Viviamo in mezzo alla confusione, al punto tale che c'è chi si spaventa se non sente in sottofondo il cicaleccio continuo dei rumori della città: traffico, clacson, brusio. Ma
il rumore può avere pesanti ricadute sullo stato di salute. E
c'è anche un'associazione che da anni si occupa del problema.
Quattro
anni fa ricevetti una telefonata: erano due vecchietti, sconvolti
perché il negozio di fiori sopra il quale avevano vissuto per
anni era stato trasformato in un lounge bar che stava aperto fino a
notte fonda, diffondendo musica a forte volume. Il marito, 82 anni,
aveva scritto a tutte le autorità competenti sforzandosi di
districarsi, alla sua età, tra protocolli e burocrazia, ma non
aveva ottenuto alcun risultato. Nemmeno io, con i miei articoli su un
giornale locale, potei fare nulla per aiutarli. Poi la moglie si
ammalò: lui continuò a bussare a tante porte, spiegando
che lei stava male, che il rumore continuo e ripetitivo peggiorava il
suo stato di salute e non le permetteva di dormire nemmeno con le
medicine e i calmanti. Lo ritrovai a un'assemblea di quartiere alcuni
anni dopo. Appena mi vide, una lacrima gli rigò il viso.
«Mia moglie è morta -- disse -- e io ho cambiato casa,
lì non riuscivo più a stare». Mi si strinse il
cuore. Rumore: che cos'è? L'inquinamento acustico
è un problema molto grave al quale, purtroppo, spesso non
prestiamo la giusta attenzione in termini di prevenzione e di
contrasto. Siamo così abituati a vivere in mezzo al frastuono
che c'è persino chi si spaventa quando non sente in sottofondo
brusii diffusi, il rumore di una strada trafficata, il suono dei
clacson, il chiacchiericcio vacuo della città. Ancora più
esposti sono i giovani, molti dei quali si stordiscono al chiasso
assordante delle discoteche (ci sono casi di alcuni di loro che hanno
perduto l'udito a causa della perforazione del timpano dovuta alla
musica troppo alta...) nelle quali il rumore diventa droga, un modo per
non pensare. Parlare di inquinamento acustico, quindi, non è
esagerato. È prendere atto che la nostra vita è
continuamente disturbata da rumori di ogni genere, che hanno sempre una
caratteristica comune: sono un prodotto, diretto o indiretto,
dell'azione umana. Ma c'è una definizione scientifica del
rumore? «Il rumore è costituito dall'insieme dei suoni che
risultano indesiderati perché di intensità eccessiva,
fastidiosi o improvvisi» si legge nel Libro verde della
Commissione europea. Suoni che, se superano una certa
intensità (attorno ai 120 decibel, pari al rumore di un aereo
che decolla) arrivano a provocare dolore. Ma anche rumori molto meno
intensi possono causare gravi danni, come testimonia una relazione
dell'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms): disturbi del
sonno, danni uditivi permanenti o fisiologici (disturbi al sistema
cardiovascolare, per esempio), difficoltà di comunicazione. E ci
sono casi in cui il rumore può uccidere. È quanto accade
ai lavoratori costretti a operare in ambienti particolarmente rumorosi,
nei quali si abbassa la soglia di attenzione, concentrazione e la
percezione dei segnali acustici (per esempio quelli che avvisano di un
pericolo). Si stima che circa il 20 per cento della popolazione
dell'Europa occidentale (più o meno 80 milioni di persone) debba
fare i conti con livelli di inquinamento acustico che gli esperti
giudicano inaccettabili. L'Ufficio federale svizzero dell'ambiente ha
anche quantificato i danni economici provocati da un eccesso di rumore:
si stima che i costi complessivi dell'inquinamento acustico si
collochino tra lo 0,2 e il 2 per cento del Prodotto interno lordo (Pil). Missione rumore Ma
come difendersi dal rumore? In Italia esiste «Missione
Rumore» (www.missionerumore.it), un'associazione fondata nel 1996
da cittadini disturbati dal rumore che non si sentono tutelati dalla
pubblica amministrazione. Raccoglie moltissime adesioni e si occupa
di combattere i differenti tipi di rumore: quello provocato dalla
maleducazione dei vicini, dalla musica prodotta dalle discoteche, dal
vociare proveniente da bar e ristoranti, da impianti condominiali
(condizionatori d'aria, centrali termiche, idrosanitari, ascensori),
attività artigianali e industriali. Fino al 2005 si
limitava a essere una sorta di «sportello informazioni» per
i malcapitati che vivevano tale disagio, ma il crescente aumento di
richieste, soprattutto tramite web, ha imposto una svolta, tanto da
fare nascere in rete la rubrica «L'esperto risponde»,
dedicata a tutti i cittadini disturbati dal rumore. Tra i soci esperti
figurano consulenti in acustica, specialisti di vertenze giudiziarie in
materia di immissioni di rumore nelle abitazioni. Oltre a promuovere
la ricerca e l'elaborazione di piani di costruzione che prevedono i
mezzi di protezione più efficaci per il controllo del rumore e
delle vibrazioni, l'associazione ha presentato progetti di legge,
regolamenti e normativa tecnico-amministrativa con finalità di
controllo del rumore e delle vibrazioni. A partire dal 2002 è
stata avviata anche un'intensa attività di organizzazione di
corsi per professionisti. Lo scorso anno, infine, è stata
formalizzata la figura del tecnico di «Missione Rumore», un
consulente con una particolare specializzazione in acustica edilizia,
che vanta anche esperienza di vertenze giudiziarie in materia di
immissioni di rumore nelle abitazioni e di isolamento acustico degli
edifici. In concomitanza è nata anche la «casistica»
di Missione Rumore: una raccolta di esempi che vuol essere di aiuto a
coloro che, sia disturbati dal rumore sia responsabili del rumore,
vogliano farsi una prima idea di quali possono essere le azioni da
intraprendere per risolvere il disagio. La legislazione sul rumore Anche
la legge parla chiaro in fatto di rumore. I principi fondamentali di
tutela dell'ambiente esterno e abitativo dall'inquinamento acustico
sono contenuti nella legge Quadro del 26 ottobre 1995 che si basa
sull'articolo 117 della Costituzione. In questo contesto si
definisce anche per il nostro Paese l'inquinamento acustico come
«l'introduzione di rumore nell'ambiente abitativo o nell'ambiente
esterno tale da provocare fastidio o disturbo al riposo e alle
attività umane, pericolo per la salute umana, deterioramento
degli ecosistemi, dei beni materiali, dei monumenti, dell'ambiente
abitativo o dell'ambiente esterno o tale da interferire con le
legittime fruizioni degli ambienti stessi». All'interno, per
la prima volta, si fa il punto sui differenti tipi di rumore e le loro
sorgenti, ma anche sulle competenze in materia di Stato, Regioni,
Province e Comuni. Si parla inoltre di Piani di Risanamento acustico,
la cui applicazione è però molto difficile, e di
disposizioni in materia di impatto acustico oltre che di sanzioni
amministrative. In seguito sono stati emanati diversi decreti e norme
legislative prodotte dal ministero dell'Ambiente per la tutela del
territorio circostante. La legge 306 del 31 ottobre 2003 recepisce
obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea e
dunque l'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni
comunitarie in materia di tutela dall'inquinamento acustico.
La guerra dei decibel
Il rumore come arma
Sempre
più spesso il rumore viene utilizzato anche in guerra come forma
di tortura. Nel 1970, per esempio, durante la guerra in Vietnam le
unità di operazioni psicologiche (Psyop) terrorizzavano i
vietcong di notte nella giungla facendo ricorso al nastro Wandering
Soul, che univa suoni atonali e leggende vietnamite. Si racconta anche
che nel 1989, a Panama, il dittatore Manuel Noriega, rifugiato
nell'ambasciata dello Stato del Vaticano, fu «bombardato»
dalle forze Usa con brani come Welcome To The Jungle dei Guns'n'Roses e
Panama dei Van Halen, finché non uscì con le mani alzate
in segno di resa. Anche se, secondo alcuni, la musica venne diffusa
solo per impedire ai giornalisti di intercettare le trattative che
stavano avvenendo nel palazzo. Ma la «musica» è
utilizzata anche per far crollare i prigionieri sotto interrogatorio:
alcune testimonianze raccontano di uomini incatenati e costretti ad
ascoltare musica heavy metal a volumi folli per ore, fino allo
stordimento. Negli ultimi cinque anni la musica a volume altissimo
è diventata un prezioso alleato anche nella guerra al terrorismo
condotta dagli Stati Uniti. Ma sembra, stando ai racconti di ex
prigionieri, che il «metodo del rumore» sia utilizzato
anche dagli israeliani nelle loro carceri: i prigionieri sono
costretti ad ascoltare in cuffia musica assordante per giorni interi.
Nell'elenco dei generi musicali «arruolati» per spezzare i
nervi c'è soprattutto l'hard rock, musica dura e
«pestata», che a decibel lanciati diviene incredibilmente
frastornante e dolorosa, capace di far impazzire chiunque.
L'intervista
Quando la lotta al rumore diventa missione A
colloquio con Giorgio Campolongo, presidente di «Missione
Rumore», l'associazione che da anni si occupa di coordinare a
livello nazionale una serie di attività contro il rumore.
Giorgio
Campolongo, ingegnere, docente di acustica applicata al Politecnico di
Milano, è il presidente nazionale di «Missione
Rumore» e uno dei maggiori esperti italiani in materia. Msa. Professor Campolongo, c'è un periodo dell'anno più esposto al rumore? Campolongo.
La stagione del rumore è l'estate. È in quel periodo che
il mio telefono squilla di continuo e vengo investito da richieste di
ogni genere che hanno sempre e solo un elemento comune: come difendersi
dal rumore. Perché? Nel periodo del gran caldo si aprono
le finestre, l'isolamento della casa improvvisamente crolla e
contemporaneamente l'attività antropica, dovuta cioè al
fattore umano, aumenta. L'85 per cento dei disagi nelle abitazioni
è registrato di notte: la gente vorrebbe dormire ma, a causa del
rumore proveniente dalla strada non ci riesce; la mancanza di riposo
abbassa le difese immunitarie e pian piano ci si ammala. A questo va ad
aggiungersi il fatto che da qualche anno, da quando cioè non si
può più fumare all'interno dei locali pubblici, i
fumatori sono costretti a uscire all'esterno, dove si crea un
capannello di persone che chiacchierano. Una tragedia per chi abita al
primo piano: fumo e rumore costanti. Ma non sono queste le cose
più gravi... Cioè? Usando il gergo medico, noi distinguiamo tra «gastriti» e «metastasi». Queste
ultime, vale a dire i disagi gravi, sono provocati per esempio dagli
impianti: un impianto da discoteca, la musica del ristorante aperto
fino alle 4 del mattino tutte le notti, impianti condominiali... Rumori continuativi, che alla lunga conducono all'esasperazione. Perché le persone ricorrono a voi? Quando
veniamo contattati è sempre perché la pubblica
amministrazione ha in qualche modo mancato ai suoi doveri. Allora si va
a finire in Tribunale, dove noi forniamo consulenze tecniche d'ufficio. Ma è necessario finire in Tribunale? Dopo
trent'anni non mi sono ancora abituato a vedere litigare la gente per
problemi che non sono impossibili da risolvere, situazioni che, tutto
sommato, si possono comunque attutire, anche nei casi più
difficili. Spesso, purtroppo, non c'è la volontà per
farlo. Perché, è bene ricordarlo, il rumore si può
eliminare: è creato dall'uomo e dunque l'uomo può
intervenire per farlo cessare. Ma servono spazi, investimenti
soprattutto per la ricerca sull'insonorizzazione. Ci sono luoghi più soggetti al rumore di altri? Secondo alcuni più si va verso il Sud del Paese più aumenta il rumore. Ma
questo dipende soprattutto dalla scarsa sensibilità delle
amministrazioni comunali e, di conseguenza, dalla loro minore azione
preventiva nei confronti dei rumori. Così non è,
però, per i cittadini: quando abbiamo fondato
l'associazione, ci siamo resi conto che il maggior successo lo
riscuotevamo paradossalmente dal Centro in giù. Per questo, nel
1998, abbiamo ricreato una federazione di associazioni regionali. Noi
abbiamo il compito di verificare che tutti agiscano correttamente, che
non si creino speculazioni. Quali sono le città che più si preoccupano per il frastuono? È
relativo. A Lucca, per esempio, le persone lamentano un gran baccano
tanto che adesso l'amministrazione sta pensando di chiudere il centro
storico al traffico privato. Ma questo è un po' il disagio di
tutte le città italiane. Le strade dei nostri centri storici
sono strette, spesso pavimentate in pietra, il rumore di una macchina
è amplificato. Il socio tipo che ricorre a voi? Si tratta
di persone disperate, perché devono fare i conti con un rumore
quotidiano, continuativo. Sono sull'orlo del suicidio, nel senso
biologico e fisiologico, ma sono persone che spesso, una volta risolto
il problema, non sentiamo più. Di rumore si muore? Io ho
seguito, direttamente o indirettamente, mezza dozzina di casi di
omicidio legati a questo problema. I casi di suicidio sono più
difficili da dimostrare, perché le loro dinamiche si possono
ricostruire solo attraverso il racconto di qualche congiunto.
per saperne di più ? Associazione «Missione Rumore» sito www.missionerumore.it; e-mail missionerumore.segreteria.soci@gmail.com ?
Ufficio federale svizzero dell'ambiente Ufam - Berna sito
www.bafu.admin.ch ? Ministero dell'ambiente e della tutela del
territorio e del mare sito www.minambiente.it
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