Premio Giornalistico Alfio Menegazzo


 

Passate Edizioni - 2008 - Articoli: Lorena Levorato

 
Guadalajara (Mexico)


Guadalajara (Mexico) - La seconda citta´ del Messico, per importanza e numero di abitanti, ci sbatte in faccia la cruda realta´ messicana. Il divario tra ricchi, che rappresentano il 30% della popolazione, e l’enorme numero di poveri, che sfiorano la miseria. Appena fuori dal centro, verso le periferie, si presenta ai nostri occhi la triste realta’ delle colonie. Qui operano da piu’ di trent’anni le Missionarie Saveriane, la famiglia missionaria, sorta a Parma nel 1945 ad opera del saveriano padre Giacomo Spagnolo e dalla madre Celestina Bottego.
Suor Laura Littame’ e’ arrivata qui sei anni fa lasciando alle spalle al vita di Granze, nella bassa padovana. Laura dirige la casa di Atemajac del Valle, costruita nel 1974, nella perifeira nord di Guadalajara. «La nostra attivita´ anche qui in Messico e` rivolta all'animazione missionaria-vocazionanle – spiega Laura - e alla formazione di nuove missionarie. Collaboriamo anche con la pastorale delle parrocchie in cui ci troviamo».
La parrocchia di Nuestra Senora del Rosario comprende anche numerose colonie cresciute lungo i fianchi impervi e ripidi delle colline che circondano la citta`. Incamminandoci lungo gli assolati e caldi viottoli, tocchiamo con mano quello che fino a poche ore prima avevamo solo letto sulla guida e vagamente immaginato. Ci accompagna anche suor Maria Luisa, bergamasca, da trent’anni missionaria in Guadalajara. Bussiamo alla porta di una casupola fatta di muri a secco. Dopo alcune insistenze, ci viene ad aprire Olivia, 93 anni. Statura minuta, incurvata dal peso degli  anni. Due piccole treccine scendono a incorniciarle il viso. Con sorprendente spirito di accoglienza ci fa entrare nella sua casa. Una catapecchia nausebaonda e logora. Un odore acre e fetido, reso ancora piu´ insopportabile dall’umidita´ e dalla polvere ci chiude la gola. A fatica resistiamo per non scappare fuori. Ovunque immondizie di ogni tipo accastate agli angoli della piccola stanza. Di fronte alla porta, un tavolino: sopra c’e` appoggiato un piatto di pomodori e cipolle: festa grande per la nuvola di mosche che ci vola sopra. Dall’altra parte un misero giaciglio fatto di coperte impolverate e stracci consunti. In un altro angolo un cucinino lercio con alcune pentole  diventate il regno di insetti e scarafaggi. Sul pavimento, fatto di terra battuta, resti di cibo, escrementi di uccelli e polli e acqua stagnante.
«Quella in cui vive Olivia e’ una situazione comune qui nelle nostre colonie – rivela suor Laura – purtroppo il divario e` sempre piu` evidente e la forbice tende ad allargarsi continuamente. Anche se la nostra opera e` quella di annunciare e testimoniare il vangelo, non possiamo chiuderci gli occhi e non vedere. Cosi’ ci occupiamo delle situazioni piu’ indigentei della parrocchia: portiamo medicine nei casi di bisogno, curiamo gli ammalati, portiamo assistenza ai bambini. Putroppo – si rammarica suor Laura – il nostro piu’ grande problema sono i fondi. Viviamo grazie ad alcuni benefattori e di cio’ che ci viene mandato dall’Italia, ma e’ sempre molto poco. Noi ci affidiamo alla provvidenza e finora ce l’abbiamo sempre fatta».
Scendiamo dalla collina con un peso che comprime lo stomaco: la vergogna.

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