E'
stato presentato ieri in una conferenza stampa tenutasi nella sede
delle JoleFilm di Padova il nuovo mediometraggio diretto da Giuseppe
Barresi con protagonista Marco Paolini e Mario Brunello. Il film (Eh
sì, trilla soddisfatto il violoncellista Mario Brunello, si
può proprio dire che ho fatto un film! Hem, diciamo che ci hai
partecipato, lo incalza Paolini) realizzato con il sostegno della
Provincia Autonoma di trento e in collaborazione con Arte Stella,
Antiruggine e Suoni dlele Dolomiti, ha seguito per quasi due anni il
percorso di Mario Brunello, il grande violoncellista nato a Castefranco
Veneto nel 1960. Brunello ha studiato al Conservatorio con Vendramelli
e Janigro, ha vinto il concorso internazionale Cajkovskij di mosca. Un
violoncellista -tiene corsi e concerti nella sua città nella sua
città natale al capannone Antiruggine, un'antica fabbrica
adibita a sala da concerto- che è stato diretto da Abbado,
Mehta, che ha collaborato con Accardo, Zimmermann. Eppure, questo
grande musicista, ha un'istanza che stravolge quel comune sentire che
vuole la musica classica come “musica in doppiopetto”,
deputata ad un pubblico esperto e di nicchia. Brunello non solo spazia
dalla classica al jazz, non solo suona con Vinicio Capossela, Uri Caine
e lavora in teatro con personaggi del calibro di Maddalena Crippa e,
appunto, l'amico Paolini (Ehi, tuona sornione Paolini, piano a parlare
di amicizia: Brunello è juventino!) ma si spinge in luoghi
limite come l'alta montagna o il deserto. Il film, che andrà in
onda il giorno di Pasqua in seconda serata su LA7, titola infatti:
“In tempo ma rubato” e si apre con le note de la
“Sarabanda” di Haendel (che troviamo come colonna sonora
nel film Barry Lindon di Kubrick) compositore contemporaneo di Bach
“il mio compositore preferito”, come asserisce Brunello. E
proprio nel titolo del film troviamo la chiave per capire la poetica di
Brunello. “Rubato” indica un modo di eseguire la musica che
è diverso dalla scansione isocrona, nella quale tutte le note
che sono segnate hanno la stessa durata. “Rubare” suonando
significa in generale eseguire la musica con lievi
accelerazioni-decelerazioni, adattando quindi il tempo alla struttura
della composizione che si suona. Accade quindi che note segnate con la
stessa durata abbiano invece, nel corso dell’esecuzione, durate
diverse. Ogni grande esecutore si permette delle variazioni di tempo
che tendono a sottolineare qualcosa di particolarmente significativo. E
Nel caso di Bach suonato al violoncello siamo veramente all’apice
della questione perché oltre ad essere sublime e veramente
meravigliosa, la musica di Bach, per violoncello solo, costituisce una
sorta di testamento spirituale del musicista che l’ha composta
alla fine della sua vita, quando era ormai quasi cieco. Marco
Paolini nel film dialoga con l'illustre Mario Brunello, condividendone
l'idea di portare l'arte fuori dai luoghi deputati, di renderla
partecipata, trasformandola in un'esperienza importante per il
pubblico. Ma come interagisce Paolini con la musica? “Io ancora
non la capisco. Non neho gli strumenti. Eppure ne sono coinvolto,
catturato. Mi abbandono a Mario per capire. Sono attratto
dall'orchestra: spesso nei miei spettacoli ho un'orchestra e il suono,
passando, attraversando l'orchestra è molto str,no, non è
come stare davanti al palco quando il suono ti arriva pulito, lo
avverti rovesciato”. Marco Paolini, gli occhi piccoli di chi ha
dormito poco: “Ieri sera ero a Rimini, stasera sarò a
Rovigo. Non sono come Brunello, io, che va in tourné in giro per
il mondo, Io viaggio tra Rovigo, Rosolina...”. Eppure
è sempre un gran bel viaggiare e in questo nuovo film Marco
Paolini ci fa viaggiare con la musica del grande Brunello e ci fa
capire l'importanza di avere uno sguardo nuovo, sguardo di cui l'arte e
la musica sono portatori.
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