Premio Giornalistico Alfio Menegazzo


 

Passate Edizioni - 2007 - Articoli: Luca Valente

 

Vincendo avrebbe preceduto Primo Carnera fra gli italiani campioni del mondo

Il pugile di Valli del Pasubio, nato a inizio secolo, nel 1931 combatté alle selezioni per la corona già di Mickey Walker: arrivò in finale dove si arrese a Gorilla Jones

Il destro di Oddone incantò l’America

Memorabili i match per il titolo mondiale dei pesi medi

Da un piccolo paese dell’Alto Vicentino a Milwaukee, negli Stati Uniti, sfiorando quella massima gloria pugilistica che l’avrebbe fatto entrare nella leggenda dello sport italiano precedendo addirittura il mito di Primo Carnera. Ma il destino volle diversamente e così, oggi, quella di Oddone Piazza è una storia quasi dimenticata. Una storia che vide un vicentino, primo italiano, competere per un titolo mondiale della boxe, e che prende il via agli inizi del secolo scorso da S. Antonio di Valli del Pasubio, minuscola contrada dell’Alta Valleogra.

Oddone Piazza nasce infatti il 28 novembre 1908 in una casa a 175 metri dall’allora confine asburgico (pare si tratti di Villa Pasubio, nei pressi del Pian delle Fugazze). È l’ultimo di otto fratelli, e il padre incontra qualche fatica a trovargli un nome incaponendosi nel seguire la tradizione intrapresa con gli altri fratelli, i cui nomi iniziano tutti in “o”: Ottavio, Otello, Ottorino, Orlando, Onorina, Olga, Olimpia. Il problema viene risolto con l’aiuto del curato di Valli, che suggerisce appunto di chiamarlo Oddone.

Il giovane Piazza vive la sua infanzia in paese ma a sette anni, quando l’urto della Strafexpedition austro-ungarica minaccia da vicino la vallata, si trasferisce con tutta la famiglia a Milano. Nella grande città Oddone deve presto darsi da fare e trova un impiego nel grande stabilimento meccanico della Bianchi. La paga, discreta, serve ad affrontare le spese della numerosa famiglia, ma il ragazzo è attratto da altre attività: gioca a football con gli undici del Gloria, una squadra del quale diviene anche capitano, e tira di boxe in piccoli incontri con i compagni. Il pugilato è la disciplina sportiva che più lo appassiona, ma anche con il calcio non se la cava male, passando presto nelle fila prestigiose dell’Internazionale, squadra “boys”, dove si esprime come centrattacco.

L’ostacolo più arduo alle sue ambizioni, soprattutto pugilistiche, è però quello dei congiunti, che cercano imperiosamente di farlo desistere. Oltretutto Oddone ha un rivale in casa, al quale deve cedere inizialmente il passo: nel frattempo, infatti, anche il fratello maggiore Otello si è cimentato con i guantoni, sfruttando i suoi 95 chili di muscoli. All’epoca i pesi massimi sono assai ricercati, mentre Oddone, più gracile e giovane, non è ancora pronto per cimentarsi con la boxe.

Quando Otello decide di ritirarsi, visti gli scarsi risultati, si fa avanti il fratello minore che, rinunciando al posto sicuro per un’attività aleatoria, bussa alla porta dell’Accademia Pugilistica Italiana, in corso Buenos Aires: «Mi chiamo Oddone Piazza, e vorrei fare la boxe!». Il giovane è accolto con qualche perplessità, anche se non gli manca il coraggio: le braccia ciondoloni, il corpo magro e le spalle leggermente arcuate non sembrano fornire grandi garanzie di riuscita. Piano piano, però, la vita dura della palestra e del ring temprano il vicentino, forte inizialmente solo di volontà e di passione, e ne attrezzano il fisico. In palestra Oddone, che è noto tra i suoi amici per essere un attaccabrighe, può anche sfogare la veemenza del suo temperamento, dandovi libero sfogo: una volta indossati ufficialmente i guantoni, comunque, scomparirà ogni traccia delle passate intemperanze.

Il 1° marzo 1925 Piazza è pronto: a 16 anni entra ufficialmente nell’Accademia Pugilistica Italiana. La sua tessera Api reca la firma di un grosso mecenate, perché in quell’epoca il fascismo non ha ancora inquadrato le formazioni sportive nazionali nelle emanazioni del partito. È un anno d’oro per la boxe italiana: Spalla, Bosisio, Jacovacci e Garzena formano una pattuglia di assi protesa alla conquista delle platee continentali. Ma è la boxe in generale, sull’onda della moda importata d’oltreoceano, a vivere i suoi tempi di vacche grasse anche in Europa: mecenati, uomini di lettere, attori, tutti sono attratti dal fascino del magico quadrato.

L’esordio di Piazza avviene come peso leggero il 25 aprile 1926 in occasione della Coppa Lisander, con una brillante vittoria su Friggi dopo aver sconfitto, nelle eliminatorie, Bistecca e Scarpellini. La carriera è iniziata e le vittorie si susseguono. Solo una sconfitta ai punti con il monzese Codeleoncini nella finale della Coppa Casnedi interrompe temporaneamente la brillante serie, ma le qualità ci sono tutte, tanto che a fine anno il vicentino si impone anche nella Coppa Api. Pugilatore “scientifico”, portato dalla sua struttura fisica a praticare una boxe nella quale l’uso del sinistro ha una parte molto rilevante, Oddone si trova a suo agio quando ha a che fare con i picchiatori, perché la sua tecnica lo mette al riparo da ogni sorpresa. Deve invece impegnarsi di più con gli schermitori come Caneva e Carena, suoi rivali all’epoca più pericolosi.

Fino al 1926 Piazza effettua 29 combattimenti, eliminando senza fatica tutti gli opponenti malgrado la scarsa anzianità di ring. Passato ai welter, viene invitato in tournèe nell’Europa del Nord. La spedizione si chiude con un bilancio trionfale e vittorie clamorose come quella sul fortissimo tedesco Schröder, battuto ad Oslo, ed altri successi a Chemnitz e a Berlino. Ma ulteriori vittorie lo attendono. Nel 1927, in un’atmosfera quanto mai burrascosa, il diciannovenne Piazza si vede attribuito il titolo italiano dopo una contestatissima vittoria ai punti sull’anconetano Stacchiotti: il pubblico romano suscita un putiferio quando il 18 dicembre, nella sala dell’ex ristorante Anno Santo, gremita all’inverosimile, il vicentino viene proclamato vincitore. Il ritorno a Milano vede Piazza impegnato contro il monzese Erba, sul quale ottiene una bella vittoria combattendo con un pugno solo, avendo il destro infortunato. Memorabili incontri avvengono ancora contro gli storici e celebrati rivali Carena e Caneva, quest’ultimo in forma smagliante tanto da ottenere a Berlino il titolo europeo, ma Piazza, ormai non più una promessa, riesce quasi sempre a prevalere.

Nel 1928 il vicentino, passato ai medi, conquista anche il titolo di campione dell’Alta Italia, ed in quel periodo viene chiamato alle armi e destinato a Roma. Il servizio militare non è per Piazza una tregua all’attività sportiva, perché si tiene in perfetta efficienza. Sportivo eclettico e dotato di grandi risorse, quell’anno prende parte addirittura ai campionati nazionali di lotta giapponese, vincendoli. I resoconti sportivi dell’epoca dicono come, anche in quella disciplina, i critici fossero concordi nel ritenere Piazza l’atleta più completo tra i partecipanti ai campionati.

La carriera del pugile di S. Antonio prosegue con incontri nazionali ed internazionali che aumentano la sua fama, ma le sirene professionistiche americane cominciano a diventare sempre più forti. Il concetto stesso dell’America per Oddone è associato all’idea della boxe, tanto che si convince che solo negli Stati Uniti potrà diventare un grande campione. Lascia alfine l’Italia nel febbraio del 1930, componente di una squadra che si reca negli Usa, e da allora non ritorna più in patria, se non per brevi periodi di riposo. Oltreoceano il manager siculo-americano Phil Buccola fa al vicentino la proposta professionistica che apre al boxeur vicentino un avvenire di grande fortuna sportiva. È una scelta non facile, ma il giovane pugile insegue la gloria.

Negli States Piazza disputa importanti tornei, trionfando a Boston e a Grand Rapids nella categoria 160 libbre, dove si dimostra campione autentico suscitando l’ammirazione del pubblico e della stampa a stelle e strisce. Particolarmente seguito è l’incontro con Ring Larsen, ai quali i giudici accreditano una vittoria assolutamente inesistente, tanto che la folla indignata per il verdetto balza in piedi in un coro irrefrenabile di fischi e proteste. Stabilitosi definitivamente a Boston e assimilati i dogmi pugilistici americani, improntati all’attacco piuttosto che alla difesa, Piazza miete successi a ripetizione, assurgendo a simbolo dell’orgoglio sportivo italiano e diventando un idolo per i connazionali presenti numerosissimi in terra d’America.

Il vero debutto professionistico nel circuito americano avviene però il 1° aprile 1930 a Fall River: Bernie Monahan è messo ko al terzo round. A Salem la stessa sorte tocca a Steve Sandowsky, a Boston sono Tom Quigley, Johnny Sweeney e Willie Callahan a fare le spese del suo destro. Altri match lo fanno conoscere sempre di più, e Buccola lo porta a New York dove trionfa, contro ogni pronostico, sull’irlandese Johnny Sullivan, per poi battere in successione anche Billy Gonyea, Willie Oster e Johnny Curcio. Un’operazione di appendicite, ed un rientro in Italia, sospendono momentaneamente il suo cammino, ma quando Piazza ritorna negli States, nel 1931, vive la sua più grande avventura: si deve designare il successore di Mickey Walker, passato di categoria, ossia il nuovo campione mondiale dei pesi medi. Piazza partecipa al torneo per il titolo vacante con la speranza di farsi notare, ma quando elimina il quotato Raul Rojas e successivamente Frank Battaglia, gli si aprono prospettive insperate. Buccola è raggiante e ammonisce i pretendenti alla corona: «Quando il destro di Piazza va a bersaglio, è come se si girasse un interruttore: si fa scuro di colpo per l’avversario».

Il match più drammatico è la semifinale contro Henry Firpo, che ha fama di terribile picchiatore. Il 24 dicembre 1931, sul ring di Milwaukee, Piazza, colpito al mento, va giù per 9 secondi all’inizio del secondo round; poi si rialza e vaga annebbiato sul quadrato per tre riprese prima di riacquistare lucidità e tempestare letteralmente di colpi l’antagonista fino alla decima ripresa. Con una forza di volontà estrema il pugile di S. Antonio, tra l’ammirazione dei presenti, è riuscito a recuperare l’incontro, portandolo sul pareggio: al termine i due boxeur hanno entrambi il volto irriconoscibile, tumefatto e sanguinante.

Dopo l’impresa si aprono al vicentino le porte della finale, che si disputa ancora a Milwaukee. È la prima volta che un italiano ha la possibilità di diventare campione del mondo nella boxe, ma l’avversario è davvero terribile: Gorilla Jones, superfavorito, un pugile di colore dotato di una forza tremenda, unanimemente considerato il miglior peso medio mondiale. Gorilla, tra l’altro, ha prima battuto Frank O’Brien e poi distrutto Henry Firpo nel match disputatosi dopo quello con Piazza, ed è per questo che tocca al vicentino affrontarlo nell’ultimo atto. Il 5 gennaio 1932 il “Collyer Eye” di Chicago titola: «Un negro dell’Ohio, Gorilla Jones, ed uno straniero proveniente dalla soleggiata Italia, Oddone Piazza, si batteranno per il titolo il 7 gennaio a Milwaukee». I giornali di Boston incalzano: «Un uomo della classe e della volontà dell’italiano non manca di chances, nemmeno quando l’avversario si chiama Gorilla Jones!».

Il combattimento si disputa in realtà il 25 gennaio, dopo un rinvio che ha purtroppo snervato Piazza, facendogli perdere l’acme della forma. Gorilla Jones, poi, è un artista della boxe: aspetta l’italiano tenendolo a distanza con le sue lunghissime braccia, e quando viene colpito blocca l’avversario con mestiere e malizia. Piazza capisce subito che le cose si stanno mettendo male: tenta degli attacchi, ma non riesce a penetrare in modo incisivo la difesa avversaria. I round scorrono, Oddone riesce ad aggiudicarsene un paio, ma è tutto inutile, perché Gorilla, con la sua tattica temporeggiatrice, lo ha irrimediabilmente stancato. Piazza comincia ad incassare sempre più, Gorilla quasi lo irride finché l’arbitro, appena parte la settima ripresa, ferma un incontro che non ha più nessuna storia. Gorilla Jones è campione del mondo.

È stata fatale, al pugile di San Antonio, l’inesperienza palesata sia durante il combattimento sia nel corso della preparazione, troppo “tirata”. Scrive il “Milwaukee Journal Sentinel”, in una recente rubrica dedicata allo sport nel Wisconsin nel 20° secolo: «25 gennaio 1932: Gorilla Jones prevale alla sesta ripresa per ko tecnico su Oddone Piazza, all’Auditorium di Milwaukee, vincendo il campionato mondiale dei pesi medi. Jones è emerso come campione in seguito ad una serie di turni eliminatori, cominciati a Milwaukee cinque mesi prima, allo scopo di assegnare il titolo vacante. Il combattimento Jones-Piazza ha riunito una folla, delusa, di 3 mila e 200 persone». Il pubblico, in effetti, tifava soprattutto per Piazza: molti erano italiani e Gorilla, visto il colore della sua pelle, non risultava troppo popolare tra gli autoctoni.

La carriera di Piazza, ad un passo dalla gloria, subisce così un duro colpo morale, al quale si aggiungono gravi problemi finanziari dovuti ad una speculazione finita male. Passata la tempesta Oddone ritorna a combattere, ma il punto più alto è oramai stato toccato. Il 29 giugno 1933, al Madison Square Garden di New York, è Primo Carnera ad aggiudicarsi per l’Italia la prima corona, quella dei pesi massimi, battendo per ko alla sesta ripresa Jack Sharkey. È un grande successo per il gigante di Sequals e per il regime fascista, che lo celebra a scopi propagandistici.

Intanto Piazza è rientrato in Italia, dove si cimenta in vari incontri dall’esito altalenante, fino all’ultimo match del 7 settembre 1938: la sua carriera professionistica si chiude con 30 vittorie (21 per ko), 2 pareggi e 17 sconfitte su 49 incontri disputati. Subito dopo Oddone ritorna negli Stati Uniti, diventando cittadino americano e stabilendosi a Dorchester, nel Massachusetts.

Secondo i ricordi delle nipoti Maria Grazia ed Alma, figlie di suo fratello Ottavio - colonnello degli alpini e console della milizia, che tra l’altro ebbe ai suoi ordini proprio Primo Carnera - Oddone negli Stati Uniti si sposò con una donna benestante, divorziata e con due figli. Morì il 21 settembre 1967, 35 anni dopo quel sogno, solamente sfiorato, di salire sul tetto del mondo.

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