Rinaldo De Barba da Faverga, pioniere dell «hoteleria»
Convinto
dalle lettere entusiaste di Primo Capraro, Noè De Barba,
originario di Sossai e residente a Polpet, decide di solcare
l’oceano e cercare fortuna a Bariloche. Reduce da quattro anni di
guerra, coglie le opportunità offerte dall’amico e parente
Capraro nella regione dei laghi andini. Salpa da Genova con il
bastimento “Mafalda”. Dopo un mese è a Buenos Aires.
E’ un giorno di marzo del 1927. Ottant’anni dopo il figlio
di Noè, Rinaldo De Barba, inizia da quell’avventura il
racconto di una vita da emigrante, viaggiatore, pioniere del turismo
nelle montagne della Patagonia. Lo fa in un libro titolato “Il
figlio d’Italia” in onore sia della terra natìa che
della madre Italia Capraro.
Noè
De Barba aveva fatto esperienza nell’osteria di Faverga. E a
Bariloche ricominciò la sua vita da dove l’aveva lasciata,
preparando i pasti agli amici italiani che lavoravano nel paese.
All’epoca, poco prima del 1930, Bariloche contava appena 2.500
abitanti. Ma il lavoro non mancava, tanto che De Barba cambiò i
suoi piani. Era partito per racimolare qualche soldoe tornare poi in
Italia. Invece fu il resto della famiglia a raggiungerlo ai piedi della
cordigliera. «Arrivai
a Bariloche nel 1930, avevo 6 anni», ricorda Rinaldo De Barba,
«da quel momento fu mia mamma a portare avanti la locanda. In
casa di mia nonna a Faverga c’era un’osteria e la
tradizione è continuata in Argentina. Mio padre fece anche un
campo di bocce e mise un biliardo». Nell’osteria si
servivano piatti bellunesi: polenta e osei o polenta e gevero. Nel menu
anche salami e salsicce. Anche il vino era fatto in casa. Non si
pescava perché l’acqua del lago Nahuel Huapi è
troppo fredda. Rinaldo
ebbe la possibilità di studiare nelle città più
importanti della Patagonia. A Viedma e Bahia Blanca frequentò le
scuole superiori, da ragioniere. A Rosario iniziò la carriera
universitaria, ma abbandonò gli studi per seguire il suo sogno:
aprire un hotel. «In quell’epoca non c’era turismo,
si viveva di agricoltura e allevamento», racconta nel suo ufficio
al Nuevo Hotel Cristal, che conta quattro stelle e 150 stanze di
prim’ordine, «c’erano molti immigrati specie italiani
e tedeschi, ma anche qualche nordamericano e alcune famiglie
olandesi». «Sono stato il primo imprenditore alberghiero
della città», afferma. «Ho iniziato nel 1950, quando
con mio fratello e mio padre abbiamo iniziato a costruire l’hotel
Nevada. Sono stato il pioniere della hoteleria. Fino ad allora
c’erano solo alberghi di legno». L’ente del parco
nazionale Nahuel Huapi indirizzò gli investimenti verso opere
infrastrutturali che diedero impulso al settore turistico. La famiglia
De Barba allora aveva una locanda di legno, ma Rinaldo, poco più
che ventenne, aspirava a qualcosa di più: «Sognavo un
hotel. Attraverso l’influenza di un amico ingegnere convinsi mio
padre a firmare un contratto ipotecario. I miei genitori avevano paura.
Dicevano che in Italia molti avevano perso tutto firmando quei
contratti. Era il 1952. L’aeroporto era in costruzione e il
governo premeva per lo sviluppo del Parco nazionale». Così
è iniziata la fortuna della famiglia De Barba a Bariloche. Nel
giro di qualche anno ottenne quattro strutture importanti: gli hotel
Nevada, Cristal, Catedral Ski Catedral e il rifugio Lynch sulla vetta
del Cerro. C’è
chi paragona Bariloche a Cortina, per caratteristiche e prestigio. De
Barba non è sicuro che il paragone regga: «Sono casi
differenti. Bariloche ha avuto uno sviluppo lento e oggi assistiamo a
un vero e proprio boom. Arrivano investitori da tutto il mondo per
comprare terreni in questa zona». A 84 anni Rinaldo De Barba
è attivo nel suo hotel Cristal e non perde occasione per farsi
una sciata durante la stagione invernale. Ha scritto il libro
“Figlio d’Italia” e l’ha fatto tradurre in
italiano. Intanto lavora a un altro volume. Ha viaggiato molto, conosce
diverse lingue e conversando riaffiora un po’ alla volta anche la
lingua dei genitori, via via più fluente. Belluno è tra
le sue prossime mete: non nasconde il desiderio di «tornare
un’ultima volta in Italia». (e.c.)
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