“L'arte
è un nonostante” scriveva il filosofo ungherese Gyorgy
Luckacs. In queste parole, più che all'essenza dell'opera,
è all'artista che si guarda: nonostante la finitezza
dell'essere, l'opera d'arte è immortale, ci sopravvive. Ci sono
argomenti, immagini, per noi fonte di disagio, paura, tabù. Come
la malattia. E ci sono luoghi che materializzano queste nostre paure.
Come gli ospedali. Ci vuole davvero coraggio e generosità per
trasformare paura e tabù, disagio e dolore in fiori di vita e
speranza, in colore. A Padova, superata la rotonda dell'ospedale si
imbocca via Gattamelata e si prosegue diritto. Sulla destra una volta
sorgeva quello che ora viene chiamato ex Busonera, oggi sede dell'IOV:
l'Istituto Oncologico Veneto. Una struttura all'avanguardia, il primo
Istituto del Veneto specificatamente destinato alla prevenzione,
diagnosi e cura dei tumori ed alla ricerca sul cancro. Dentro
all'Istituto ci sono grandi stanze, lunghi e fitti corridoi, un
continuo affaccendarsi di medici e infermieri. Ci sono uomini e donne e
bambini. Ognuno con la propria storia e la propria valigia di speranza.
Prendiamo Franco Barbieri, ad esempio. Fu un grande uomo, un grande
giornalista. Iniziò la sua carriera nel 1971 e dal 2000 al 2005
fu direttore del Mattino di Padova, La Nuova Venezia e La Tribuna di
Treviso. Morì per un male incurabile. Maria Pia Soranzo Barbieri
fu la sua donna, colei che lo accompagnò nella malattia
facendosi carico sì del dolore ma trasformando l'amarezza in
colore. Durante la malattia del marito Maria Pia cominciò a
dipingere e anche il marito trovò consolazione dagli affanni
nell'arte. Quando ad un luogo associamo emozioni dure, come sofferenza,
dolore, disperazione, da quel luogo vogliamo fuggire, allontanarci il
più possibile. Maria Pia invece resta allo IOV. Con
determinazione ottiene dall'Istituto una piccola stanza, con una porta
blu. Dietro quella porta blu, al secondo piano dello IOV, in
verità sempre aperta, Maria Pia l'alchimista organizza IOV-Art,
spazio libero e gratuito, una struttura che accoglie pazienti,
volontari, parenti, infermieri, e chiunque graviti nell'Istituto.
Dentro ci sono insegnanti – veri professionisti che prestano il
loro lavoro dalle 10 alle 14 ogni giorno - di musica, disegno, origami.
E molte altre storie. “Buongiorno, posso entrare? sono
curiosa”, una donna esile muove passi di farfalla e posa occhi
leggeri sui colori e sui disegni appesi, racconta di come fosse negata
lei, da bambina, in disegno. Poi però le dita si muovono veloci
e sicure sulla carta e i colori fanno sbocciare un sorriso sulle sue
labbra. “Buongiorno!” questa volta è un volontario,
si accomoda sulla poltroncina come fosse a casa sua, scambia un paio di
battute, vuole vedere gli ultimi lavori di origami. La stanza trabocca
di gioia, ci sono fiori di carta ovunque - quelli veri hanno il polline
che può essere dannoso per i malati – e una miriade di
matite colorate, pennarelli, acquerelli. “Quando guardo il mio
disegno sono così orgogliosa, dice un'altra signora, mai avrei
pensato di fare qualcosa di così bello”. Perché la
bellezza è preziosa, quanto più è inattesa tanto
più è confortante. C'è Maria Pia Barbieri seduta
in un angolo, una cascata di capelli biondi, occhi profondi pieni di
tenace tenerezza. E c'è Sonia Battaglia, un cognome che la
riassume perfettamente, imponente sulla sedia a rotelle, in mano
il numero della prenotazione: hanno chiamato l'81, lei ha il 142. Ne ha
da aspettare. E quindi si mette a raccontare: “Chi scopre di
essere malato vive una svolta. La malattia non è solo sofferenza
individuale, diventa un'occasione irripetibile, si scopre la
solidarietà. Quando sai cos'è il dolore ti fai subito
carico di quello degli altri. Viviamo in un mondo competitivo, qui
invece dipingere, creare artisticamente, ha un valore diverso, senza la
pretesa di realizzare opere d'arte. Sono emozioni che butti fuori, non
soggette a critiche. Metti da parte per un po' la tua rabbia, mitighi
la tensione e ti proietti in una dimensione spirituale,
solidale”. Improvvisamente allora appare chiaro perché
quella stanza abbia l'impellente bisogno di uscire allo scoperto.
Perché l'arte in questo è magica: parla alla gente, la
coinvolge. Travolge gli animi e, se la sai ascoltare, fa diventare
persone migliori. Per questo Maria Pia ha riunito i disegni, piccole
perle preziose, nella mostra “Il sogno e la cura” che
inaugurerà al Centro Culturale San Gaetano il 17 giugno alle ore
18, con interventi di storici dell'arte, pittori, psicanalisti, medici.
Con il direttore de Il Mattino di Padova, Omar Monestier, Alberto
Schon, Pier Carlo Muzzio e tanti altri. Ma soprattutto con i disegni di
quanti sono passati allo IOV Art e hanno lasciato la loro
testimonianza: una traccia colorata che ci regala un sorriso
dolcissimo, pieno di riconoscenza, perché ci mostra come anche
dal male nascano i fiori.
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