Guadalajara (Mexico) Guadalajara
(Mexico) - La seconda citta´ del Messico, per importanza e
numero di abitanti, ci sbatte in faccia la cruda realta´
messicana. Il divario tra ricchi, che rappresentano il 30% della
popolazione, e l’enorme numero di poveri, che sfiorano la
miseria. Appena fuori dal centro, verso le periferie, si presenta ai
nostri occhi la triste realta’ delle colonie. Qui operano da
piu’ di trent’anni le Missionarie Saveriane, la famiglia
missionaria, sorta a Parma nel 1945 ad opera del saveriano padre
Giacomo Spagnolo e dalla madre Celestina Bottego. Suor Laura
Littame’ e’ arrivata qui sei anni fa lasciando alle spalle
al vita di Granze, nella bassa padovana. Laura dirige la casa di
Atemajac del Valle, costruita nel 1974, nella perifeira nord di
Guadalajara. «La nostra attivita´ anche qui in Messico e`
rivolta all'animazione missionaria-vocazionanle – spiega Laura -
e alla formazione di nuove missionarie. Collaboriamo anche con la
pastorale delle parrocchie in cui ci troviamo». La
parrocchia di Nuestra Senora del Rosario comprende anche numerose
colonie cresciute lungo i fianchi impervi e ripidi delle colline che
circondano la citta`. Incamminandoci lungo gli assolati e caldi
viottoli, tocchiamo con mano quello che fino a poche ore prima avevamo
solo letto sulla guida e vagamente immaginato. Ci accompagna anche suor
Maria Luisa, bergamasca, da trent’anni missionaria in
Guadalajara. Bussiamo alla porta di una casupola fatta di muri a secco.
Dopo alcune insistenze, ci viene ad aprire Olivia, 93 anni. Statura
minuta, incurvata dal peso degli anni. Due piccole treccine
scendono a incorniciarle il viso. Con sorprendente spirito di
accoglienza ci fa entrare nella sua casa. Una catapecchia nausebaonda e
logora. Un odore acre e fetido, reso ancora piu´ insopportabile
dall’umidita´ e dalla polvere ci chiude la gola. A fatica
resistiamo per non scappare fuori. Ovunque immondizie di ogni tipo
accastate agli angoli della piccola stanza. Di fronte alla porta, un
tavolino: sopra c’e` appoggiato un piatto di pomodori e cipolle:
festa grande per la nuvola di mosche che ci vola sopra.
Dall’altra parte un misero giaciglio fatto di coperte impolverate
e stracci consunti. In un altro angolo un cucinino lercio con alcune
pentole diventate il regno di insetti e scarafaggi. Sul
pavimento, fatto di terra battuta, resti di cibo, escrementi di uccelli
e polli e acqua stagnante. «Quella in cui vive Olivia
e’ una situazione comune qui nelle nostre colonie – rivela
suor Laura – purtroppo il divario e` sempre piu` evidente e la
forbice tende ad allargarsi continuamente. Anche se la nostra opera e`
quella di annunciare e testimoniare il vangelo, non possiamo chiuderci
gli occhi e non vedere. Cosi’ ci occupiamo delle situazioni
piu’ indigentei della parrocchia: portiamo medicine nei casi di
bisogno, curiamo gli ammalati, portiamo assistenza ai bambini. Putroppo
– si rammarica suor Laura – il nostro piu’ grande
problema sono i fondi. Viviamo grazie ad alcuni benefattori e di
cio’ che ci viene mandato dall’Italia, ma e’ sempre
molto poco. Noi ci affidiamo alla provvidenza e finora ce
l’abbiamo sempre fatta». Scendiamo dalla collina con un peso che comprime lo stomaco: la vergogna.
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