Il vicentino Domenico Cariolato, uno dei Mille
In
occasione del bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi,
l’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano di
Roma ha pubblicato uno speciale del suo periodico, la“Rassegna
storica del Risorgimento”.
Nello
speciale è ricordata anche la figura del garibaldino vicentino
Domenico Cariolato, a cura di Saverio Mirijello,
appassionato di storia locale e nazionale, che ha realizzato uno studio
di ricostruzione della vita militare e civile del combattente e
patriota risorgimentale berico.
L’estratto,
una trentina di pagine, è stato scelto dal lavoro di 160 pagine
dedicate dal vicentino Mirijello a Cariolato (1835-1910), uno degli
uomini di fiducia sia in tutte le battaglie sia negli anni della
vecchiaia di Giuseppe Garibaldi.
Uno
dei Mille di Giuseppe Garibaldi, ma anche tra gli uomini di maggior
fiducia e affidamento del Generale. L’avventurosa vita del
vicentino Domenico Cariolato (1835-1910) rimane nella leggenda
così come molte altre di coloro che parteciparono con slancio ed
orgoglio patriottici alla famosa spedizione delle oltre 1.080 camicie
rosse guidate dal generale nizzardo. Rimanendogli sempre al fianco,
nelle ore gloriose come in quelle delle sconfitte più brucianti,
e partecipando alle sue vicende personali, oltre a conquistarsi
numerosi riconoscimenti di valore, Cariolato seppe pure guadagnarsi una
stima particolare da parte dell’Eroe dei Due Mondi
(“valoroso mio fratello d’armi in tutte le battaglie
italiane a cui ebbi l’onore di partecipare”, gli scrisse il
Generale stesso in una lettera inviata da Caprera il 21 luglio 1874).
Domenico
Cariolato nasce a Vicenza il 7 luglio 1835. La sua disposizione ad
affrontare il rischio si manifesta presto: ad appena 12 anni, il 10
giugno 1848, durante l’assedio della città da parte delle
truppe austriache del maresciallo Radetzky, salva dalla morte una madre
e i suoi bambini: verrà decorato con una medaglia di bronzo al
valor militare.
Ricordato
come impavido e tenace combattente, Cariolato partecipa alle più
importanti battaglie del Risorgimento. Dopo la capitolazione della
città, egli accorre in Lombardia e si arruola nel battaglione
vicentino, la legione di Garibaldi, schierandosi al suo fianco a Luino
e a Morazzone, durante la campagna del 1848-’49, dopo della quale
Garibaldi si rifugia in Svizzera. Rifugiatosi anch’egli in terra
elvetica, ne ritorna ben presto per rimettersi presto in campo.
Sempre
nel 1849 prende parte all’insurrezione di Genova, combattendo
valorosamente nella successiva difesa della Repubblica Romana, tanto da
ricevere in dono dal generale Avezzana una daga d’onore
che, al momento della resa, i Francesi del generale Oudinot gli
concederanno di tenere in segno di riconoscimento.
Dopo
anni di scarse e imprecise informazioni sul suo conto, nel 1859
Cariolato si schiera come volontario nelle Guide a Cavallo dei
Cacciatori delle Alpi. Nel 1860, alla vigilia dell’imbarco di
Quarto, lo ritroviamo a Genova: appena ventiquattrenne, è
già al fianco di uomini esperti e maturi.
Il
vicentino partecipa così alla spedizione dei Mille,
distinguendosi in particolar modo contro l’esercito borbonico a
Calatafimi, nella vittoriosa giornata del 15 maggio 1860.
La
già brillante carriera del vicentino non arresta la sua parabola
ascendente: dal 1862 viene trasferito nell’Esercito regolare,
entrando ufficialmente a far parte, dal 1866, del Reggimento
“Lancieri di Milano”. Con promozione ed encomio sul campo
di battaglia al grado di Maggiore egli tornerà ad indossare la
camicia rossa garibaldina come aiutante di campo del Generale.
Garibaldi,
che vuole Cariolato al proprio quartier generale, assume nel 1866 il
comando dei volontari nella campagna del Trentino e il fedele ufficiale
si distingue a Bezzecca.
Nel
1867, quando Garibaldi rompe gli indugi puntando su Roma contro la
volontà dello stesso governo italiano, Cariolato è ancora
al suo fianco. Nominato colonnello, il vicentino riceve
l’incarico di recarsi nella Capitale per promuovervi
l’insurrezione popolare e dà il suo contributo ai
preparativi della campagna di Mentana, destinata a infrangersi contro
il muro eretto dai Francesi.
La
carriera militare e la difesa dei principi in cui crede gli riservano
ancora una gloriosa appendice: nel 1870 Cariolato è infatti uno
dei comandanti della legione garibaldina che si batte contro i
Prussiani per la difesa della Repubblica Francese e che
libererà successivamente Digione.
L’alto
ufficiale vicentino lascia l’esercito per riforma nel 1872. I
titoli di merito e il credito personale acquisiti nei confronti di
Garibaldi sono elevati al punto che, nel 1882, quando il Generale spira
a Caprera, Cariolato avrà, con pochi intimi, l’onore di
depositarne nel feretro la salma.
Riposta
la prestigiosa divisa militare, sul piano politico, quale esponente
politico del radicalismo vicentino del secondo Ottocento, Cariolato si
dimostra sempre attivo nelle vesti di strenuo difensore dei fondamenti
morali per i quali ha combattuto, costituendo un punto di riferimento
per coloro che si ricollegano idealmente alle esperienze della lotta
per la conquista dell’Unità nazionale.
Nel
panorama cittadino il suo impegno va ben oltre la partecipazione alla
discussione sui principali temi sociali: l’ex garibaldino sa
infatti distinguersi attivamente e con la devota moglie Anna Maria
Piccoli è per lungo tempo tutore dell’Asilo di Bertesina,
fondato dal suocero e inaugurato il 20 novembre 1870. L’istituto,
un giardino d’infanzia creato con l’intento di accogliere
60 bambini figli di agricoltori e lavoratori dei campi, seguirà,
per primo in Italia, il metodo educativo froebeliano.
Domenico
Cariolato trascorre i suoi ultimi anni a Roma, spegnendovisi il 29
gennaio 1910, a 75 anni. La sua è stata un’esistenza a
tinte forti, come lo scorrere d’una emozionante pellicola
d’azione, anche si tratta semplicemente della storia della vita e
della missione d’un uomo che ha cercato di rimanere coerente con
i propri valori.