Premio Giornalistico Alfio Menegazzo


 

Passate Edizioni - 2009 - Articoli: Massimo Favaro

 

Un gondoliere senza fronzoli

La gondola è un’icona romantica,

ma per i veneziani è tuttora

un indispensabile servizio.

In traghetto, con il gondoliere

Livio Ceciliati, da una sponda

all’altra del Canal Grande.

Usare la gondola per spostarsi a Venezia è un lusso alla portata di chiunque. Perché se oramai nessuna autorità dispone di una gondola personale – l’ultima è stata Peggy Guggenheim – ogni giorno impiegati e studenti continuano a farsi traghettare dalle gondole ‘da parada’: un servizio pubblico non di linea che consente di attraversare il Canal Grande in alcuni punti strategici.

Pochi minuti di navigazione per evitare lunghe camminate, dietro il pagamento di un modico ‘biglietto’, pari a 50 centesimi di euro. Il punto di attraversamento più frequentato della città lagunare è quello, garantito dal traghetto di San Tomà, che dimezza il tragitto tra l’area di San Marco e la stazione ferroviaria. Livio Ceciliati è uno dei tre ‘capi bancale’ di questo traghetto, uno cioè dei responsabili, eletti dall’assemblea dei gondolieri. “Oggi sono solo otto i traghetti ‘da parada’ attivi a Venezia, ma sino a non molti anni fa – si rammarica Livio – erano il doppio: la riduzione dei nostri utenti è un ulteriore effetto del continuo spopolamento della città”. In questo caso, però, i tanti visitatori di Venezia contribuiscono a mantenere in vita questo particolarissimo servizio. “Molti turisti – racconta il gondoliere – pagano in una sola volta più tratte, rimanendo in barca per godere della vista sul Canal Grande”. Bisogna però osservare alcune regole di comportamento, per non ostacolare chi ha giustamente fretta e per rendere sicura la navigazione. “Noi vogatori invitiamo i passeggeri – spiega Livio – a disporsi su entrambi i lati; vanno poi evitati movimenti improvvisi che possono sbilanciare l’imbarcazione, ad esempio per scattare delle fotografie”. Il maggiore pericolo

dei gondolieri rimane però il moto ondoso generato dalle imbarcazioni a motore, in particolare dai ‘vaporetti’ del servizio pubblico, che con la bassa marea possono rischiare di capovolgere le gondole. Altre norme sono all’insegna del rispetto dei passeggeri: “a bordo della gondola da parada è proibito fumare e gli animali – aggiunge Livio – devono essere provvisti di guinzaglio e museruola”.

Come “capo bancale” spetta a Livio far rispettare le regole anche ai colleghi gondolieri, distribuendo punizioni e multe se sono in ritardo, se si comportano o si vestono in modo non adeguato – la maglia a righe non è un vezzo, ma un dovere – oppure se non tengono in ordine la propria gondola.

La gondola ‘da parada’ e la seducente gondola ‘da nolo’ sono imbarcazioni molto simili. “Entrambe – spiega Livio – misurano dieci metri e mezzo, sono asimmetriche e rigorosamente di colore nero; nella gondola da parada l’asimmetria è più marcata, mentre mancano tutte le decorazioni, come il tappeto rosso, i sedili foderati, ma anche i tradizionali ferri di prua, i ‘pettini’”.

“Sulla gondola da parada ci sono inoltre due forcole, a prua e a poppa, in quando sono necessari due vogatori: il peso totale a pieno carico, con quattordici passeggeri e comprendendo i 300 chilogrammi della gondola, sfiora talvolta i 1.500 chilogrammi”. Un notevole sforzo fisico per i vogatori di San Tomà, “il traghetto che a Venezia percorre – sottolinea Livio – il tratto più lungo”.

Prima di indossare egli stesso, dieci anni fa, la maglia a righe del gondoliere, Livio svolgeva un mestiere di tutt’altro tipo: l’elettricista. Livio è così riuscito nell’obiettivo di trasformare la propria passione in una professione e, ora, sta trasmettendo ai due figli l’amore per la voga, che egli stesso ha avuto sin da bambino. “A undici anni ho disputato la mia prima gara e finora ho partecipato per quindici volte alla Regata Storica, vogando sulle ‘caorline’ con la Remiera Francescana”. “Il risultato più prestigioso è secondo posto alla Storica e il quarto posto alla regata di Mestre, ma non tengo quasi più il conto: dal primo al quarto posto si vincono delle bandiere, ne ho collezionate – si compiace il gondoliere – già centocinquanta!”.

Uno stereotipo va però aggiornato. Di cantare non se ne parla. Livio proprio non vuole saperne. “Il gondoliere – sostiene – non è un giullare”.

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