Vincendo avrebbe preceduto Primo Carnera fra gli italiani campioni del mondo Il
pugile di Valli del Pasubio, nato a inizio secolo, nel 1931
combatté alle selezioni per la corona già di Mickey
Walker: arrivò in finale dove si arrese a Gorilla Jones
Il destro di Oddone incantò l’America
Memorabili i match per il titolo mondiale dei pesi medi
Da
un piccolo paese dell’Alto Vicentino a Milwaukee, negli Stati
Uniti, sfiorando quella massima gloria pugilistica che l’avrebbe
fatto entrare nella leggenda dello sport italiano precedendo
addirittura il mito di Primo Carnera. Ma il destino volle diversamente
e così, oggi, quella di Oddone Piazza è una storia quasi
dimenticata. Una storia che vide un vicentino, primo italiano,
competere per un titolo mondiale della boxe, e che prende il via agli
inizi del secolo scorso da S. Antonio di Valli del Pasubio, minuscola
contrada dell’Alta Valleogra. Oddone
Piazza nasce infatti il 28 novembre 1908 in una casa a 175 metri
dall’allora confine asburgico (pare si tratti di Villa Pasubio,
nei pressi del Pian delle Fugazze). È l’ultimo di otto
fratelli, e il padre incontra qualche fatica a trovargli un nome
incaponendosi nel seguire la tradizione intrapresa con gli altri
fratelli, i cui nomi iniziano tutti in “o”: Ottavio,
Otello, Ottorino, Orlando, Onorina, Olga, Olimpia. Il problema viene
risolto con l’aiuto del curato di Valli, che suggerisce appunto
di chiamarlo Oddone. Il
giovane Piazza vive la sua infanzia in paese ma a sette anni, quando
l’urto della Strafexpedition austro-ungarica minaccia da vicino
la vallata, si trasferisce con tutta la famiglia a Milano. Nella grande
città Oddone deve presto darsi da fare e trova un impiego nel
grande stabilimento meccanico della Bianchi. La paga, discreta, serve
ad affrontare le spese della numerosa famiglia, ma il ragazzo è
attratto da altre attività: gioca a football con gli undici del
Gloria, una squadra del quale diviene anche capitano, e tira di boxe in
piccoli incontri con i compagni. Il pugilato è la disciplina
sportiva che più lo appassiona, ma anche con il calcio non se la
cava male, passando presto nelle fila prestigiose
dell’Internazionale, squadra “boys”, dove si esprime
come centrattacco. L’ostacolo
più arduo alle sue ambizioni, soprattutto pugilistiche, è
però quello dei congiunti, che cercano imperiosamente di farlo
desistere. Oltretutto Oddone ha un rivale in casa, al quale deve cedere
inizialmente il passo: nel frattempo, infatti, anche il fratello
maggiore Otello si è cimentato con i guantoni, sfruttando i suoi
95 chili di muscoli. All’epoca i pesi massimi sono assai
ricercati, mentre Oddone, più gracile e giovane, non è
ancora pronto per cimentarsi con la boxe. Quando
Otello decide di ritirarsi, visti gli scarsi risultati, si fa avanti il
fratello minore che, rinunciando al posto sicuro per
un’attività aleatoria, bussa alla porta
dell’Accademia Pugilistica Italiana, in corso Buenos Aires:
«Mi chiamo Oddone Piazza, e vorrei fare la boxe!». Il
giovane è accolto con qualche perplessità, anche se non
gli manca il coraggio: le braccia ciondoloni, il corpo magro e le
spalle leggermente arcuate non sembrano fornire grandi garanzie di
riuscita. Piano piano, però, la vita dura della palestra e del
ring temprano il vicentino, forte inizialmente solo di volontà e
di passione, e ne attrezzano il fisico. In palestra Oddone, che
è noto tra i suoi amici per essere un attaccabrighe, può
anche sfogare la veemenza del suo temperamento, dandovi libero sfogo:
una volta indossati ufficialmente i guantoni, comunque,
scomparirà ogni traccia delle passate intemperanze. Il
1° marzo 1925 Piazza è pronto: a 16 anni entra ufficialmente
nell’Accademia Pugilistica Italiana. La sua tessera Api reca la
firma di un grosso mecenate, perché in quell’epoca il
fascismo non ha ancora inquadrato le formazioni sportive nazionali
nelle emanazioni del partito. È un anno d’oro per la boxe
italiana: Spalla, Bosisio, Jacovacci e Garzena formano una pattuglia di
assi protesa alla conquista delle platee continentali. Ma è la
boxe in generale, sull’onda della moda importata
d’oltreoceano, a vivere i suoi tempi di vacche grasse anche in
Europa: mecenati, uomini di lettere, attori, tutti sono attratti dal
fascino del magico quadrato. L’esordio
di Piazza avviene come peso leggero il 25 aprile 1926 in occasione
della Coppa Lisander, con una brillante vittoria su Friggi dopo aver
sconfitto, nelle eliminatorie, Bistecca e Scarpellini. La carriera
è iniziata e le vittorie si susseguono. Solo una sconfitta ai
punti con il monzese Codeleoncini nella finale della Coppa Casnedi
interrompe temporaneamente la brillante serie, ma le qualità ci
sono tutte, tanto che a fine anno il vicentino si impone anche nella
Coppa Api. Pugilatore “scientifico”, portato dalla sua
struttura fisica a praticare una boxe nella quale l’uso del
sinistro ha una parte molto rilevante, Oddone si trova a suo agio
quando ha a che fare con i picchiatori, perché la sua tecnica lo
mette al riparo da ogni sorpresa. Deve invece impegnarsi di più
con gli schermitori come Caneva e Carena, suoi rivali all’epoca
più pericolosi. Fino
al 1926 Piazza effettua 29 combattimenti, eliminando senza fatica tutti
gli opponenti malgrado la scarsa anzianità di ring. Passato ai
welter, viene invitato in tournèe nell’Europa del Nord. La
spedizione si chiude con un bilancio trionfale e vittorie clamorose
come quella sul fortissimo tedesco Schröder, battuto ad Oslo, ed
altri successi a Chemnitz e a Berlino. Ma ulteriori vittorie lo
attendono. Nel 1927, in un’atmosfera quanto mai burrascosa, il
diciannovenne Piazza si vede attribuito il titolo italiano dopo una
contestatissima vittoria ai punti sull’anconetano Stacchiotti: il
pubblico romano suscita un putiferio quando il 18 dicembre, nella sala
dell’ex ristorante Anno Santo, gremita all’inverosimile, il
vicentino viene proclamato vincitore. Il ritorno a Milano vede Piazza
impegnato contro il monzese Erba, sul quale ottiene una bella vittoria
combattendo con un pugno solo, avendo il destro infortunato. Memorabili
incontri avvengono ancora contro gli storici e celebrati rivali Carena
e Caneva, quest’ultimo in forma smagliante tanto da ottenere a
Berlino il titolo europeo, ma Piazza, ormai non più una
promessa, riesce quasi sempre a prevalere. Nel
1928 il vicentino, passato ai medi, conquista anche il titolo di
campione dell’Alta Italia, ed in quel periodo viene chiamato alle
armi e destinato a Roma. Il servizio militare non è per Piazza
una tregua all’attività sportiva, perché si tiene
in perfetta efficienza. Sportivo eclettico e dotato di grandi risorse,
quell’anno prende parte addirittura ai campionati nazionali di
lotta giapponese, vincendoli. I resoconti sportivi dell’epoca
dicono come, anche in quella disciplina, i critici fossero concordi nel
ritenere Piazza l’atleta più completo tra i partecipanti
ai campionati. La
carriera del pugile di S. Antonio prosegue con incontri nazionali ed
internazionali che aumentano la sua fama, ma le sirene
professionistiche americane cominciano a diventare sempre più
forti. Il concetto stesso dell’America per Oddone è
associato all’idea della boxe, tanto che si convince che solo
negli Stati Uniti potrà diventare un grande campione. Lascia
alfine l’Italia nel febbraio del 1930, componente di una squadra
che si reca negli Usa, e da allora non ritorna più in patria, se
non per brevi periodi di riposo. Oltreoceano il manager
siculo-americano Phil Buccola fa al vicentino la proposta
professionistica che apre al boxeur vicentino un avvenire di grande
fortuna sportiva. È una scelta non facile, ma il giovane pugile
insegue la gloria. Negli
States Piazza disputa importanti tornei, trionfando a Boston e a Grand
Rapids nella categoria 160 libbre, dove si dimostra campione autentico
suscitando l’ammirazione del pubblico e della stampa a stelle e
strisce. Particolarmente seguito è l’incontro con Ring
Larsen, ai quali i giudici accreditano una vittoria assolutamente
inesistente, tanto che la folla indignata per il verdetto balza in
piedi in un coro irrefrenabile di fischi e proteste. Stabilitosi
definitivamente a Boston e assimilati i dogmi pugilistici americani,
improntati all’attacco piuttosto che alla difesa, Piazza miete
successi a ripetizione, assurgendo a simbolo dell’orgoglio
sportivo italiano e diventando un idolo per i connazionali presenti
numerosissimi in terra d’America. Il
vero debutto professionistico nel circuito americano avviene
però il 1° aprile 1930 a Fall River: Bernie Monahan è
messo ko al terzo round. A Salem la stessa sorte tocca a Steve
Sandowsky, a Boston sono Tom Quigley, Johnny Sweeney e Willie Callahan
a fare le spese del suo destro. Altri match lo fanno conoscere sempre
di più, e Buccola lo porta a New York dove trionfa, contro ogni
pronostico, sull’irlandese Johnny Sullivan, per poi battere in
successione anche Billy Gonyea, Willie Oster e Johnny Curcio.
Un’operazione di appendicite, ed un rientro in Italia, sospendono
momentaneamente il suo cammino, ma quando Piazza ritorna negli States,
nel 1931, vive la sua più grande avventura: si deve designare il
successore di Mickey Walker, passato di categoria, ossia il nuovo
campione mondiale dei pesi medi. Piazza partecipa al torneo per il
titolo vacante con la speranza di farsi notare, ma quando elimina il
quotato Raul Rojas e successivamente Frank Battaglia, gli si aprono
prospettive insperate. Buccola è raggiante e ammonisce i
pretendenti alla corona: «Quando il destro di Piazza va a
bersaglio, è come se si girasse un interruttore: si fa scuro di
colpo per l’avversario». Il
match più drammatico è la semifinale contro Henry Firpo,
che ha fama di terribile picchiatore. Il 24 dicembre 1931, sul ring di
Milwaukee, Piazza, colpito al mento, va giù per 9 secondi
all’inizio del secondo round; poi si rialza e vaga annebbiato sul
quadrato per tre riprese prima di riacquistare lucidità e
tempestare letteralmente di colpi l’antagonista fino alla decima
ripresa. Con una forza di volontà estrema il pugile di S.
Antonio, tra l’ammirazione dei presenti, è riuscito a
recuperare l’incontro, portandolo sul pareggio: al termine i due
boxeur hanno entrambi il volto irriconoscibile, tumefatto e sanguinante. Dopo
l’impresa si aprono al vicentino le porte della finale, che si
disputa ancora a Milwaukee. È la prima volta che un italiano ha
la possibilità di diventare campione del mondo nella boxe, ma
l’avversario è davvero terribile: Gorilla Jones,
superfavorito, un pugile di colore dotato di una forza tremenda,
unanimemente considerato il miglior peso medio mondiale. Gorilla, tra
l’altro, ha prima battuto Frank O’Brien e poi distrutto
Henry Firpo nel match disputatosi dopo quello con Piazza, ed è
per questo che tocca al vicentino affrontarlo nell’ultimo atto.
Il 5 gennaio 1932 il “Collyer Eye” di Chicago titola:
«Un negro dell’Ohio, Gorilla Jones, ed uno straniero
proveniente dalla soleggiata Italia, Oddone Piazza, si batteranno per
il titolo il 7 gennaio a Milwaukee». I giornali di Boston
incalzano: «Un uomo della classe e della volontà
dell’italiano non manca di chances, nemmeno quando
l’avversario si chiama Gorilla Jones!». Il
combattimento si disputa in realtà il 25 gennaio, dopo un rinvio
che ha purtroppo snervato Piazza, facendogli perdere l’acme della
forma. Gorilla Jones, poi, è un artista della boxe: aspetta
l’italiano tenendolo a distanza con le sue lunghissime braccia, e
quando viene colpito blocca l’avversario con mestiere e malizia.
Piazza capisce subito che le cose si stanno mettendo male: tenta degli
attacchi, ma non riesce a penetrare in modo incisivo la difesa
avversaria. I round scorrono, Oddone riesce ad aggiudicarsene un paio,
ma è tutto inutile, perché Gorilla, con la sua tattica
temporeggiatrice, lo ha irrimediabilmente stancato. Piazza comincia ad
incassare sempre più, Gorilla quasi lo irride finché
l’arbitro, appena parte la settima ripresa, ferma un incontro che
non ha più nessuna storia. Gorilla Jones è campione del
mondo. È
stata fatale, al pugile di San Antonio, l’inesperienza palesata
sia durante il combattimento sia nel corso della preparazione, troppo
“tirata”. Scrive il “Milwaukee Journal
Sentinel”, in una recente rubrica dedicata allo sport nel
Wisconsin nel 20° secolo: «25 gennaio 1932: Gorilla Jones
prevale alla sesta ripresa per ko tecnico su Oddone Piazza,
all’Auditorium di Milwaukee, vincendo il campionato mondiale dei
pesi medi. Jones è emerso come campione in seguito ad una serie
di turni eliminatori, cominciati a Milwaukee cinque mesi prima, allo
scopo di assegnare il titolo vacante. Il combattimento Jones-Piazza ha
riunito una folla, delusa, di 3 mila e 200 persone». Il pubblico,
in effetti, tifava soprattutto per Piazza: molti erano italiani e
Gorilla, visto il colore della sua pelle, non risultava troppo popolare
tra gli autoctoni. La
carriera di Piazza, ad un passo dalla gloria, subisce così un
duro colpo morale, al quale si aggiungono gravi problemi finanziari
dovuti ad una speculazione finita male. Passata la tempesta Oddone
ritorna a combattere, ma il punto più alto è oramai stato
toccato. Il 29 giugno 1933, al Madison Square Garden di New York,
è Primo Carnera ad aggiudicarsi per l’Italia la prima
corona, quella dei pesi massimi, battendo per ko alla sesta ripresa
Jack Sharkey. È un grande successo per il gigante di Sequals e
per il regime fascista, che lo celebra a scopi propagandistici. Intanto
Piazza è rientrato in Italia, dove si cimenta in vari incontri
dall’esito altalenante, fino all’ultimo match del 7
settembre 1938: la sua carriera professionistica si chiude con 30
vittorie (21 per ko), 2 pareggi e 17 sconfitte su 49 incontri
disputati. Subito dopo Oddone ritorna negli Stati Uniti, diventando
cittadino americano e stabilendosi a Dorchester, nel Massachusetts. Secondo
i ricordi delle nipoti Maria Grazia ed Alma, figlie di suo fratello
Ottavio - colonnello degli alpini e console della milizia, che tra
l’altro ebbe ai suoi ordini proprio Primo Carnera - Oddone negli
Stati Uniti si sposò con una donna benestante, divorziata e con
due figli. Morì il 21 settembre 1967, 35 anni dopo quel sogno,
solamente sfiorato, di salire sul tetto del mondo.
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