Premio Giornalistico Alfio Menegazzo


 

Passate Edizioni - 2009 - Articoli: Cristina Bellemo

 

"Libera" La mafia si vince

Liberare. Liberarsi. Libertà. Parole dette e ridette, in tutte le salse. Spesso abusate, svuotate di significato e di valore. Parole di cui riempirsi la bocca per impedire nel frattempo alla mente di pensare, al cuore di desiderare.

Perché se alla libertà si lascia la sua dignità, se alla libertà si appiccicano due ali di coraggio e di ardimento, beh, allora anche se vola pesa. Diventa così pesante che schiaccia, se non ci stai attento. In ogni caso non puoi restare indifferente.

C’è un gruppo che si chiama “Libera”: è un aggettivo che connota senza lasciare spazio a compromessi, ed è al contempo un’esortazione, un monito. “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” (questo è il nome per esteso) è nata il 25 marzo 1995 per sollecitare la società civile alla lotta contro le mafie e promuovere legalità e giustizia. Mica ce n’è solo una, di mafia. Attualmente Libera è un coordinamento di oltre 1.500 associazioni, gruppi, scuole, realtà di base, impegnate sul territorio per costruire sinergie politico-culturali e organizzative capaci di diffondere la cultura della giustizia. La legge sull’uso sociale dei beni confiscati alle mafie, l’educazione alla legalità democratica, l’impegno contro la corruzione, i campi di formazione antimafia, i progetti sul lavoro e lo sviluppo, le attività antiusura: ecco, questi sono alcuni percorsi di lavoro di Libera, che è stata riconosciuta come associazione di promozione sociale dal Ministero della Solidarietà Sociale. Nel 2008 è stata inserita dall’Eurispes tra le eccellenze italiane.

Per informazioni www.libera.it.

L’intervista a don Luigi Tellatin

LA SPERANZA NON MUORE

Don Luigi Tellatin è il coordinatore regionale per il Veneto di Libera. L’abbiamo incontrato nella canonica della sua parrocchia, a Facca, appena fuori Cittadella, “facendoci strada” tra pile di libri ammonticchiati ovunque, dalle mensole al pavimento. Amico da sempre di don Luigi Ciotti, leader di Libera, che viene a fargli visita ogni anno il mercoledì santo. Conosce bene Rita Borsellino, Giancarlo Caselli, Raffaele Cantone, e molti tra coloro che si oppongono alla mafia.

«Vorrei che non si usasse più la parola “opporsi”, quando si parla di mafia. La mafia si deve vincere».

Ma si può vincere la mafia?

«Sì. Se si rompono i suoi legami con la politica e l’economia, facendo crescere tra la gente la cultura dei diritti e dei doveri, in contrapposizione a quella del privilegio e dell’omertà».

Perché è nata Libera?

«Per due motivi principali. In primo luogo, riflettendo sul tema della droga. Dopo Falcone e Borsellino le mafie (tra le quali la ‘ndrangheta è la più terribile, anche perché è la più diffusa all’estero) si erano buttate accanitamente sul commercio della droga. L’intervento non va demandato solo alle Forze di Polizia: non è una questione di guardie e ladri. Le mafie si combattono con la convergenza, con l’impegno della società in tutte le sue sfaccettature, in special modo la scuola. Ci vuole un cambiamento sostanziale: da società civile a società corresponsabile».

«Secondo. L’Italia è un Paese che dimentica in fretta. Anche la tensione emotiva su Falcone e Borsellino si è smorzata presto, nella sua efficacia di sprone. Libera vuole mantenere viva la memoria, per difendere le vittime della mafia. Quelle morte ma anche quelle vive. Falcone diceva che si muore quando si è soli».

«Una delle prime azioni è stata la raccolta di firme per la confisca dei beni mafiosi. Ne abbiamo messe insieme un milione e le abbiamo portate all’allora presidente della Camera Irene Pivetti. Ne è nata (riprendendo la legge Rognoni-La Torre dell’82) la legge 109 del ’96: stabilisce che il maltolto sia riassegnato alla società civile. Da qui sono partiti i progetti di Libera Terra, un’estensione di Libera: gestisce quattro cinque cooperative che operano proprio sulle terre portate via alla mafia. Ogni anno migliaia di ragazzi da ogni parte del mondo chiedono di venire a lavorare per le cooperative di Libera: solo nel 2008 abbiamo ricevuto 5.000 richieste».«Adesso stiamo agendo affinché sia fatta una revisione della legge per accelerare i tempi tra il sequestro e l’assegnazione e perché siano quantificabili anche i beni mobili delle mafie». «Alla mafia interessano primo il potere, secondo il denaro. Colpirle sui beni è la strada per ridurle all’impotenza. Le mafie Spano hanno un bilancio dai 130 ai 150 miliardi di euro annui: praticamente l’8/10% del Pil».

Perché è forte la mafia?

«Perché nelle Regioni cardine la mafia dà come privilegio ciò che lo Stato dovrebbe dare come diritto. Perché oggi le mafie si dividono le competenze e il lavoro: si sono specializzate. Controllano mercati come quelli dei videopoker, del doping utilizzato ampiamente nelle nostre palestre, della prostituzione e della tratta. L’83% dei clandestini arrivati in Italia come regolari turisti viene gestito dai meccanismi delle agenzie della tratta. La mafia è oggi l’azienda che ha più liquidità: con la molla economica riesce a entrare nel tessuto buono dell’economia».

Cosa non abbiamo ancora capito?

«Che il potere della mafia, come ho già detto, innesca una questione prima di tutto culturale ed educativa. Se si crea e si coltiva un terreno di rispetto della dignità umana, lì la mafia non attecchisce».

«E non abbiamo ancora capito che la mafia non è un problema del Sud, ma dell’Italia. Entra in alcune Regioni del Nord con il riciclaggio, l’usura, i saccheggi ambientali, gli investimenti. Nel Veneto, per esempio, ha due modi di distruggere le aziende: creando il vuoto attorno o insinuandosi all’interno, annientandole da dentro. Aziende sane diventano luoghi di riciclo». «Le banche dovrebbero farsi un bell’esame di coscienza, a questo proposito: tanta colpa dell’usura è dei loro tassi esagerati».

«Per fortuna qui tiene ancora il tessuto sociale, ma mostriamo subito il fianco sul terreno della prostituzione, della droga, del doping, delle dipendenze dal gioco, del lavoro nero, coi sistemi del caporalato, di appalti e subappalti. Gli ultimi rapporti di Legambiente collocano il Veneto tra i primi posti per abusi contro l’ambiente. I dati del CNEL, il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, evidenziano che l’usura, in Veneto, è un fenomeno importante».

Cosa ne pensa di Roberto Saviano? La mafia ha paura dei libri?

«Conosco bene Roberto, sono stato uno dei primi a portarlo qui al Nord. Lui quelle cose le diceva da anni. Il problema si pone quando un libro va in mano a milioni di persone. Adesso Roberto ha risolto la sua vita sotto il profilo economico. Solo che non può viverla». «Non è accettabile che ci sia gente che deve vivere sotto scorta, magari da venti trent’anni, per poter fare il suo lavoro».

Che cosa ha fatto nascere in lei questo carisma?

«La volontà di vivere seriamente il vangelo. Cristo, uno che ne sapeva qualcosa, ci ha dato ben due beatitudini sulla giustizia. La giustizia e la pace sono il sogno di ogni credente. E nel momento in cui tu, in prima persona, ti “sporchi” le mani, da credente diventi credibile».

Un augurio di Natale.

«Continuare a piantare alberi e a costruire altalene. La speranza che non muore vince la morte attraversando pienamente l’umanità».

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