PADOVANI NEL MONDO
{Integrazione? I politici prendano lezioni dagli italiani all'estero}
E' giusto riconoscere la cittadinanza a chi nasce in un Paese Tuttavia non dimentichiamoci dei nostri emigrati
BUENOS
AIRES. “Io democristiano? Se democristiano significa privilegiare
il dialogo, sforzarsi con ogni mezzo per un obiettivo ma non in senso
machiavellico, smussare le differenze, considerare la politica uno
strumento per mediare, mediare e mediare: beh, sì, allora sono
democristiano”. Il
dopo-Pallaro a Buenos Aires è già una
realtà. Augusto Vettore, 43 anni, architetto
italo-argentino, sangue padovano nelle vene se la ride. Suo padre
Alcide Vettore, orologiaio, morto 12 anni
fa a Buenos Aires a 59 anni, era nato a Saonara. I nonni di Augusto,
suo padre e i suoi zii, arrivarono in Argentina nel 1952. Tre rimasero:
Alcide, Paola e Maria (tutti morti), gli altri tornarono in Italia. Zia
Redi Vettore, attualmente abita a Padova via Emanuele Filiberto
(“vicino alla piazza con
la rotonda e la colonna con la Madonna”, butta lì
Augusto). Gli zii Piero e “Bepin” hanno scelto Verona.
“Piero ripara orologi in volto Santa Lucia, vicino a piazza
Bra _ sottolinea Augusto con malcelato orgoglio _ "Bepin" in Argentina
riparava gli orologi delle stazioni”. Augusto
Vettore è il presidente dei Padovani nel Mondo in Argentina da
due anni. Un'associazione che vanta circa 400 affiliati contando anche
seconda e terza generazione. Vettore è “sceso in
politica” dopo 10 anni di lutto. “Quando morì mio
padre, non ne volli più sapere dell'associazione _ spiega _ E'
stato per me un duro colpo. Poi all'improvviso ho riscoperto la
passione per la politica, anche grazie allo zio Luigi”.
“Zio Luigi” è Luigi Pallaro, padovano di San Giorgio
in Bosco senatore dall'aprile scorso e schierato (ma non troppo) con il
centrosinistra: ago della bilancia in Senato. “Ho letto che hanno
definito Pallaro un "democristiano" perché nella sua prima
intervista dopo l'elezione disse: parlerò con Prodi e con
Berlusconi. Dopodiché deciderò da che parte
stare”. Dai
discorsi di Augusto Vettore sembra naturale l'apparentamento con il
centrosinistra, sebbene non si sbilanci mai. Vettore, per altro,
democristiano lo è stato davvero. Da ragazzo ha frequentato la
federazione della Dc di Buenos Aires. “Ma quello era un modo per
trovarci fra italiani _ spiega _ la politica c'entrava poco”.
“E comunque democristiano lo sono diventato causa forza maggiore,
vivendo con tre donne: mia moglie e le mie due figlie”. Vettore
è sposato da più di 16 anni con Silvia Jimenez Colussi,
origini friulane (sua madre era di Pordenone). Le figlie si chiamano
Maria Vittoria, 16 anni (“era il nome di una nonna”) e
Corina (“in onore di una zia italiana”). “Le donne a
volte chiedono agli uomini degli sforzi di mediazione che
inevitabilmente fanno capire loro che gli strappi non servono a nulla.
La mia famiglia è stata una buona palestra per la
politica”. Augusto
Vettore ama l'Argentina. Dopo il disastro post-Menem il più
europeo degli stati sudamericani ha ripreso a correre. “A volte
fatichiamo a trovare materie prime perché spesso non bastano. Ma
qui la situazione non è così disastrosa come può
sembrare dall'Italia. Anche se purtroppo la ripresa ha tagliato fuori i
ceti medio bassi. Ma chi ha una professione o un diploma ha tutte le
chance per uscire dal fango e risollevarsi”. Vettore è
architetto. Sua moglie è titolare di un negozio di abbigliamento
per bambini in Avenida Cordoba, vicino al quartiere Palermo Soho, punto
di riferimento per bohemien e designer di tutto il mondo. L'Italia non
è così lontana. Per
i turisti italiani l'Argentina è molto conveniente. Vige la
regola del "4": un euro vale 3,90 pesos. “Un operaio in Argentina
guadagna dagli 800 ai 1.200 pesos, la pensione è di 600 pesos,
un affitto medio è di 400 pesos _ riprende Vettore _ una cena al
ristorante costa dai 20 ai 40 pesos, un pacchetto di sigarette 3,50
euro, un chilo di carne 6,50 euro. Da quello che so il potere di
acquisto dell'euro in Italia è molto simile. Anche voi da quello
che leggo non ve la passate bene. Anche se qui purtroppo abbiamo
inflazione al 20%, disoccupazione al 22% e nel 2001 hanno venduto tutte le imprese statali per coprire i debiti. L'Italia è economicamente molto più solida”. Augusto
Vettore sa molto più dell'Italia di quanto un italiano sappia
dell'Argentina. Di più: conosce finanche le vicende politiche
padovane. “Mia zia Redi appoggiava al 100% il sindaco Destro _
sorride (“ma non lo scrivere”) _ quando viene a Buenos
Aires sono discussioni infinite. Tanto che ci siamo detti: quando ci
vediamo non si parla di politica”. La politica però
Augusto Vettore ce l'ha nel dna: democristiano, di sinistra, ma non
comunista. “Mio padre diceva sempre: dividiamo tutto ma solo una
volta. Così mi sta bene. Perché se valgo voglio
emergere”. Sangue padovano, sangue veneto. Lo spirito
imprenditoriale che scorre nelle vene. “E' giusto lottare per
ottenere di più. Ma attenzione in Argentina siamo lontani anni
luce dalla mentalità meramente capitalistica. Qui i valori hanno
ancora un significato: la famiglia, l'etica del lavoro, l'aiuto
reciproco”. A fine
luglio i giornali italiani in Argentina riportano le discussioni
politiche sul diritto di cittadinanza in Italia: potrebbe diventare
italiano anche chi nasce in Italia, non solo per discendenza. Rai
International, nel frattempo, rilancia le immagini di via Anelli e
della guerra fra nigeriani e tunisini. Zanonato parla via satellite,
inconsapevolmente, a tutto il mondo. “E' giusto dare la
cittadinanza a chi nasce in un Paese _ replica Vettore _ Ma definiamo
bene la questione. Se è giusto che
un bimbo africano nato in Italia sia italiano, non dimentichiamoci
degli emigrati italiani. Il fatto che Pallaro sia stato eletto è
un segnale. Siamo stanchi di essere trattati come animali. Ogni giorno
davanti al consolato italiano ci sono decine e decine di persone in
coda. C'è chi si alza alle sei per prendere i numeri e poi
venderli. Una situazione indecente. Vogliamo un dialogo corretto con
l'Italia. Vogliamo godere degli stessi diritti degli italiani quando
ritorniamo. Vogliamo una corsia preferenziale rispetto agli altri
argentini quando dialoghiamo con l'Italia per questioni economiche e
d'affari. Così come è giusto che gli immigrati nati e
cresciuti in Italia, regolari, abbiano la possibilità di
esprimersi con il voto”. Il
voto degli italiani all'estero, però, a volte è visto
come un'ingerenza. Niente a che vedere con il diritto degli immigrati.
Anzi. “Questa legge ci è piovuta dall'alto. Un dono dal
cielo _ risponde _ Ora vogliamo sfruttarla. Quello che vorrei che gli
italiani capissero è che gli emigrati (il 50% degli argentini
è di origine italiana) non vogliono intromettersi negli affari
interni italiani. Ma se per avere ascolto dobbiamo far valere il nostro
senatore, ben venga. Anche questa è politica}. Diverso il
giudizio su via Anelli. Le immagini diffuse dalla Rai sono esplicite.
“L'Italia dovrebbe far tesoro dell'esperienza degli italiani
all'estero sul fronte dell'integrazione. Invece nessuno ci interpella,
nessuno chiede o studia il fenomeno che ha interessato milioni di
persone. Quando qualche politico italiano viene qui fa proclami ma non
ascolta nessuno. E ritorna a casa senza confrontarsi. Fortuna ci sono
anche politici bravi. Penso a Oscar De Bona (l'assessore regionale),
che a differenza del suo predecessore (Raffale Zanon, ndr) dialoga con
le associazioni argentine e non spreca risorse inutilmente. O a Antonio
De Poli, sempre pronto a darci una mano”. Augusto
Vettore è orgoglioso delle sue origini. Dal 15 maggio all'11
giugno ha organizzato al centro congressi Borges di Buenos Aires una
mostra su Giotto con l'aiuto della Provincia di Padova. “Una
faticaccia, ma ne valeva la pena”. Ma si sente argentino.
“Questo è un grande paese. Buenos Aires è la
dimostrazione che l'integrazione è possibile. Qui siamo riusciti
perfino a "scardinare" la comunità ebraica. Qui il mix di razze
è una realtà. Questo è il patrimonio che possiamo
spendere per aiutare l'Italia a trovare la giusta ricetta per integrare
gli immigrati. Che arriveranno sempre più numerosi per fare quei
lavori che gli italiani non fanno più. E' inevitabile. E se a
Buenos Aires l'integrazione è possibile il merito è anche
dei veneti, dei padovani. Brava gente. Famiglie disperate costrette ad
abbandonare la propria terra, ma che si sono rialzate dando un futuro
ai propri figli. Per questo il crac del 2001 non ci ha fatto paura. Da
generazioni siamo abituati alle difficoltà. Gli argentini sono
come il sughero nell'acqua. Così gli italiani e i veneti.
Così i padovani”. Brava gente.
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