Si apre con una riflessione sul tempo nelle Scritture il Festival Biblico di Vicenza. Parla lo studioso Stefano Soprana Dimmi che ora è e ti dirò in cosa credi «L’influenza
delle religioni nella misurazione del tempo è totale. Gli Incas
hanno la loro, i Romani pure, gli Ebrei rielaborano quella
mesopotamica»
Misurare
il tempo, una pratica umana dalla notte dei tempi. E se oggi si
perfezionano gli strumenti tecnici, precisione, restano insoluti nodi
significativi come il senso del tempo e la ricerca di un’ora
“globale” per tutto il pianeta. A
sottolinearlo è Stefano Soprana, uno dei massimi esperti di
orologeria in Italia, che domani aprirà il terzo Festival
biblico di Vicenza – dedicato a “I tempi delle
Scritture” - con una conferenza su “La lettura delle ore
nella Bibbia”, in programma alle 17 al Museo civico del capoluogo
veneto. Come viene misurato il tempo nella Bibbia? Con
la “tecnologia” del sole: ecco la “luce” e le
“tenebre” della Genesi, il famoso “e fu sera e fu
mattina”. L’Antico Testamento assume la modalità di
misurazione elaborata dai babilonesi, che erano i più grandi
matematici del tempo. Gli scienziati della Mesopotamia avevano diviso
la giornata in 24 ore: la prima iniziava al sorgere del sole. La Bibbia assegna un valore religioso a questa scansione? Sì,
vi è un significato teologico per il quale la prima ora del
mondo è quella del giorno, cioè della luce, contrapposta
alle tenebre: l’alba è il luogo di Dio. Fu poi soprattutto
il medioevo a riprendere in senso spirituale questo passaggio. Quali altre influenze culturali vi sono nella Bibbia per determinare il tempo? Di
matrice egiziana non c’è praticamente nulla, mentre con
l’epoca romana si passa ad un nuovo ordine: ne sono testimonianza
i riferimenti evangelici della crocifissione di Cristo (l’ora
terza, sesta, nona), così come la parabola dei vignaioli, quando
si parla dell’ora “ultima”, che corrisponde a quella
prima del tramonto. I romani dividevano la notte in veglie e il giorno
in 12 ore, che non erano di 60 minuti bensì variavano ad ogni
stagione: 45 minuti per l’inverno, 75 per l’estate. Cosa c’è di specificatamente ebraico nella scansione del tempo nella Bibbia? La
celebrazione delle feste, legate alla luna, elemento astronomico che
incide fortemente sul raccolto dei campi e, quindi, ha un rapporto
diretto con il sostentamento della gente. Anche i musulmani celebrano
le loro feste guardando alla luna, che è il simbolo della loro
religione. In che modo un credo religioso incide nella misurazione del tempo di una cultura? L’influenza
è totale: le religioni, nell’elaborare le loro dottrine
sulla creazione, codificano il tempo con determinate costruzioni
astronomiche: gli incas hanno la loro, i romani pure, gli ebrei
rielaborano quella mesopotamica. Oggi non misuriamo più il tempo guardando gli astri: perché? Il
grande passaggio avviene con il pendolo di Galileo: fino ad allora non
c’era la precisione, il tempo era determinato dalla coppia
luce/buio, mentre con l’introduzione del pendolo succede qualcosa
di impensato: si arriva alla costruzione dell’ora precisa con
l’equazione del tempo. I primi ad applicarla sono gli orologiai
che così fanno nascere il commercio: sono i marinai inglesi,
olandesi e francesi, che si dirigono verso l’America scoperta da
poco, i primi a prendere come punto di riferimento il pendolo e non
più gli astri. Con la misurazione del tempo in senso tecnologico
le assicurazioni possono calcolare i periodi precisi di partenza e
arrivo delle navi dirette verso il Nuovo Mondo, sorgono le
assicurazioni sulle marci trasportate, insomma la tecnologia diventa
più importante dell’astronomia: nasce il capitalismo. In
seguito con il meridiano fisso - stabilito a fine ‘800 – si
arriva alla nascita dei treni. Ai nostri giorni, sulla spinta delle
necessità dei mercati finanziari globalizzati, siamo alla
ricerca di quella che viene chiamata “l’ora globale”.
E non è detto che non ci si arrivi. In cosa consisterebbe questa “ora globale”? Un’ora
fissa e indicativa per tutti, ad ogni latitudine e longitudine. Oramai,
con la facilità di comunicazione che abbiamo, verrà
superato il fatto che mentre a Tokyo si sta per chiudere la Borsa, a
Londra gli uffici siano ancora chiusi. Il tempo e la sua misurazione
hanno sempre seguito l’evolversi della condizione umana. Ora però si rischia di cancellare le campane dall’habit dell’uomo moderno… Una
volta il tempo era scandito dal suono, oggi dalla visione: prima si
sentivano le campane, adesso si guarda il cellulare. Un tempo la
campagna dava il ritmo della giornata, oggi dà fastidio. E
pensare che, tra i tanti rumori che abbiamo in una città, le
campane è quello che preferisco! Nella nostra società si rischia di perdere il tempo come dono? Dovremmo
mantenere un ritmo da creature, e non da prodotti tecnologici. E,
comunque il significato del tempo resta invariato: le domande sul prima
e il dopo, che sono interrogativi religiosi, restano sempre davanti a
noi.
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