Le radici del ricordo
Invasori e vittime, vittime e invasori.
Un drammatico balletto che non ha mai avuto fine, da quando l’Uomo ha posto piede sulla Terra.
Ogni
Paese di questo mondo piange nei cimiteri i propri cari, che talvolta
furono persecutori, talvolta furono perseguitati, anche nel giro di
sole poche generazioni.
La Storia è questa.
Scomoda, sotto certi aspetti raccapricciante, ma questa.
Il ricordo diventa così la sola speranza per non ripetere gli stessi errori, come automi meccanici.
“Nessuna
pagina della storia dovrebbe essere strappata. C’è invece,
in particolare, una pagina di storia italiana che è stata per
decenni taciuta, gettata nell’oblio come tanti dei suoi
protagonisti e testimoni. La storia, infatti, dovrebbe essere
semplicemente conosciuta per ciò che è stata: né
riscritta, né negata”. A scriverlo è
l’assessore regionale Elena Donazzan, assessore alle Politiche
dell’Istruzione, Formazione e Lavoro della Regione Veneto, nello
splendido documento realizzato dall’ente “Le radici del
ricordo. Storia di una terra e del suo popolo”.
E’
la storia delle terre di Istria e Dalmazia, delle loro genti, italiane
come noi e del loro orribile destino. Ben 350 mila di loro furono
costretti a lasciare case, beni e affetti per finire in campi di
ricovero disseminati per l’Italia, dove alcuni ne uscirono solo
una ventina di anni dopo! La loro sfortuna fu proprio legata,
paradossalmente, alla Storia: in quel preciso momento storico, la loro
sorte costituiva un increscioso e scomodo presente. Anche per
l’Italia.
Nell’immediato
dopoguerra, con una Russia comunista che cresceva in potenza, nessuno
aveva intenzione di coltivare cattivi rapporti con la Jugoslavia di
Tito. Men che meno rivangare il passato e chiedere giustizia per i
circa 12 mila ‘infoibati’ di Istria, Fiume e Dalmazia che
avevano trovato una morte orribile, per l’appunto, nelle foibe.
“Una
realtà talmente compromettente per la storiografia ufficiale
– sottolinea l’assessore regionale Donazzan – da non
trovare letteralmente spazio in nessun libro di storia in uso nelle
scuole. Una parola ‘foiba’ che in qualche dizionario viene
semplicemente definita come ‘cavità carsica’. Una
parola che risuona nella memoria degli esuli come il peggiore degli
orrori: significava la morte più atroce per il solo fatto di
essere italiani”.
Italiani
erano i carabinieri, i finanzieri, i responsabili degli uffici
pubblici, gli insegnanti, i sacerdoti, in poche parole la
‘intellighenzia’ che rappresentava con la propria cultura e
la propria posizione sociale l’Italia in quelle terre. Furono i
primi a toccare il fondo delle foibe e dopo di loro si ammucchiarono
fascisti e antifascisti, persone semplici, giovani e anziani, donne e
uomini, italiani insomma, che dovevano esser fatti sparire fisicamente
per essere ‘sostituiti’ dalla nuova classe civile di Tito,
nei loro beni e nei loro affetti.
Sono
trascorsi decenni e solo quest’anno il Parlamento italiano ha
deciso finalmente di riconoscere il 10 febbraio come “il Giorno
del Ricordo” delle vittime delle foibe e dell’esodo
giuliano-dalmata.
La
Regione Veneto ha deciso, in tal senso, di realizzare un importante
contributo, anche per la vicinanza geografica ed etnica alle genti
giuliano-dalmate. Il documento è certamente unico nel suo
genere, per i dati che raccoglie e le riflessioni che ne emergono.
L’ente ha pensato bene di raggiungere il pubblico più
vasto, utilizzando mezzi adatti: ecco dunque il libro “Le radici
di un ricordo” in due versioni cartacee – una per studenti
e una per i cittadini – e il film dvd dove è possibile
ascoltare dalla viva voce le ultime testimonianze dirette degli eventi
di quel terribile periodo, attraverso a filmati d’epoca e foto
storiche.
“Questo
libro – conclude la Donazzan – è dedicato ai giovani
che non sanno quanta Venezia c’è a Capodistria, a Parenzo,
a Rovigno, a Zara, fino a più giù, fino a Perasto
laddove, sotto l’altare della Chiesa, riposa l’ultimo
gonfalone di guerra della Serenissima. E’ dedicato ai tanti che
hanno atteso un gesto di riconoscimento, che hanno saputo serbare nei
loro cuori la memoria di quella dolorosissima tragedia e hanno avuto la
forza di raccontarla a tutti coloro per le quali le foibe carsiche sono
state delle tombe nascoste”.
torna indietro |