Premio Giornalistico Alfio Menegazzo


 

Passate Edizioni - 2009 - Articoli: Elena Filini

 

San Valentino

C’è un nuovo motivo per Amare Stramare.  Non soltanto per fare parte di un’accolita di eccentrici (l’associazione omonima), che abitano con la mente ed il cuore un luogo disabitato. Amare Stramare a San Valentino ha un colore strano: vuol dire prendere parte ad una festa di popolo, quella del santo patrono e bere un’acqua, quella della fontana nel centro della piazza, che vanta una particolare contiguità con Eros. Amare Stramare quest’anno è anche capitare ad un nuovo appuntamento con la storia, quella maiuscola, che –come può- si inclina a passare attraverso le vite degli umili. Tutto quello che succederà a Stramare il 15 febbraio merita così di essere raccontato. Anche questa è una storia musicale, e passa attraverso gli eventi bellici, la ricostruzione ed il febbraio di novant’anni fa. Mariano Lio, ricercatore appassionato di tradizioni e cultura locale, dopo aver  creato le suggestioni del Natale popolare con la stupefacente riscoperta di un’antica lauda cinquecentesca( La nòte santa), torna ad appassionare con una nuova importante scoperta. Dalle carte che con cura raccoglie da decenni, alla ricerca di una traccia di passato che non sia solo cronaca ma si componga di significato, ha recuperato un importante canto bellico, “Il lamento di Segusino invaso”. Pare infatti che nel 1919, a guerra conclusa, una circolare del ministero dell’interno invitasse le Prefetture a raccogliere fra i relativi comuni inni e canti di guerra. Il Commissario prefettizio di Segusino, Capitano Giuseppe Manusia, inviò proprio questo “Lamento di Segusino invaso” a firma dell’allora Caporale Giuseppe Mello ( che diventerà poi un celebre giurista), datato gennaio 1918, sull’aria di “Torna al tuo paesello…” romanza resa celebre da Luciano Tajoli. Questo canto, recuperato ed elaborato, verrà eseguito proprio la mattina del 15 febbraio dal coro di Stramare diretto da Sabino Toscan. Un recupero che non ha un valore soltanto estetico ma si lega ad un altro evento importante per il borgo pedemontano. “Sappiamo- spiega Lio- che la guerra è finita prima, ma le conseguenze si trascinano ovviamente per mesi, per anni. Al ritorno dall’esilio lungo un anno la gente trova e si rifugia negli unici due edifici col tetto, la vecchia scuola e la chiesetta. Nel frattempo, cooperative del zoldano sono incaricate dal Governo di fornire legname per la ricostruzione. Nel febbraio 1919, a lavori più o meno finiti la gente vuole ricordare quel momento di sofferenza ma anche di rinascita e dedica un piccolo capitello alla Madonna di Lourdes con l’accordo che per nove anni ancora avrebbero ricordato ufficialmente il significato di quella data.” Ma la giornata riserverà molti altri momenti d’interesse: una mostra di fotografie ed oggetti bellici, un mini tour gourmand nelle case del paese, il concerto della banda cittadina, alcune letture di eventi bellici occorsi a Stramare e raccolti nell’ultimo libro di Mariano Lio ( Stramare, un borgo un cognome) sono previsti in mattinata. Nel pomeriggio invece i visitatori potranno sfidarsi  nell’antico (e proibito) gioco della morra ed ascoltare melodie popolari dalla fisarmonica di Gilberto Meneghin.

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