Un gondoliere senza fronzoli
La gondola è un’icona romantica,
ma per i veneziani è tuttora
un indispensabile servizio.
In traghetto, con il gondoliere
Livio Ceciliati, da una sponda
all’altra del Canal Grande.
Usare
la gondola per spostarsi a Venezia è un lusso alla portata di
chiunque. Perché se oramai nessuna autorità dispone di
una gondola personale – l’ultima è stata Peggy
Guggenheim – ogni giorno impiegati e studenti continuano a farsi
traghettare dalle gondole ‘da parada’: un servizio pubblico
non di linea che consente di attraversare il Canal Grande in alcuni
punti strategici.
Pochi
minuti di navigazione per evitare lunghe camminate, dietro il pagamento
di un modico ‘biglietto’, pari a 50 centesimi di euro. Il
punto di attraversamento più frequentato della città
lagunare è quello, garantito dal traghetto di San Tomà,
che dimezza il tragitto tra l’area di San Marco e la stazione
ferroviaria. Livio Ceciliati è uno dei tre ‘capi
bancale’ di questo traghetto, uno cioè dei responsabili,
eletti dall’assemblea dei gondolieri. “Oggi sono solo otto
i traghetti ‘da parada’ attivi a Venezia, ma sino a non
molti anni fa – si rammarica Livio – erano il doppio: la
riduzione dei nostri utenti è un ulteriore effetto del continuo
spopolamento della città”. In questo caso, però, i
tanti visitatori di Venezia contribuiscono a mantenere in vita questo
particolarissimo servizio. “Molti turisti – racconta il
gondoliere – pagano in una sola volta più tratte,
rimanendo in barca per godere della vista sul Canal Grande”.
Bisogna però osservare alcune regole di comportamento, per non
ostacolare chi ha giustamente fretta e per rendere sicura la
navigazione. “Noi vogatori invitiamo i passeggeri – spiega
Livio – a disporsi su entrambi i lati; vanno poi evitati
movimenti improvvisi che possono sbilanciare l’imbarcazione, ad
esempio per scattare delle fotografie”. Il maggiore pericolo
dei
gondolieri rimane però il moto ondoso generato dalle
imbarcazioni a motore, in particolare dai ‘vaporetti’ del
servizio pubblico, che con la bassa marea possono rischiare di
capovolgere le gondole. Altre norme sono all’insegna del rispetto
dei passeggeri: “a bordo della gondola da parada è
proibito fumare e gli animali – aggiunge Livio – devono
essere provvisti di guinzaglio e museruola”.
Come
“capo bancale” spetta a Livio far rispettare le regole
anche ai colleghi gondolieri, distribuendo punizioni e multe se sono in
ritardo, se si comportano o si vestono in modo non adeguato – la
maglia a righe non è un vezzo, ma un dovere – oppure se
non tengono in ordine la propria gondola.
La
gondola ‘da parada’ e la seducente gondola ‘da
nolo’ sono imbarcazioni molto simili. “Entrambe –
spiega Livio – misurano dieci metri e mezzo, sono asimmetriche e
rigorosamente di colore nero; nella gondola da parada
l’asimmetria è più marcata, mentre mancano tutte le
decorazioni, come il tappeto rosso, i sedili foderati, ma anche i
tradizionali ferri di prua, i ‘pettini’”.
“Sulla
gondola da parada ci sono inoltre due forcole, a prua e a poppa, in
quando sono necessari due vogatori: il peso totale a pieno carico, con
quattordici passeggeri e comprendendo i 300 chilogrammi della gondola,
sfiora talvolta i 1.500 chilogrammi”. Un notevole sforzo fisico
per i vogatori di San Tomà, “il traghetto che a Venezia
percorre – sottolinea Livio – il tratto più
lungo”.
Prima
di indossare egli stesso, dieci anni fa, la maglia a righe del
gondoliere, Livio svolgeva un mestiere di tutt’altro tipo:
l’elettricista. Livio è così riuscito
nell’obiettivo di trasformare la propria passione in una
professione e, ora, sta trasmettendo ai due figli l’amore per la
voga, che egli stesso ha avuto sin da bambino. “A undici anni ho
disputato la mia prima gara e finora ho partecipato per quindici volte
alla Regata Storica, vogando sulle ‘caorline’ con la
Remiera Francescana”. “Il risultato più prestigioso
è secondo posto alla Storica e il quarto posto alla regata di
Mestre, ma non tengo quasi più il conto: dal primo al quarto
posto si vincono delle bandiere, ne ho collezionate – si compiace
il gondoliere – già centocinquanta!”.
Uno
stereotipo va però aggiornato. Di cantare non se ne parla. Livio
proprio non vuole saperne. “Il gondoliere – sostiene
– non è un giullare”.