Quello che ci siamo portati.
Veneti a Montreal
Note:
quello che segue è la trascrizione del video, la trascrizione letterale delle
interviste. La sintassi è dunque quella di un parlato.
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Concetta Voltolina
Kosseim
pres. Circolo
Veneziani nel mondo- Québec
recita poesia da lei composta
Ogni volta che torno
e che riparto coi oci avidi e con animo smorto toco per tocco veneto mio te
imballo e via con mi te porto. Solo cusì quando sn qua in sta terra lontana
con il cor che pianse e meso insemenio se come se mi te avesse drio. In meso
a ste strade grande me go affana a
cercar le me colline e i me monti el mio mar e quando in meso alla gente de
colpo sento el parlar mio me volto, guardo, cerco e el cor se tutto un
struscio…
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Concetta Voltolina
Kosseim
51, 11 ma in meso a
tanta neve desso par miracolo de dio la casa del veneto se ga impiantà ed
esser me par al paese mio, se podagra gustar na poesia, na musica na lettura,
e se podarà sentirse in compagnia senza più soffrir de nostalgia
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FERDINANDO
BISINELLA, pres. sez. alpini Montreal
Tenere una sezione a Montreal è diventato una tradizione,
perché la sezione di Montreal è la più
anziana del nord america, nata nel 1964 ed è diventata una vera forza
perché conta 240 soci.
Flash
perché alpino si nasce e si muore.
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avv. Giovanni
Dolfato, presidente federazione associazioni venete del Québec
Qui a Montreal abbiamo 20.000 immigrati veneti. Questa emigrazione ha avuto origine dopo la seconda
guerra mondiale.
In maggioranza è questa l’immigrazione che c’è qui, iniziata
dopo gli anni ‘50, una immigrazione dove uno è arrivato senza granché e
cercava di farsi una vita qui in Nordamerica, come impresario, come manovale,
l’esperienza è molto varia.
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STORIA 1
CASA DEI RAVIOLI
Sacchetto Giuseppe,
casa dei ravioli
I prodotti che facciamo sono ravioli che è il più importante
di tutti, poi tortellini, cappelletti, lasagne, sughi, fettuccine, lasagne,
tagliatelle, rigatoni, pasta corta.
Vittoria Sartori,
casa dei ravioli
Abbiamo molti ristoranti, più di cento, abbiamo molti
hotel tutti i migliori ristoranti di Montreal
Sacchetto Giuseppe, casa dei ravioli
Mi chiamo Sacchetto Giuseppe sono nato a Cavarzere, in
provincia di Venezia e sono immigrato a Torino
Adalgisa Sartori,
casa dei ravioli
Ci siamo sposati nel ‘57 e siamo andati ad abitare a Torino.
Dopo un bel po’ di tempo mia sorella è arrivata in Italia.
Mia sorella Vittoria è arrivata in Italia e ha pensato:
chi vuole venire via con me? Ok, sono pronta. Così ha preparato tutte le
carte. Arrivando qua verso Natale hanno fatto i ravioli in casa e hanno
cominciato a dire “sono buoni”. Ok.
Mio cognato, il marito di mia sorella, ha cominciato a
dire: “perché non apriamo un pastificio?” bon! Ok! Perché non apriamo un pastificio?
Sacchetto Giuseppe,
casa dei ravioli
Così siamo partiti con tre macchine, 5 sacchi di farina e
abbiamo sviluppato questo lavoro che nel giro di 30 anni è diventato
abbastanza grosso.
Adalgisa Sartori
casa dei ravioli
Perché mio marito ha lavorato in Italia in un pastificio,
ha imparato là il mestiere non è che sia arrivato qua senza sapere niente.
Abbiamo cominciato la nostra storia: mia sorella ha un figlio io ne ho due e
continuiamo qui, è da un bel po’ di tempo che lavoriamo, più di trenta anni,
tutti i giorni
Sacchetto Giuseppe,
Facciamo una lavorazione artigianale, anzi casalinga non
vado in cerca di grandi distribuzioni, vado in cerca di clienti che tra me e
il cliente c’è amicizia, non è che lo trovano al supermercato il mio
articolo, lo trovano qui
Adalgisa Sartori
Mi spiace solo che sto diventando vecchia se no mi
piacerebbe lavorare tanti anni di più ancora.
Sacchetto Giuseppe
E’ una cosa che ho sempre fatto con tanta passione, tanti
sacrifici perché la partenza è stata un po’ dura per tutti
Adalgisa Sartori
Cosa ci siamo portati non è facile a dirlo. Diciamo
l’onestà e tante idee in testa per migliorare e il mestiere, certamente, il
mestiere di mio marito che ce l’ha fatto apprendere a tutti noi.
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Bruno Negrello,
alpino
Questa targa ricordo è stata regalata dal presidente Capriolo
alla sezione alpini di Montreal e ha una scritta che ha un valore per noi emigranti, o per me inestimabile. “Quelli della seconda naia” è scritto,
perché noi abbiamo fatto la naia che avevamo il dovere di fare e poi abbiamo
fatto l’altra naia, dell’emigrazione,
che forse è stata più dura dei 15, 18 mesi che abbiamo fatto.
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STORIA 2 – LOCARCON
CONSTRUCION DEI FRATELLI SOLDERA
Roberto Soldera –
Loracon Construction
Questa è una foto di mio padre, Antonio un immigrante di Italia,
di Treviso, che è venuto qui a Montreal nel 1954 e ha cominciato un business
di raccogliere ossa, grassi di macellerie. Poi abbiamo venduto 5 anni fa per iniziare questa
nuova ditta di costruzioni. Mio fratello
ha cominciato 10 anni fa, io ho
cominciato qui solo 5 anni fa.
Lorenzo Soldera, Loracon
Construction
L’anno che abbiamo cominciato era il 1990.
Abbiamo avuto una recessione qui in Canada nell’anno che
ho cominciato. Era un anno difficile. I primi 5 anni sono statti molto
difficili perché l’economia immobiliare era quasi a zero, e gli interessi del
18-20%.
L’anno 1995 è l’anno in cui abbiamo cominciato a fare un
po’ di profitto, dal 1995 ad oggi abbiamo sempre aumentato del 10-20 per
cento annuo il volume di vendite che facciamo.
Roberto
Adesso facciamo costruzioni, sviluppi di grandi terreni
nella regione di Montreal, compriamo grandi terreni e facciamo sviluppo di
shopping industriali grandi centri di distribuzione, grandi magazzini.
Lorenzo
Sicuro che la partenza che abbiamo avuto, l’opportunità,
quello che mio padre ha fatto per noi è importante, perché la credibilità che
abbiamo avuto con la comunità italiana e i clienti generale, il mondo in cui
lui ci ha educato, insegnandoci a rispettare,
essere onesti con il cliente in generale…
Il successo della compagnia poggia sul quelle basi lì:
lavorare forte, non puoi sbagliarti.
Roberto
Una lezione che mio padre mi ha sempre detto è di non
avere paura di lavorare e con quello punto lì ci siamo messi insieme per
lavorare e non ci siamo mai fermati.
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Concetta Voltolina
Kosseim
pres. Circolo
Veneziani nel mondo- Québec
Quando si è lontani dalla propria casa, dalla propria
patria, dalla nostra terra, solo sentir parlare il suo dialetto lei si sente
come a casa sua
Mi manca la bellezza estetica dell’Italia, mi manca la
bellezza estetica di Venezia
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STORIA 3 – VETRO DI
MURANO
LINO FUGA
Si comincia scaldando il vetro; quando il vetro è
temperato si prende l’argento, perché se è troppo caldo l’argento si brucia.
Quindi si deve aspettare un poco di temperare il vetro prima di prendere
l’argento, poi si usano colori per dare, come possiamo dire, un senso d’arte
e si deve aspettare che l’argento si attacchi bene al vetro, poi si copre con
il cristallo, avete visto che coprivo perché i colori escono più belli. Poi
lo modelliamo, lo tiriamo con le pinze, con le forbici.
Io non lavoro molto, lavoro 2, 3, 4 ore al giorno ne
faccio una quindicina al giorno, ne faccio 12, 15, 17.
Questo lavoro l’ho imparato da mio fratello
più vecchio: mi ha insegnato la tecnica il sistema e l’ho usato qui. Mio nonno
faceva bicchieri, mio bisnonno faceva lampadari, mio fratello
più vecchio faceva animali, ma sempre usando la tecnica di Murano
Sono orgoglioso di aver portato questa tecnica in Canada.
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STORIA 4- ORFEO
SARTOR – BRENTACORK
Io sono vetraio di professione da quando avevo 16 anni, ho
imparato a lavorare il vetro a Murano
NEL SUO MAGAZZINO
LIVE
Adesso stiamo producendo una capsula personalizzata, il
materiale come lei vede laggiù è materiale nero. Una piccola macchinetta fa
la stampa a caldo, dove possiamo scrivere quello che il cliente chiede, poi un’altra
macchina stampa sulla testina e personalizza la capsula
Siamo importatori da 25 anni di bottiglie provenienti dall’Italia
e in particolar modo dal Veneto; sono tutte bottiglie da vino, da liquori e
anche speciali per articoli da regalo,
prodotti di alta gamma e grande
bellezza. Sono credo le più belle bottiglie che si trovano in tutta Europa,
una tradizione originaria della vetreria zona di Formelle, Oderzo, ponte di Piave,
Il 90 % del nostro prodotto è italiano.
LIVE questo
scaffale rappresenta la maggior parte del settore bottiglie per vino con
colori usuali che si usano in Italia: bianco, verde antico e verde foglia
morta. Abbiamo anche qualche bottiglia
blu che va per l’acqua minerale e per l’acqua degli icerbeg.
Si guadagna un po’ meno che gli anni 80-90 perché la concorrenza
è micidiale ma ci difendiamo
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Avv. Giovanni
Dolfato
E’ importante mantenere le tradizioni venete per farle conoscere a nipoti e pronipoti.
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STORIA 5
suor Angela
Rizzardo
tutti quanti ghe
piase mangiar la cusina italiana
live in cucina
Io mi chiamo suor Angela Rizzardo, sono di Cavaso del
tomba, provincia Treviso. Sono 52 anni
che sono qui nel Quebec
Ho lavorato a Teleitalia con uno chef italiano, abbiamo
fatto tante ricette, io ho voluto far conoscere la cucina trevigiana: polenta e baccalà, peperonata…
Questa è la ricchezza!
Per conto mio la cucina è la storia del mondo,
dell’Italia: “ dimmi che cosa mangi ti dirò chi sei”. Di più ti dirò anche
questo: quando vado all’estero la prima cosa sono a tavola, mangio loro
prodotti la cucina è la storia del
mondo, che sia italiana, americana, quebechese, non se scappa, la tavola parla!
La cucina è parte della cultura
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Giuseppe Salvoni,
alpino / al centro veneto di Motreal
Raccontiamo le nostre storie, le cose che in passato
abbiamo fatto in Italia, da che parte veniamo, da che paesi, che corpo, che
reggimento, dove siamo stati. È una cosa che ci fa molto bene a noi, ci aiuta
a tenersi insieme, tenerci uniti.
Imelda Facchin
Bisinella, Pres. Centro di Cultura
Veneta – Montreal
La gente ci tiene molto a questi momenti di ritrovarsi
assieme, abbiamo però molta difficoltà ad avvicinare i giovani, che non hanno
le nostalgie che noi abbiamo.
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FINALE
CAS 8 PIERO FACCHIN,
conduttore televisivo/ nello studio televisivo dove lavora
Sono Piero Facchin, sono nato in Canada, però mio padre è
veneto.
Mi trovo a lavorare in questo studio, forse lo sapete o
forse non lo sapete ma Montreal ha 250 mila abitanti italiani, quindi ci sono
4 programmi in italiano di cui uno si chiama sportivi io sono il conduttore. Sportivi è un programma in italiano in cui si parla di sport non
solo a livello professionale ma anche a livello amatoriale, si parla di
giovani, si dà spazio ai giovani
Mo padre venuto via da Mussolente all’avventura e quando
si sentono queste storie di come loro sono partiti dalla loro terra e sono venuti
qui con una valigia, non parlando la lingua, non parlando l’inglese, il francese… ce le hanno raccontate in lungo e in
largo queste storie e ci fanno capire quanto era sofferto e quanto era
importante per loro dare una opportunità nuova che noi, lo dico sinceramente,
apprezziamo tantissimo.
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FINALE: Piero Facchin in diretta che
saluta il pubblico.
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