agli uomini degli sforzi di mediazione che inevitabilmente fanno capire loro che gli strappi non servono a nulla. La mia famiglia è stata una buona palestra per la politica”.
 Augusto Vettore ama l'Argentina. Dopo il disastro post-Menem il più europeo degli stati sudamericani ha ripreso a correre. “A volte fatichiamo a trovare materie prime perché spesso non bastano. Ma qui la situazione non è così disastrosa come può sembrare dall'Italia. Anche se purtroppo la ripresa ha tagliato fuori i ceti medio bassi. Ma chi ha una professione o un diploma ha tutte le chance per uscire dal fango e risollevarsi”. Vettore è architetto. Sua moglie è titolare di un negozio di abbigliamento per bambini in Avenida Cordoba, vicino al quartiere Palermo Soho, punto di riferimento per bohemien e designer di tutto il mondo. L'Italia non è così lontana.
 Per i turisti italiani l'Argentina è molto conveniente. Vige la regola del "4": un euro vale 3,90 pesos. “Un operaio in Argentina guadagna dagli 800 ai 1.200 pesos, la pensione è di 600 pesos, un affitto medio è di 400 pesos _ riprende Vettore _ una cena al ristorante costa dai 20 ai 40 pesos, un pacchetto di sigarette 3,50 euro, un chilo di carne 6,50 euro. Da quello che so il potere di acquisto dell'euro in Italia è molto simile. Anche voi da quello che leggo non ve la passate bene. Anche se qui purtroppo abbiamo inflazione al 20%, disoccupazione al 22% e nel 2001 hanno venduto
tutte le imprese statali per coprire i debiti. L'Italia è economicamente molto più solida”.
 Augusto Vettore sa molto più dell'Italia di quanto un italiano sappia dell'Argentina. Di più: conosce finanche le vicende politiche padovane. “Mia zia Redi appoggiava al 100% il sindaco Destro _ sorride (“ma non lo scrivere”) _ quando viene a Buenos Aires sono discussioni infinite. Tanto che ci siamo detti: quando ci vediamo non si parla di politica”.  La politica però Augusto Vettore ce l'ha nel dna: democristiano, di sinistra, ma non comunista. “Mio padre diceva sempre: dividiamo tutto ma solo una volta. Così mi sta bene. Perché se valgo voglio emergere”. Sangue padovano, sangue veneto. Lo spirito imprenditoriale che scorre nelle vene. “E' giusto lottare per ottenere di più. Ma attenzione in Argentina siamo lontani anni luce dalla mentalità meramente capitalistica. Qui i valori hanno ancora un significato: la famiglia, l'etica del lavoro, l'aiuto reciproco”.
 A fine luglio i giornali italiani in Argentina riportano le discussioni politiche sul diritto di cittadinanza in Italia: potrebbe diventare italiano anche chi nasce in Italia, non solo per discendenza. Rai International, nel frattempo, rilancia le immagini di via Anelli e della guerra fra nigeriani e tunisini. Zanonato parla via satellite, inconsapevolmente, a tutto il mondo. “E' giusto dare la cittadinanza a chi nasce in un Paese _ replica Vettore _ Ma definiamo bene la questione. Se è giusto
che un bimbo africano nato in Italia sia italiano, non dimentichiamoci degli emigrati italiani. Il fatto che Pallaro sia stato eletto è un segnale. Siamo stanchi di essere trattati come animali. Ogni giorno davanti al consolato italiano ci sono decine e decine di persone in coda. C'è chi si alza alle sei per prendere i numeri e poi venderli. Una situazione indecente. Vogliamo un dialogo corretto con l'Italia. Vogliamo godere degli stessi diritti degli italiani quando ritorniamo. Vogliamo una corsia preferenziale rispetto agli altri argentini quando dialoghiamo con l'Italia per questioni economiche e d'affari. Così come è giusto che gli immigrati nati e cresciuti in Italia, regolari, abbiano la possibilità di esprimersi con il voto”.
 Il voto degli italiani all'estero, però, a volte è visto come un'ingerenza. Niente a che vedere con il diritto degli immigrati. Anzi. “Questa legge ci è piovuta dall'alto. Un dono dal cielo _ risponde _ Ora vogliamo sfruttarla. Quello che vorrei che gli italiani capissero è che gli emigrati (il 50% degli argentini è di origine italiana) non vogliono intromettersi negli affari interni italiani. Ma se per avere ascolto dobbiamo far valere il nostro senatore, ben venga. Anche questa è politica}. Diverso il giudizio su via Anelli. Le immagini diffuse dalla Rai sono esplicite. “L'Italia dovrebbe far tesoro dell'esperienza degli italiani all'estero sul fronte dell'integrazione. Invece nessuno ci interpella, nessuno chiede o studia il fenomeno che ha interessato milioni di persone. Quando qualche politico italiano viene qui fa proclami ma non ascolta nessuno. E ritorna a casa senza confrontarsi. Fortuna ci sono anche politici bravi. Penso a Oscar De Bona (l'assessore regionale), che a differenza del suo predecessore (Raffale Zanon, ndr) dialoga con le associazioni argentine e non spreca risorse inutilmente. O a Antonio De Poli, sempre pronto a darci una mano”.
 Augusto Vettore è orgoglioso delle sue origini. Dal 15 maggio all'11 giugno ha organizzato al centro congressi Borges di Buenos Aires una mostra su Giotto con l'aiuto della Provincia di Padova. “Una faticaccia, ma ne valeva la pena”. Ma si sente argentino. “Questo è un grande paese. Buenos Aires è la dimostrazione che l'integrazione è possibile. Qui siamo riusciti perfino a "scardinare" la comunità ebraica. Qui il mix di razze è una realtà. Questo è il patrimonio che possiamo spendere per aiutare l'Italia a trovare la giusta ricetta per integrare gli immigrati. Che arriveranno sempre più numerosi per fare quei lavori che gli italiani non fanno più. E' inevitabile. E se a Buenos Aires l'integrazione è possibile il merito è anche dei veneti, dei padovani. Brava gente. Famiglie disperate costrette ad abbandonare la propria terra, ma che si sono rialzate dando un futuro ai propri figli. Per questo il crac del 2001 non ci ha fatto paura. Da generazioni siamo abituati alle difficoltà. Gli argentini sono come il sughero nell'acqua. Così gli italiani e i veneti. Così i padovani”. Brava gente.

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