Premio Giornalistico Alfio Menegazzo


 

Passate Edizioni - 2009 - Articoli: Barbara Codogno

 

IOV Barbieri

“L'arte è un nonostante” scriveva il filosofo ungherese Gyorgy Luckacs. In queste parole, più che all'essenza dell'opera, è all'artista che si guarda: nonostante la finitezza dell'essere, l'opera d'arte è immortale, ci sopravvive. Ci sono argomenti, immagini, per noi fonte di disagio, paura, tabù. Come la malattia. E ci sono luoghi che materializzano queste nostre paure. Come gli ospedali. Ci vuole davvero coraggio e generosità per trasformare paura e tabù, disagio e dolore in fiori di vita e speranza, in colore. A Padova, superata la rotonda dell'ospedale si imbocca via Gattamelata e si prosegue diritto. Sulla destra una volta sorgeva quello che ora viene chiamato ex Busonera, oggi sede dell'IOV: l'Istituto Oncologico Veneto. Una struttura all'avanguardia, il primo Istituto del Veneto specificatamente destinato alla prevenzione, diagnosi e cura dei tumori ed alla ricerca sul cancro. Dentro all'Istituto ci sono grandi stanze, lunghi e fitti corridoi, un continuo affaccendarsi di medici e infermieri. Ci sono uomini e donne e bambini. Ognuno con la propria storia e la propria valigia di speranza. Prendiamo Franco Barbieri, ad esempio. Fu un grande uomo, un grande giornalista. Iniziò la sua carriera nel 1971 e dal 2000 al 2005 fu direttore del Mattino di Padova, La Nuova Venezia e La Tribuna di Treviso. Morì per un male incurabile. Maria Pia Soranzo Barbieri fu la sua donna, colei che lo accompagnò nella malattia facendosi carico sì del dolore ma trasformando l'amarezza in colore. Durante la malattia del marito Maria Pia cominciò a dipingere e anche il marito trovò consolazione dagli affanni nell'arte. Quando ad un luogo associamo emozioni dure, come sofferenza, dolore, disperazione, da quel luogo vogliamo fuggire, allontanarci il più possibile. Maria Pia invece resta allo IOV. Con determinazione ottiene dall'Istituto una piccola stanza, con una porta blu. Dietro quella porta blu, al secondo piano dello IOV, in verità sempre aperta, Maria Pia l'alchimista organizza IOV-Art, spazio libero e gratuito, una struttura che accoglie pazienti, volontari, parenti, infermieri, e chiunque graviti nell'Istituto. Dentro ci sono insegnanti – veri professionisti che prestano il loro lavoro dalle 10 alle 14 ogni giorno - di musica, disegno, origami. E molte altre storie. “Buongiorno, posso entrare? sono curiosa”, una donna esile muove passi di farfalla e posa occhi leggeri sui colori e sui disegni appesi, racconta di come fosse negata lei, da bambina, in disegno. Poi però le dita si muovono veloci e sicure sulla carta e i colori fanno sbocciare un sorriso sulle sue labbra. “Buongiorno!” questa volta è un volontario, si accomoda sulla poltroncina come fosse a casa sua, scambia un paio di battute, vuole vedere gli ultimi lavori di origami. La stanza trabocca di gioia, ci sono fiori di carta ovunque - quelli veri hanno il polline che può essere dannoso per i malati – e una miriade di matite colorate, pennarelli, acquerelli. “Quando guardo il mio disegno sono così orgogliosa, dice un'altra signora, mai avrei pensato di fare qualcosa di così bello”. Perché la bellezza è preziosa, quanto più è inattesa tanto più è confortante. C'è Maria Pia Barbieri seduta in un angolo, una cascata di capelli biondi, occhi profondi pieni di tenace tenerezza. E c'è Sonia Battaglia, un cognome che la riassume  perfettamente, imponente sulla sedia a rotelle, in mano il numero della prenotazione: hanno chiamato l'81, lei ha il 142. Ne ha da aspettare. E quindi si mette a raccontare: “Chi scopre di essere malato vive una svolta. La malattia non è solo sofferenza individuale, diventa un'occasione irripetibile, si scopre la solidarietà. Quando sai cos'è il dolore ti fai subito carico di quello degli altri. Viviamo in un mondo competitivo, qui invece dipingere, creare artisticamente, ha un valore diverso, senza la pretesa di realizzare opere d'arte. Sono emozioni che butti fuori, non soggette a critiche. Metti da parte per un po' la tua rabbia, mitighi la tensione e ti proietti in una dimensione spirituale, solidale”. Improvvisamente allora appare chiaro perché quella stanza abbia l'impellente bisogno di uscire allo scoperto. Perché l'arte in questo è magica: parla alla gente, la coinvolge. Travolge gli animi e, se la sai ascoltare, fa diventare persone migliori. Per questo Maria Pia ha riunito i disegni, piccole perle preziose, nella mostra “Il sogno e la cura” che inaugurerà al Centro Culturale San Gaetano il 17 giugno alle ore 18, con interventi di storici dell'arte, pittori, psicanalisti, medici. Con il direttore de Il Mattino di Padova, Omar Monestier, Alberto Schon, Pier Carlo Muzzio e tanti altri. Ma soprattutto con i disegni di quanti sono passati allo IOV Art e hanno lasciato la loro testimonianza: una traccia colorata che ci regala un sorriso dolcissimo, pieno di riconoscenza, perché ci mostra come anche dal male nascano i fiori. 

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