L'emergenza. In grave stato di
conservazione le 78 sculture: croste nere, polverizzazioni, distacchi
Statue del Prato uccise dai gas
«Ora i candidati si impegnino»
L'appello di Legambiente e Amissi
del Piovego a chi è in corsa per diventare sindaco
Di restauro
si parla a tratti. L'ultima volta nella primavera di un anno fa, quando il Cnr
definì un preciso “protocollo di pulizia” e l'assessore Luisa Boldrin assicurò
tempi rapidi: «Per finanziare gli interventi abbiamo già la fila, tra aziende,
associazioni e altri enti interessati», spiegava su queste pagine il 10 aprile
2008. Poi le statue che circondano l'isola Memmia sono tornate nell'oblio. E
pur rimanendo sotto l'occhio di chiunque passi per il Prato, il loro stato di
conservazione, che continua a peggiorare, non richiama più l'attenzione dei
padovani. «Niente è stato fatto dall'amministrazione comunale per salvare le
statue del Prato, se si esclude una ripulitura - che data 2007 - di alcuni
basamenti danneggiati dalle scritte di qualche incivile e la pulitura della
canaletta avvenuta poche settimane fa dopo mesi di attesa». Il presidente degli
Amissi del Piovego Maurizio Uliana non usa mezzi termini. La sua associazione,
insieme a Legambiente, torna ad alzare la voce per chiedere di salvare le 78
sculture in pietra di Nanto, memoria di figure illustri legate alla storia
della città. «Sono 36 quelle particolarmente danneggiate, in parte per atti
vandalici ma soprattutto per l'effetto degli agenti atmosferici, enormemente
potenziato da due fattori: l'inquinamento urbano e l'incuria», spiega Lucio
Passi di Legambiente. Un attento giro attorno ai due ordini di statue permette
di capire in che stato si trovino: dita o mani spezzate, evidenti tracce di
erosione, croste nere, muffe, perfino muschi che rendono irriconoscibili i
tratti scolpiti nella tenera pietra vicentina. Molte iscrizioni sui basamenti
ormai non si leggono più, mentre «i segni e le decorazioni si stanno via via
polverizzando. Dalle due associazioni arriva un appello rivolto ai candidati
sindaco: «Chiediamo - spiega Uliana - che ciascuno di loro dichiari che cosa
intende fare per il Prato: al di là di un restauro che definire urgente è il
minimo, vogliamo sapere in che modo intendano diminuire le cause del
deterioramento, cioè i gas prodotti dal traffico che l'area del Prato è
obbligata a sopportare».
APPROFONDIMENTO
Tra croste e polverizzazioni
ecco i nemici dei monumenti
Sono
quattro i principali tipi di degrado che colpiscono le statue del Prato.
Erosione-corrosione: è l'azione congiunta di pioggia e dissoluione chimica del
calcare, aumentata dai gas inquinanti dell'aria padovana (biossido di azoto,
anidride carbonica, anidride solforosa). Depositi di croste nere: sono di
diverso spessore e tonalità cromatiche; la colorazione nera è dovuta
prevalentemente alle particelle carboniose tipiche delle polveri sottili come
il Pm10. Polverizzazioni, esfoliazioni, scagliature: sono connesse agli effetti
della dissoluzione ciclica del gesso prodottosi a causa dell'inquinamento
atmosferico e delle continue vibrazioni causate dal traffico. Patine: sono
dovute alla elevata porosità della pietra con la quale le statue sono state
realizzate e quindi al ristagno maggiore delle acque nelle statue stesse. Si presentano
sotto forma di aree colpite da colorazioni verdi.
IL DATO
1989/94
Sei anni di interventi
Partì nel
1989 il “grande restauro” del Prato della Valle. Oltre a una generale opera di
ripulitura effettuata in loco, per alcune delle statue fu necessario il
trasferimento in laboratorio per effettuare lavori più complessi e delicati,
come l'inserimento di perni e strutture metalliche. I lavori del “grande
restauro” furono completati nel 1994.
I
PARTICOLARI
Graffiti d’inciviltà
Dopo le ripuliture del 2007, sono
tornate scritte e incisioni sui piedistalli
Più volte
cancellati (l'ultima ripulitura fu realizzata nell'estate del 2007),
ricompaiono sistematicamente a deturpare i basamenti delle statue che
circondano l'isola Memmia. Così, oltre ai danni provocati dall'inquinamento e
dalle vibrazioni dovute al traffico automobilistico, si aggiunge anche
l'imbecillità dei vandali a danneggiare il complesso monumentale. Nella foto,
il piedistallo della statua di Pietro Danieletti completamente ricoperta di
scritte e disegni.
Muffe e patine
Una delle opere più colpite
La statua
di Raniero Vasco è una delle più danneggiate dell'intero complesso monumentale
nato negli anni Settanta del Settecento da un'idea di Andrea Memmo.
La caviglia rotta
Le scalfitture non si contano più
Nella foto,
il particolare della caviglia di Raniero Vasco: un pezzetto è andato perduto,
ma altri si stanno per staccare: i lavori di conservazione sono decisamente
urgenti.
Il Petrarca devastato
Dita scomparse, il volto ormai
irriconoscibile
Una delle
Tre Corone della letteratura italiana, ritratto in mezzo agli altri personaggi
del Prato, ha ormai quasi perduto la faccia: il suo volto è irriconoscibile. E
non è l'unico.