Premio Giornalistico Alfio Menegazzo


 

Passate Edizioni - 2009 - Articoli: Domenico Lanzilotta

 

L'emergenza. In grave stato di conservazione le 78 sculture: croste nere, polverizzazioni, distacchi

 Statue del Prato uccise dai gas

«Ora i candidati si impegnino»

 L'appello di Legambiente e Amissi del Piovego a chi è in corsa per diventare sindaco

Di restauro si parla a tratti. L'ultima volta nella primavera di un anno fa, quando il Cnr definì un preciso “protocollo di pulizia” e l'assessore Luisa Boldrin assicurò tempi rapidi: «Per finanziare gli interventi abbiamo già la fila, tra aziende, associazioni e altri enti interessati», spiegava su queste pagine il 10 aprile 2008. Poi le statue che circondano l'isola Memmia sono tornate nell'oblio. E pur rimanendo sotto l'occhio di chiunque passi per il Prato, il loro stato di conservazione, che continua a peggiorare, non richiama più l'attenzione dei padovani. «Niente è stato fatto dall'amministrazione comunale per salvare le statue del Prato, se si esclude una ripulitura - che data 2007 - di alcuni basamenti danneggiati dalle scritte di qualche incivile e la pulitura della canaletta avvenuta poche settimane fa dopo mesi di attesa». Il presidente degli Amissi del Piovego Maurizio Uliana non usa mezzi termini. La sua associazione, insieme a Legambiente, torna ad alzare la voce per chiedere di salvare le 78 sculture in pietra di Nanto, memoria di figure illustri legate alla storia della città. «Sono 36 quelle particolarmente danneggiate, in parte per atti vandalici ma soprattutto per l'effetto degli agenti atmosferici, enormemente potenziato da due fattori: l'inquinamento urbano e l'incuria», spiega Lucio Passi di Legambiente. Un attento giro attorno ai due ordini di statue permette di capire in che stato si trovino: dita o mani spezzate, evidenti tracce di erosione, croste nere, muffe, perfino muschi che rendono irriconoscibili i tratti scolpiti nella tenera pietra vicentina. Molte iscrizioni sui basamenti ormai non si leggono più, mentre «i segni e le decorazioni si stanno via via polverizzando. Dalle due associazioni arriva un appello rivolto ai candidati sindaco: «Chiediamo - spiega Uliana - che ciascuno di loro dichiari che cosa intende fare per il Prato: al di là di un restauro che definire urgente è il minimo, vogliamo sapere in che modo intendano diminuire le cause del deterioramento, cioè i gas prodotti dal traffico che l'area del Prato è obbligata a sopportare».

 

APPROFONDIMENTO

Tra croste e polverizzazioni

ecco i nemici dei monumenti

 Sono quattro i principali tipi di degrado che colpiscono le statue del Prato. Erosione-corrosione: è l'azione congiunta di pioggia e dissoluione chimica del calcare, aumentata dai gas inquinanti dell'aria padovana (biossido di azoto, anidride carbonica, anidride solforosa). Depositi di croste nere: sono di diverso spessore e tonalità cromatiche; la colorazione nera è dovuta prevalentemente alle particelle carboniose tipiche delle polveri sottili come il Pm10. Polverizzazioni, esfoliazioni, scagliature: sono connesse agli effetti della dissoluzione ciclica del gesso prodottosi a causa dell'inquinamento atmosferico e delle continue vibrazioni causate dal traffico. Patine: sono dovute alla elevata porosità della pietra con la quale le statue sono state realizzate e quindi al ristagno maggiore delle acque nelle statue stesse. Si presentano sotto forma di aree colpite da colorazioni verdi.

 

IL DATO

1989/94

Sei anni di interventi

Partì nel 1989 il “grande restauro” del Prato della Valle. Oltre a una generale opera di ripulitura effettuata in loco, per alcune delle statue fu necessario il trasferimento in laboratorio per effettuare lavori più complessi e delicati, come l'inserimento di perni e strutture metalliche. I lavori del “grande restauro” furono completati nel 1994.

I PARTICOLARI

 Graffiti d’inciviltà

Dopo le ripuliture del 2007, sono tornate scritte e incisioni sui piedistalli

Più volte cancellati (l'ultima ripulitura fu realizzata nell'estate del 2007), ricompaiono sistematicamente a deturpare i basamenti delle statue che circondano l'isola Memmia. Così, oltre ai danni provocati dall'inquinamento e dalle vibrazioni dovute al traffico automobilistico, si aggiunge anche l'imbecillità dei vandali a danneggiare il complesso monumentale. Nella foto, il piedistallo della statua di Pietro Danieletti completamente ricoperta di scritte e disegni.

 

Muffe e patine

Una delle opere più colpite

La statua di Raniero Vasco è una delle più danneggiate dell'intero complesso monumentale nato negli anni Settanta del Settecento da un'idea di Andrea Memmo.

 

La caviglia rotta

Le scalfitture non si contano più

Nella foto, il particolare della caviglia di Raniero Vasco: un pezzetto è andato perduto, ma altri si stanno per staccare: i lavori di conservazione sono decisamente urgenti.

Il Petrarca devastato

Dita scomparse, il volto ormai irriconoscibile

Una delle Tre Corone della letteratura italiana, ritratto in mezzo agli altri personaggi del Prato, ha ormai quasi perduto la faccia: il suo volto è irriconoscibile. E non è l'unico.


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