Premio Giornalistico Alfio Menegazzo


 

Passate Edizioni - 2009 - Articoli: Domenico Lanzilotta

 

L'ultima passeggiata del Sergente

L'anniversario. Un anno fa moriva nella sua Asiago lo scrittore Mario Rigoni Stern. Nell'autunno del 2007 aveva dato il suo addio al bosco dove aveva ambientato tanti dei suoi racconti.

Una passeggiata che diventa congedo silenzioso. Nessun testimone, nessuna compagnia. Soltanto lui e l'Altipiano. Così, uno degli ultimi giorni dell'autunno 2007, Mario Rigoni Stern aveva deciso di salutare il bosco per eccellenza. Quello del Kaberlaba, una mezzora a piedi dal centro di Asiago. Qui - dove ancora si vedono lepri, caprioli, galli forcelli e se sei fortunato anche il “re” cedrone - erano ambientati tanti dei suoi racconti. Abitava già nel suo corpo quel male che giusto un anno fa, lunedì 16 giugno 2008, lo ha ucciso. Alvise Basso, che sul Kaberlaba lavora nell'albergo di famiglia, tiene caro quel ricordo: «Era stato qui con un gruppo di persone nella primavera del 2007 - racconta -. Ci spiegò che si trattava di un sopralluogo per sistemare alcune targhe con citazioni dai suoi libri più famosi». È il percorso I luoghi della memoria e dell'ispirazione nella letteratura di Mario Rigoni Stern voluto dalla Regione del Veneto nel 2006 per celebrare i suoi 85 anni: un itinerario naturalistico e letterario guidato dai suoi scritti. «Nell'autunno di quell'anno - continua Basso - è ritornato. Ha osservato le targhe e poi, senza dire una parola, si è addentrato nel bosco, dove ha camminato a lungo». Un'intimità cercata per tutta la vita, e voluta con più forza proprio quando l'esistenza si stava avvicinando al tramonto. Ancora una volta, confondere le proprie tracce con quelle del lepre, forse anche immedesimarsi ancora una volta - come ai tempi della Ritirata di Russia - con il capriolo inseguito da uno dei bracconieri rimasti sotto quei cieli carichi di pioggia e di azzurro. Ma tra i ricordi legati a Mario Rigoni Stern, Alvise Basso ne conserva anche di più sereni. Suo suocero, Giacomo “Barba” Mosele («Ma non è lui quello delle Stagioni di Giacomo», precisa), era uno degli amici storici dello scrittore. E proprio ai cani da caccia della famiglia Mosele, Alba e Franco, è dedicato uno dei racconti che compongono Il bosco degli urogalli, il volume che nel 1962 confermò che Il sergente della neve non sarebbe rimasto l'unica testimonianza della sua grandezza. «Mario veniva quassù a trovare il Barba - ricorda Basso - quattro, cinque volte l'anno. Erano amici dai tempi della scuola, quel genere di amicizie che non hanno bisogno di troppe parole». Qualche battuta, il ricordo d'un viso o di un fatto, l'immancabile immersione nel bosco verde di primavera o immacolato di gennaio. Ora sulla sua tomba nel cimitero di Asiago - ancora provvisoria, una croce e un nome - si accumulano sassi, biglietti, fiori. Piccoli segni d'immortalità.


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