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Passate Edizioni - 2007 - Articoli: Antonella Benanzato |
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Profondo azzurro
“Il
Nordest teme il centrosinistra mentre si sente rappresentato dal
dinamismo di Berlusconi”. L’analisi sul primato in terra
veneta dei valori espressi dalla Casa delle Libertà, viene da
Maurizio Sacconi, già sottosegretario al Welfare nel passato
governo Berlusconi e oggi coordinatore dell’ufficio legislativo
al Senato. La ‘questione settentrionale’,
nell’opinione del senatore di origine trevigiana, si è
esacerbata con la campagna elettorale che ha portato al governo il
centrosinistra di Romano Prodi e rischia, secondo Sacconi, la
deflagrazione a causa delle misure economiche che la maggioranza si
appresta a varare. Eppure qualcosa non ha funzionato nella strategia di
comunicazione della Cdl. Il risultato del referendum costituzionale
così come alcuni punti fermi del programma del centrodestra
hanno convinto il Veneto moderato delle periferie senza attecchire nei
capoluoghi. “Dobbiamo fare autocritica- sostiene Sacconi - nel
constatare che non siamo stati in grado di comunicare diffusamente le
ragioni della riforma”. Detto questo, però, il
centrodestra non ci sta a vedersi cancellare le riforme portate a
compimento e minaccia mobilitazioni di piazza, proprio a partire dal
Nord. “Il Nordest – sottolinea il senatore di Fi -
rappresenta valori che si rifanno a una società cristiana,
naturalmente liberale e solidale, mentre un governo che sostiene il
multiculturalismo tende ad annullare le nostre radici”. Ma non
basta , nell’opinione dell’ex sottosegretario al Welfare
non c’è un intento liberale nell’azione di governo,
anzi per dirla tutta : “Non ci sono liberalizzazioni nel
‘pacchetto Visco-Bersani’. E’ un decreto angosciante
– tuona Sacconi - nella sua prevalente parte fiscale contro il
quale il Nord è pronto a una forte mobilitazione”. Data
l’affinità tra il Veneto e i valori espressi dalla Cdl non
è detto che i moderati non scendano in piazza. La sintonia tra
popolo veneto e centrodestra è stata confermata ampiamente nelle
recenti consultazioni elettorali. A suo parere l’azione di
governo e le proposte programmatiche della Cdl sono quindi in grado di
affrontare la ‘questione settentrionale’ o c’è
qualcosa di più e di meglio da elaborare per trasformare questo
vantaggio in un elemento qualitativamente propulsivo? “ Mai come
ora si è manifestata la contrapposizione tra Veneto, la sua
radice culturale ed economica, e il governo del paese. Né il
governo Prodi del ’96 né il governo D’Alema del
’98 hanno visto una tale contrapposizione rispetto agli interessi
e alle emozioni espresse dal Nord dell’Italia. Ecco perché
il centrodestra ha un problema ancora più impegnativo di dare
adeguata rappresentanza all’articolato complesso di emozioni e di
sensibilità venete che si sentono offese dal governo centrale.
Il Nordest rappresenta valori che si rifanno a una società
cristiana, naturalmente liberale e solidale, mentre un governo che
sostiene il multiculturalismo tende ad annullare le nostre radici. La
stessa ambiguità nella collocazione internazionale allontana le
regioni del Nord, come il Veneto, dalla politica nazionale. Se poi si
aggiunge una manovra economica che mortifica la fase di ripresa che il
paese sta conoscendo, allora si può comprendere ancora meglio la
disaffezione dei ceti produttivi di quest’area”. Sul piano
del federalismo fiscale si poteva, forse, fare di più? Una
ripartizione del gettito più improntata, diciamo, a criteri di
meritocrazia territoriale potrebbe essere un incentivo alla riduzione
dell’evasione fiscale? “ Il Veneto e la Lombardia sono
regioni che si sono fatte promotrici di un’iniziativa che vuole
dare rappresentanza agli interessi del territorio. A partire dalla
valorizzazione degli articoli 116 e 119 della Costituzione che
conferiscono maggiori poteri alle regioni realizzando il federalismo
fiscale. La Cdl, in questo senso, ha presentato delle proposte
legislative per favorire l’opzione federalista e dare delle
risposte a breve termine. Sicuramente l’impegno del centrodestra
è quello di proseguire in una dura opposizione al governo Prodi,
la cui caduta è auspicabile. Un’opposizione senza riserve
ci viene chiesta proprio dalla gente del Nord. E noi su questo aspetto
non dimostreremo alcuna debolezza”. Le affinità elettorali
del centrodestra col nord Italia si fermano a un dato sociologico o
vanno oltre il ‘popolo delle partite iva’ fino ad
abbracciare un orizzonte prospettico in grado di restituire
rappresentanza all’intera società e alla sua transizione?
“Le affinità elettorali del centrodestra con il Nord del
paese vanno sicuramente oltre le partite Iva. Lo conferma
l’analisi del voto che ha rivelato un elettorato interclassista.
Nel centrodestra si riconosce un Nord legato da affinità e
valori profondi che riguardano la famiglia, la difesa della vita, la
solidarietà”. La ‘questione settentrionale’
nasconde molti volti. Nel Nord ci sono numerosi Nord diversi. Come
comporre la cesura tra provincia e capitali, dove il vostro radicamento
elettorale è più labile?. “E’ vero che ci
sono più Nord nella parte settentrionale del paese. Ma è
anche vero che il consenso della Cdl è omogeneo, con una
accentuazione più forte nelle periferie, nei centri minori;
anche se Milano ha conseguito recentemente una vittoria largamente
azzurra. Certo, sussiste l’eccezione di Torino dove la vittoria
del centrosinistra si sposa con la tradizione di una città che
vive ancora nel ricordo di una grande azienda”. Gli esiti del
referendum costituzionale hanno prodotto un effetto ottico imprevisto,
riducendo i dominions azzurri al Lombardo-Veneto. Reminiscenze
asburgiche a parte, lei ritiene che vi sia uno specifico nordestino? E
quali connotati lo caratterizzano? “ Il risultato del referendum
è stato caratterizzato purtroppo da una serie di limiti. Limiti
che sono venuti alla luce nel corso della campagna referendaria.
Dobbiamo fare autocritica nel constatare che non siamo stati in grado
di comunicare diffusamente le ragioni della riforma. Per quanto
concerne il Nordest non c’è dubbio che esiste uno
‘specifico nordestino’. Una specificità che si
è espressa nel voto referendario, dove emerge un Nordest che
avverte il bisogno di istituzioni efficienti proprio perché,
più di ogni altra parte d’Italia, è fatalmente
esposta alla competizione globale”. Il successo della Cdl in
Veneto passa attraverso il rapporto con le Pmi, la struttura profonda e
il cuore pulsante dell’universo Nordest. Crede di avere fatto
abbastanza per le Pmi? E in questa fase di opposizione come si
dispiegherà l’azione politica della Cdl nei confronti del
tessuto produttivo nordestino? “ Tutta la politica economica che
abbiamo realizzato nel corso dei cinque anni in cui siamo stati al
governo è stata improntata alla creazione di un ambiente
favorevole all’impresa diffusa. A cominciare dal rilancio delle
grandi opere e delle infrastrutture, dopo il tragico decennio degli
anni ’90 che ha visto il blocco di numerosi progetti. Anche la
politica energetica è stata alla nostra attenzione. La
ridefinizione del piano per diversificare le fonti energetiche, che ha
incluso anche la scelta nucleare, è stato un passo avanti nella
modernizzazione dell’Italia. Senza dimenticare la riforma del
lavoro, la politica fiscale tesa alla riduzione della pressione
tributaria sui contribuenti. Un elemento emblematico se si pensa che
nel 2007 la pressione fiscale supererà probabilmente il record
storico toccato nel 1997 con il 42,3%”. Alcuni di questi
interventi sono stati realizzati, altri sono stati solo abbozzati. Cosa
non ha funzionato? “ Avremo avuto bisogno di una seconda
legislatura per portare a termine tutto. Ora, come opposizione,
cercheremo di difendere le nostre riforme tentando di impedire azioni
che penalizzino l’impresa a cominciare dalla politica fiscale. Il
nostro scopo sarà combattere l’innalzamento della
pressione fiscale e le azioni di Polizia tributaria. Ci opporremo alle
misure volute dal ministro Bersani per le imprese. Bersani ha
intenzione di introdurre incentivi discrezionali mentre noi, da sempre,
ci siamo orientati agli incentivi automatici”. Quello del piccolo
imprenditore veneto è un voto pro Berlusconi o contro il
centrosinistra? Come trasformare le spinte sterilmente protestatorie e
localiste, che in queste regioni indubbiamente albergano, in un
progetto organico di società più libera perché
più liberale? “Nella società veneta ci sono
entrambi gli elementi. Il Nordest teme questo centrosinistra
perché lo avverte come ostile ai suoi valori. Berlusconi,
invece, comprende i loro interessi ed emoziona il Nord con la sua
vitalità orientata a combattere l’attuale coalizione al
governo così lontana dalle istanze della parte più
produttiva del paese. Il centrodestra vuole costruire una
società più libera e dinamica in netta opposizione a
quella burocratica incarnata dal centrosinistra” Però deve
ammettere che quando la sinistra riformista vara un decreto per le
liberalizzazioni, ad insorgere è il centrodestra. E lo fa,
paradossalmente, attraverso il Governatore del Veneto, ex liberale,
uomo di fiducia di un Silvio Berlusconi che la svolta liberale e
nordista aveva promesso. E come per la riduzione delle tasse, non ha
mantenuto. Facendo svanire l’illusione che bastasse un
politico-imprenditore ad imprimere una svolta culturale e politica
liberal-riformista al Paese. “ Non ci sono liberalizzazioni nel
‘pacchetto Visco-Bersani’. E’ un decreto angosciante
nella sua prevalente parte fiscale contro il quale il Nord è
pronto a una forte mobilitazione. Se in Parlamento, poi,
prevarrà ancora l’uso della fiducia per approvare i
disegni di legge del governo, allora scenderemo in piazza per
manifestare il nostro dissenso. E il segnale forte del paese reale
sarà quello di dimostrare che di fatto questo governo è
minoritario”. Abst " Tutta la politica economica che abbiamo
realizzato nel corso dei cinque anni in cui siamo stati al governo
è stata improntata alla creazione di un ambiente favorevole
all'impresa diffusa." "Il nostro scopo sarà combattere
l'innalzamento della pressione fiscale e le azioni di Polizia
tributaria. Ci opporremo alle misure volute dal ministro Bersani per le
imprese." "Il Nordest teme questo centrosinistra perché lo
avverte come ostile ai suoi valori. Berlusconi, invece, comprende i
loro interessi ed emoziona il Nord con la sua vitalità." "Non ci
sono liberalizzazioni nel 'pacchetto Visco-Bersani'. È un
decreto angosciante nella sua prevalente parte fiscale contro il quale
il Nord è pronto a una forte mobilitazione. Se in Parlamento,
poi, prevarrà ancora l’uso della fiducia per approvare i
disegni di legge del governo, allora scenderemo in piazza per
manifestare il nostro dissenso. E il segnale forte del paese reale
sarà quello di dimostrare che di fatto questo governo è
minoritario”.
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