San Valentino
C’è
un nuovo motivo per Amare Stramare. Non soltanto per fare parte
di un’accolita di eccentrici (l’associazione omonima), che
abitano con la mente ed il cuore un luogo disabitato. Amare Stramare a
San Valentino ha un colore strano: vuol dire prendere parte ad una
festa di popolo, quella del santo patrono e bere un’acqua, quella
della fontana nel centro della piazza, che vanta una particolare
contiguità con Eros. Amare Stramare quest’anno è
anche capitare ad un nuovo appuntamento con la storia, quella
maiuscola, che –come può- si inclina a passare attraverso
le vite degli umili. Tutto quello che succederà a Stramare il 15
febbraio merita così di essere raccontato. Anche questa è
una storia musicale, e passa attraverso gli eventi bellici, la
ricostruzione ed il febbraio di novant’anni fa. Mariano Lio,
ricercatore appassionato di tradizioni e cultura locale, dopo
aver creato le suggestioni del Natale popolare con la
stupefacente riscoperta di un’antica lauda cinquecentesca( La
nòte santa), torna ad appassionare con una nuova importante
scoperta. Dalle carte che con cura raccoglie da decenni, alla ricerca
di una traccia di passato che non sia solo cronaca ma si componga di
significato, ha recuperato un importante canto bellico, “Il
lamento di Segusino invaso”. Pare infatti che nel 1919, a guerra
conclusa, una circolare del ministero dell’interno invitasse le
Prefetture a raccogliere fra i relativi comuni inni e canti di guerra.
Il Commissario prefettizio di Segusino, Capitano Giuseppe Manusia,
inviò proprio questo “Lamento di Segusino invaso” a
firma dell’allora Caporale Giuseppe Mello ( che diventerà
poi un celebre giurista), datato gennaio 1918, sull’aria di
“Torna al tuo paesello…” romanza resa celebre da
Luciano Tajoli. Questo canto, recuperato ed elaborato, verrà
eseguito proprio la mattina del 15 febbraio dal coro di Stramare
diretto da Sabino Toscan. Un recupero che non ha un valore soltanto
estetico ma si lega ad un altro evento importante per il borgo
pedemontano. “Sappiamo- spiega Lio- che la guerra è finita
prima, ma le conseguenze si trascinano ovviamente per mesi, per anni.
Al ritorno dall’esilio lungo un anno la gente trova e si rifugia
negli unici due edifici col tetto, la vecchia scuola e la chiesetta.
Nel frattempo, cooperative del zoldano sono incaricate dal Governo di
fornire legname per la ricostruzione. Nel febbraio 1919, a lavori
più o meno finiti la gente vuole ricordare quel momento di
sofferenza ma anche di rinascita e dedica un piccolo capitello alla
Madonna di Lourdes con l’accordo che per nove anni ancora
avrebbero ricordato ufficialmente il significato di quella data.”
Ma la giornata riserverà molti altri momenti d’interesse:
una mostra di fotografie ed oggetti bellici, un mini tour gourmand
nelle case del paese, il concerto della banda cittadina, alcune letture
di eventi bellici occorsi a Stramare e raccolti nell’ultimo libro
di Mariano Lio ( Stramare, un borgo un cognome) sono previsti in
mattinata. Nel pomeriggio invece i visitatori potranno sfidarsi
nell’antico (e proibito) gioco della morra ed ascoltare melodie
popolari dalla fisarmonica di Gilberto Meneghin.