Il trevigiano che lavora per Gaudi’ e Picasso Da Montebelluna per curare il merchandising dei due
artisti
Damiano
Miotto parla cinque lingue: italiano, inglese, spagnolo, ceco e francese. La
sua storia - seppure in chiave moderna - può benissimo essere paragonata a
quella dei veneti che, dalla fine dell’Ottocento fino al primo dopoguerra,
hanno preso la via delle Americhe, della Svizzera o delle miniere del Belgio in
cerca di fortuna. Insomma è un 39enne che rappresenta – e se ne compiace – il
prototipo del migrante del ventunesimo secolo: uno che alla corte di Zapatero
ha trovato una miniera d’oro. O, per lo meno, ha trovato moderni mecenati in
grado di dargli lavoro. Ancora oggi infatti come un secolo fa, ciò che spinge a
fare le valigie e a lasciare alle spalle la propria terra è la ricerca di
un’occupazione. Solida e remunerativa. Damiano è nato a Montebelluna e quando
ha deciso di andare in Spagna, non l’ha fatto perché a Treviso moriva di fame.
L’ha fatto per l’ambizione di lasciare un segno. Ci è riuscito: la sua agenzia
Misstake ha appena vinto l’appalto per rifare il merchandising del Museo Picasso
in Spagna. Ma non basta: ha già portato a termine lo stesso incarico per l’immagine
di Gaudì, lasciando la sua impronta su tazze, magliette, quaderni e borsette
che da Barcellona ogni giorno raggiungono ogni angolo del mondo. È un artista
moderno, un “comunicatore” o – come lui stesso ama definirsi – “un ibrido con
l’ambizione di diventare designer”.
Un ibrido in che senso?
“Magari
fossi capace di disegnare un tavolo o una sedia. Invece faccio dell’altro: ho
messo su un’agenzia di comunicazione, ho un mio ufficio stampa a Milano e una
sede a Cornuda”.
E fa merchandising.
“In
realtà questa parola non mi piace, perché vuol dire tutto e niente. Preferisco
dire che faccio prodotti. Per esempio per Gaudì ho progettato quaderni,
borsette, mousepad, tovagliette di carta e di stoffa, pupazzi di tutte le
dimensioni e tante altre cose. Poi mi piace molto lavorare con l’illustrazione:
prendo delle foto e ci disegno sopra. Ho fatto qualcosa del genere anche per
l’Elba”.
Che c’entra l’Elba adesso?
“Ho
lavorato per l’Apt dell’Arcipelago toscano. Mi hanno lasciato completamente a
briglie sciolte e ho rifatto i cataloghi. Di solito sono così noiosi…allora ho
deciso di cambiare. Ho preso le foto e ci ho disegnato sopra. Il lancio della
campagna è stato fatto a Milano alla fiera del turismo. Per quell’occasione
abbiamo fatto una serie limitata di brochure con le pagine profumate. E quando
aprivi il catalogo usciva una libellula di carta caricata con una molla”.
Pericoloso…
“Sì
(ride, ndr), effettivamente non te l’aspettavi, ma era quello il bello”.
E poi è finito in Spagna…
“In
Spagna c’ero già stato in realtà. Avevo dei negozi a Tenerife, poi ho lasciato
tutto e ho venduto a dei miei amici indiani. Prima invece lavoravo in Romania,
avevo un’azienda che faceva scarpe”.
Altre scarpe che respirano?
“No,
era il 1993 e avevo messo su questa fabbrica di calzature con qualche amico.
Poi mi sono fatto liquidare, perché non faceva per me e mi avevano appena
offerto di acquistare un negozio a Tenerife”.
Così da imprenditore si è trasformato
in commerciante e poi in comunicatore.
“Passando
per Russia, Repubblica Ceca e Africa”.
Africa?
“Sì,
a vent’anni vendevo le rimanenze della Liberty nel Burkina Faso”.
Scusi, ma quanti anni ha?
“Sono
del ’68, segno zodiacale gemelli”.
E quando ha deciso di mettersi nel campo
del design?
“Misstake
esiste dal 2002, all’inizio eravamo in tre, compresa la mia ex fidanzata
Giorgia. Poi ci siamo lasciati, che disastro…”.
Andiamo con ordine: come siete partiti?
“Abbiamo
iniziato con Gas, Replay, Comune di Venezia. Poi abbiamo lavorato col mio amico
Davide Paolini per il Gastronauta, per Diadora, Invicta e poi ci sono state le
maxi maglie”.
Maxi cosa?
“Sì,
quelle che vedi allo stadio. Siamo gli unici a farle”.
E Gaudì?
“Merito
della Laie, la catena di librerie che cura tutta l’oggettistica dedicata
all’artista. Pensa che mi hanno detto che hanno scelto me, perché non ero
catalano”.
E con Picasso com’è andata?
“Me
l’hanno comunicato da pochissimo. Ho già tutto pronto, aspetto soltanto il via
libera per iniziare a produrre”.
Ma in Italia non lavora?
“Ho
incarichi soprattutto all’estero, ma i miei prodotti sono in vendita in tutti i
musei d’arte contemporanea italiana e poi a settembre dovrebbe andare in porto
una cosa con la Juventus”.
Maxi maglie?
“No,
tutto il merchandising. Ma lo firmerà Lapo”.
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