Premio Giornalistico Alfio Menegazzo


 

Passate Edizioni - 2008 - Articoli: Alessandro Tortato

 

Luxardo

Ci sono storie che non possono emergere solo in occasione di anniversari o ricorrenze. E' per questo che, a più di un mese dalla “giornata del ricordo”, vogliamo ripercorrere la saga dei Luxardo di Zara, i celebri produttori del'omonimo maraschino, pregiato liquore di origine dalmata. Oggi l'azienda opera con successo a Torreglia, nei colli Euganei. Lo studio di Franco Luxardo (quinta generazione), che con Piero, Guido, Matteo, Filippo e Giorgio dirige l'impresa, è una sorta di piccolo museo con busti, medaglie, etichette, fotografie, modellini, ritratti. Esordisce Franco: “Le nostre fortune e sfortune sono legate ad un frutto bruttino ed asprigno giunto in Dalmazia probabilmente dall'Anatolia, la marasca, una ciliegia perfetta per la distillazione”. Tutto comincia nel 1821 quando Girolamo Luxardo, classe 1784, intraprendente uomo d'affari ligure, sbarca a Zara, allora terra d'Austria, e fonda una fabbrica destinata alla produzione del maraschino, prodotto che ha già una tradizione locale. Nel 1829 l'Imperatore d'Austria concede al bravo Girolamo un privilegio che gli riserva la produzione esclusiva del liquore per 15 anni. Precisa Franco “La ditta continua attualmente ad avere nella sua ragione sociale la dicitura Privilegiata Fabbrica Maraschino ”. E' l'inizio di uno sviluppo prodigioso: il maraschino Luxardo è bevuto in tutte le corti europee, trionfa nelle esposizioni internazionali, attraversa gli oceani. Le bottiglie, per evitare la rottura durante i lunghi viaggi, vengono protette da un intreccio di paglia che ancor oggi le riveste. Girolamo muore nel 1865. Si legge nell'epigrafe “Allo squisito licore ond'ha Zara vanto mondiale, nuovo credito aggiunse con operosa industria coronata da lucri fortunati e da premi”. Gli succederanno i figli Nicolò e Michelangelo. E' quest'ultimo ad inaugurare nel 1915 la nuova sede nel colossale complesso del Barcagno, sull'omonima riva di Zara, un edificio dall'elegante stile viennese. Ma in Europa soffiano già i venti della Grande Guerra. I figli di Michelangelo, di schietti sentimenti filo – italiani, si trovano in una situazione paradossale, l'uno contro l'altro armati. Nel dicembre 1914, infatti, il terzogenito Pietro è richiamato dall'esercito austriaco, mentre Nicolò, per tutti Nico, fugge da Zara e si arruola volontario in Italia. Lo troviamo tra le file della III Armata con il cognome cambiato in De Franchi per salvare la pelle in caso di cattura. L'animo patriottico di Nico non si affievolisce al termine del conflitto: è uno dei protagonisti dell'impresa di Fiume, amico di D'Annunzio. Franco Luxardo prende una bottiglia e spiega: “D'Annunzio aveva definito il nostro maraschino - puro come l'acqua di fonte - ma amava di più il ratafià , l'altro rosso liquore di marasche Luxardo, oggi ingrediente certificato del cocktail Singapore Sling , che lui stesso ribattezzò Sangue Morlacco .” Sull'etichetta l'inconfondibile grafia del Vate ancora lo testimonia: “il liquore cupo che alla mensa di Fiume chiamavo Sangue Morlacco”. Zara diviene italiana e fascista e la Luxardo adegua le strategie al nuovo mercato nazionale diventando l'azienda leader nel settore. Sorride Franco: “Alla prima dichiarazione dei redditi il notaio vista la cifra impallidì consigliando lui stesso di decurtarla di un terzo. La mia famiglia era stata educata al rigore asburgico…” Poi di nuovo la guerra ed il disastro. Il 28 novembre 1943 le bombe americane centrano in pieno lo stabilimento Luxardo in una Zara occupata dai nazisti: l'azienda è rasa al suolo ed ettolitri di maraschino scorrono come torrenti verso il mare. Decine di soldati tedeschi si tolgono l'elmetto per raccogliere il distillato e danzano in una grottesca sbornia collettiva. Non è finita: arrivano i partigiani slavi. Nico, l'eroe della Grande Guerra, cerca la salvezza con la moglie Bianca nella piccola isola di Selve. I due, il pomeriggio del 30 settembre 1944, sono gettati in mare e massacrati a remate. A fine ottobre Pietro, che è rimasto a Zara, è arrestato: finirà sotto acqua con una pietra al collo. L'altro fratello, Giorgio, papà di Franco, per fortuna si trova a Bologna. Nel secondo dopoguerra è esule a Venezia con la famiglia. Non hanno più nulla se non il cognome e la storia. A Giorgio basta. Prosegue Franco: “Mio padre scoprì che all'università di Firenze un certo professor Morettini aveva piantato degli alberi di marasche dalmate nell'orto botanico. Lo contattò cominciando poi a girare l'Italia in cerca di un terreno adatto per la coltivazione. Lo trovò qui a Torreglia. Le banche per fortuna gli diedero fiducia”. Nel frattempo a Zara la Jugoslavia nazionalizza il marchio. Producono un liquore scadente, inizialmente mantenendo il nome Luxardo. Molti distributori, ignari della tragedia, continuano ancora ad inviare lì gli ordini, ma, grazie a Dio, nell'azienda usurpata lavora un'impiegata fedele alla famiglia, Elisa Perlotti. La signora Perlotti, rischiando la vita, scrive in codice ai Luxardo i nomi dei clienti che richiedono i distillati. Si riannodano così i fili della rete commerciale ed è la rinascita. Conclude Franco: “Abbiamo iniziato il miracolo del Nordest vent'anni prima degli altri ed oggi siamo una realtà consolidata a livello mondiale”. Il commiato non può che avvenire con un bicchiere di maraschino: nel palato gli aromi della lontana Dalmazia, nella coscienza il consueto disagio per appartenere ad un paese che per anni ed anni ha dolosamente dimenticato questi suoi figli così devoti.

 

 

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