Premio Giornalistico Alfio Menegazzo


 

Passate Edizioni - 2008 - Articoli: Eleonora Vallin

 

Ibernata da quarant'anni

focus sulla laguna

SOMMARIO

Venezia è e sarà sempre una città turistica ma questo è un business che va governato facendo attenzione ai processi di «semplificazione economica». La soluzione? Uscire dall'immobilismo e individuare scenari alternativi

 

CATENACCIO

Alla base dello spopolamento ci sono varie ragioni: gli alti costi, la fatica degli amministratori nel mantenere lo stato di città e una forte spinta a usare gli spazi in un modo più redditizio

 

CATENACCIO

Le strutture ricettive sono aumentate, in città antica, del 300%, i posti letto del 66% con un tasso di uso dell'80% per l'alberghiero e del 50% per l'extra-alberghiero

 

Venezia è una città che ha sempre vissuto su una scommessa: che l'acqua non l'assalga, così come Napoli spera, ancora oggi, di non essere inghiottita dal fuoco del Vesuvio. Ma ci sono eventi trauma da cui non si può prescindere; e l'alluvione del '66 ha di certo trasformato per sempre l'urbe e la sua società. Da allora, a parte le circa 60 mila anime rimaste nell'isola (negli anni '50 erano 175 mila, la media è quindi di meno duemila l'anno) poco o nulla sembra essere cambiato. E a percorrere le calle e i sestieri del centro storico, a leggere le cronache di oggi, sembra di rivedere una pellicola già vista e sentita almeno quarant'anni fa. Con la differenza che alcuni fenomeni si sono accentuati, ma non si è ancora trovato il modo per governarli.

Sia chiaro: Venezia è e sarà sempre una città turistica. Ma questo, è opinione comune, è un business che va calmierato nei flussi, prezzi e spazi, prima che fagociti il capoluogo stesso che deve, tra l'altro, gestire altre annose questioni: una mobilità castrata, con una sola via di entrata e fuga su gomma; il pericolo inondazione, legato all'innalzamento del livello del mare che, per alcuni esperti, potrebbe portare la città a vivere l'incubo patito da New Orleans, devastata dall'Uragano Katrina nel 2005; il continuo spopolamento delle sue case, spesso anguste, e una qualità della vita tutta da recuperare.

Vero, si continuano a ripetere sempre le stesse cose da molti anni. Eppure, questo significa che nulla o poco s'è mosso. E stiamo parlando non solo del capoluogo di regione, sede delle istituzioni, di due Università, dei maggiori eventi culturali del Paese (vedi Biennale e Mostra del cinema) ma anche di una città simbolo, meta turistica privilegiata e imitata nelle sue architetture d'acqua fino a divenire un eterno metro di confronto. «Ogni volta che descrivo una città, dico qualcosa di Venezia» diceva Marco Polo al Kublai Kan, nell'infinita favola sull'urbanistica di Italo Calvino. «Per distinguere le qualità delle altre, devo partire da una prima città che resta implicita». E questa, era Venezia.

L'importanza della prospettiva

Si potrebbe prendere la «questione veneziana» da vari punti di vista, zoomando . Per Luigi Brugnaro, veneziano e presidente di Umana, è impossibile prescindere da una visione metropolitana, da un sistema che oltre all'insula comprenda anche la cintura e la terraferma e vada oltre verso Padova e Treviso. E' uno sguardo al futuro ma che torna al passato, qual era un tempo Venezia. «Bisogna riannodare i fili che si sono allentati – dice l'imprenditore – e investire nella coscienza dei cittadini. A Venezia non è morto niente, ma bisogna far vedere che i veneziani esistono, sono vivi, che la città è al servizio del Veneto e che qui si possono fare grandi affari». Anche per Enrico Bressan, titolare di Fondaco, azienda che si occupa della promozione del Marchio Venezia, e sottoscrittore del Movimento dei quarantenni per Venezia (che ha raccolto 1.240 iscritti) «la città è una sfida» ma «c'è bisogno di grandi eventi culturali, espositivi e sportivi; tutte opportunità che finora Venezia non ha mai colto». «Al centro storico manca visione – ammette Bressan – Mestre e Marghera sono invece il futuro».

Eppure, non si può ragionare attaccando o, meglio, trascinando monconi. E pur espandendo lo sguardo, allargando l'orizzonte, bisogna anche parlare di cosa è oggi la città antica. Quella che pian piano sta diventando un luogo estraneo e incomprensibile ai più. E se si vuole legarla alla terraferma va resa di nuovo comprensibile. Perché paradossalmente, ricorda l'urbanista Ezio Micelli, «Venezia alla fine serve anche alla Lega, per dire chi siamo, cosa vogliamo e dove stiamo andando». E come tuonava Indro Montanelli negli anni '60 non possiamo «fare di Venezia una grossa Torcello per sfruttarne il cadavere archeologico come Napoli fa con Paestum».

Alla ricerca di scenari alternativi

Torniamo, dunque, al centro perché è qui che, aggiunge Micelli, «non si è stati in grado di gestire il cambiamento». Immobilismo? «Sì, molto – dice l'urbanista - Negli ultimi quarant'anni a Venezia sono stati creati due incubatori d'impresa, a cui si aggiungono il recupero del Convento dei Santi Cosma e Damiano, alla Giudecca, per l'insediamento di attività artigianali e lo sviluppo della Venice International University nell'isola di San Servolo». E' stato creato il Mose (ancora in costruzione) e il ponte di Calatrava (in stand by) ma, ricorda Micelli «la sub lagunare è rimasta su carta e l'Arsenale è legato ad attività di tipo pubblico e a scelte localizzative dell'amministrazione. E certo non è sentito come un polo vitale per la città. Il lido è diventato un luogo per passioni senili e piazza S. Marco un enorme carrozzone turistico. I flussi seguono percorsi standardizzati e ci sono zone abbandonate».

Le colpe? «Interessi reali misti a inerzia», conclude Micelli. E ora serve un patto dei cittadini con la città per «costruire qualità, scenari alternativi e un'urbe non caotica». Ma dove sono i cittadini?

I veneziani, pochi e ultrasessantenni

Negli ultimi quarant'anni Venezia ha ridotto di un terzo i suoi abitanti che ora sono meno di 269 mila con un peso dell'insula (città antica più estuario) pari al 34% sul totale del comune (nel 1971 era del 43%). Alla base del suo spopolamento ci sono varie ragioni: il giudizio di invivibilità, gli alti costi, la fatica degli amministratori nel mantenere lo stato di città e una forte spinta a usare gli spazi in un modo economico più redditizio. L'interscambio in entrata e uscita per lavoro e studio è alto ma, sottolinea Giuseppina di Monte ricercatrice e urbanista del Coses «ciò che manca oggi è una popolazione giovane che risiede, prende casa e vive a Venezia. Senza dimenticare che per ogni giovane ci sono 2,2 persone ultrasessantenni». Le conseguenze? «E' la domanda che contribuisce a mantenere viva una città – spiega Di Monte – e ora questa non è più generata dai residenti bensì dal turista che porta reddito (si stima oltre un miliardo l'anno di fatturato, ndr ) e fa ristrutturare il patrimonio edilizio». Così oggi a Venezia tutto costa di più ma tutto rende di più. E' difficile fare la spesa sotto casa, andare da Tronchetto a Rialto senza perdere 40 minuti o vedere un buon film al cinema; ma è diventato facilissimo aprire un bed and breakfast.

Tutto ruota attorno al turismo

Dal 2002 al 2006, secondo fonti Coses, i visitatori della città insulare sono cresciuti del 25%, i pernottamenti del 45% e gli escursionisti del 16%. Nel 2007 sono arrivate in centro storico oltre due milioni di persone (5,8 milioni le presenze). Le strutture ricettive sono aumentate, in città antica, del 300%, i posti letto del 66% con un tasso di uso delle strutture dell'80% per l'alberghiero e del 50% per l'extra-alberghiero (dati 2007) che dal 2000 è aumentato del 450%. Galeotta fu la legge regionale sul turismo e la variante del PRG del 1999 che ha permesso l'uso del patrimonio residenziale a fini ricettivi. «Oggi il mercato è estremamente segmentato – spiega Claudio Scarpa direttore dell'Associazione veneziana albergatori – una volta c'erano solo quattro alberghi in centro e si dormiva in periferia. Oggi anche chi non ha grandi budget si può permettere di soggiornare in zone centrali perché offriamo sia la residenza antica sia una stanza in un affittacamere». «Bisogna però fare attenzione a questo processo di semplificazione dell'economia veneziana - sottolinea Di Monte – così come alla creazione di monoculture». Il rischio, è di abbracciare la tesi proposta due anni fa dall'economista britannico John Kay che voleva trasformare Venezia in un parco tematico e farlo gestire dalla Disney Corporation. E se è già difficile oggi pensare a Venezia senza i veneziani, di certo sgomenta condannarla a questa fine.

 

L'intellighenzia cerca silenzio

 

SOMMARIO

Il mercato della compravendita segna il passo ma i prezzi salgono del 7%. Due i target di acquirenti: stranieri facoltosi e alto borghesi italiani che si «accontentano» del bilocale da restaurare

 

DIDA. Il segmento di pregio . Per un appartamento sul Canalgrande le quotazioni salgono a 10 mila euro al metro quadro

 

Comprare casa oggi a Venezia (in centro storico) costa 7.550 euro al metro quadro ma la quotazione per zone che si affacciano sul Canalgrande arriva anche a 10 mila. Un dato questo che, stando alle rilevazioni di Scenari immobiliari, nel 2007 è cresciuto del 7% rispetto l'anno precedente. Secondo il presidente Mario Breglia «si tratta di costi comparabili solo con realtà come Trastevere e Campo dei Fori a Roma» anche se parliamo «delle uniche zone presenti nelle classifiche dei compratori internazionali». Il mercato però, chiosa Breglia, dopo dieci anni di corsa vorticosa ora è fermo (nel 2007 le compravendite hanno subito un calo del 5,9%, ndr ) e il caro euro sul dollaro aggrava la flessione».

Ma chi compra a Venezia? Due le categorie: pochi stranieri in grado di muovere però grandi cifre (arabi e russi, in cima alla lista) o alto borghesi italiani che di norma appartengono all' intellighenzia milanese: magnati della moda o della finanza alla ricerca di una seconda casa per vacanze primaverili o autunnali. «Questo secondo target acquista di solito perché si è innamorato della città e trova piacere nel ristrutturare anche pochi metri quadri, spendendo almeno 50 mila euro per una vista in una calle silenziosa», dice Breglia. Ma pur essendo proprietari vi soggiornano solo per brevi periodi, lasciando per lunghi mesi le imposte chiuse e le stanze al buio.

Cresce, invece, il mercato degli affitti che si nutre di turisti e studenti. Ciò che è difficile se non impossibile vendere a Venezia è invece la cosiddetta «casa normale» per famiglie. «Le trattative durano anche oltre un anno – continua Breglia – spesso non è facile definire la metratura e agli alti costi si aggiungono tutti gli onerosi interventi di recupero». Non va infatti dimenticato, come rivela il Coses, che l'85% degli edifici della città antica è stato costruito prima del 1919. E potrebbe essere sfitto da molti anni. «I contributi al restauro e all'acquisto previsti dalla Legge speciale, infine – ricorda la ricercatrice Giuseppina Di Monte – hanno avuto solo l'effetto di aumentare i prezzi di mercato e ora sono stati dirottati sul Mose. Il risultato? Venezia non è più in grado di garantire il programma di restauro urbano; e la differenza di costi di manutenzione, anche di un semplice intervento idraulico, tra terraferma e laguna è del 30%».

 

 

Compravendite del settore residenziale (mq) a Venezia

 

 

 

2005

2006

2007

 

 

Compravendite (mq)

510.000

540.000

508.000

 

 

Var %

-

5,9

-5,9

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonte : Scenari Immobiliari

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Andamento dei prezzi medi (euro\mq) nel settore residenziale a Venezia

 

Zona

2006

2007

Var % 06-07

 

 

centro

7.050

7.550

7,1

 

 

semicentro

4.050

4.300

6,2

 

 

periferia

2.750

2.900

5,5

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonte : Scenari Immobiliari

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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