Premio Giornalistico Alfio Menegazzo


 

Passate Edizioni - 2009 - Articoli: Daniele Mont D'Arpizio

 

Minoranze, una lunga storia. Le vicende degli insediamenti Greco-Ortodossi, protestanti ed ebraici in Veneto. La Serenissima fu ponte verso altre culture.

La storia delle minoranze è sempre affascinante, perché è in parte anche la storia della lotta dell’uomo per preservare e conservare la propria identità. A questo riguardo il volume Insediamenti greco-ortodossi, protestanti, ebraici edito dalla Gregoriana, 11° uscita della ormai storica collana “Storia religiosa del Veneto”, indaga sulla presenza delle altre comunità religiose nella regione italiana cattolica per antonomasia. Cattolica sì ma, fin dal medioevo, complice la fortuna della repubblica veneziana, tutt’altro che estranea ai grandi movimenti di merci, persone e quindi culture.

Un esempio importante è costituito dalla comunità greco-ortodossa, la cui presenza risale fino agli albori della Serenissima, nata proprio come colonia bizantina. Il rapporto si rovescia con la decadenza di Costantinopoli e l’estendersi del dominio della repubblica nel Mediterraneo; il 29 maggio 1453 Bisanzio cade definitivamente in mano ai turchi e una massa di artigiani, intellettuali, prelati e gente comune si riversa a occidente. Venezia, la città più “orientale” d’Italia, diventa in poco tempo uno dei centri culturali dell’ortodossia: qui per diversi anni risiede il metropolita di Filadelfia; sempre nella città lagunare si continua a stampare la maggior parte dei libri in greco mentre nel 1573, dopo 34 anni di lavori e a più di un secolo dalle prime richieste, viene finalmente inaugurata la chiesa di San Giorgio dei greci. Da allora in avanti la comunità diviene sempre più un elemento essenziale della vita della città e del melting pot veneziano. I problemi semmai arriveranno a partire dal 1797, con la fine della repubblica e l’inizio delle dominazioni straniere: Napoleone sopprime la confraternita greca, confiscandone i beni, mentre gli austriaci saranno sempre restii a concedere all’ormai piccola comunità ortodossa l’autonomia che questa aveva avuto nei secoli precedenti.

Oggi soprattutto con le migrazioni dai paesi dell’Est, Romania e Moldavia in testa, la comunità ortodossa – anche se non più prevalentemente di lingua greca – conosce un importante revival; in questo le relazioni storiche del Veneto con l’ortodossia sono state riconosciute e rinsaldate, visto che proprio la chiesa di San Giorgio dei greci è stata scelta dal 1991 come sede della metropolia d’Italia.

Così come quella greco-ortodossa, anche la presenza ebraica affonda profondamente le radici nella storia veneta: la Serenissima fu infatti anche un fiorente centro ebraico, tra i più famosi e prosperi in Europa. Non a caso proprio nella città lagunare Shakespeare alla fine del Cinquecento ambienta il suo Mercante di Venezia; proprio qui nel 1516 era anche nato il primo ghetto (il toponimo deriva probabilmente da una o più fonderie, geto o getto, che erano nelle vicinanze), che darà il nome tutti i quartieri analoghi che da allora sorgeranno in Europa. Il protestantismo, infine, conosce il momento di maggior diffusione nel corso degli ultimi due secoli: se in principio la controriforma era riuscita ad arginarne la diffusione nel nostro paese, soprattutto dopo la presa di Roma del 1870 questa professione conosce un certo successo, soprattutto tra le classi alte. Numerose nell’Ottocento sono le iniziative della piccola comunità protestante, soprattutto nel campo delle opere benefiche: è il caso ad esempio della cucine popolari a Padova che, prima di passare alla diocesi, furono fondate nel 1882 dalla protestante Stefania Omboni, al fine di soccorrere le vittime dell’alluvione di quell’anno.

Fino ai Patti lateranensi del 1929, a causa del non expedit pontificio, i cattolici erano di fatto esclusi dalla vita pubblica e le minoranze, oltre all’emancipazione, conobbero un momento di insperata fortuna: tra il 1905 e 1911, ad esempio, alla guida del paese si succedettero quasi senza soluzione di continuità un primo ministro protestante, l’anglicano di origini ebraiche Sidney Sonnino, e due ebrei, Alessandro Fortis e il veneziano Luigi Luzzatti, che proprio a Padova insegnava diritto costituzionale. Sempre a Padova nello stesso periodo erano in molti a dire che è il vescovo «l’unico cattolico a contare in città», spesso in contrapposizione con l’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Giacomo Levi-Civita. Si trattava del culmine di quella che è stata definita “l’età d’oro degli ebrei padovani”, in cui i vari Wollenborg, Trieste, Romanin-Jacur, Viterbi, Da Zara, Treves de Bonfili, Luzzatti e tanti altri assursero ai massimi gradi della vita politica, economica e intellettuale della città, in un cammino che sarà interrotto solo dalle leggi razziali del 1938. Oggi la comunità ebraica, anche se decimata dalla persecuzione subita durante l’ultima guerra e dall’emigrazione, mantiene un ruolo importante nel salvaguardare la memoria della città. Il protestantesimo dal canto suo è in crescita, alimentato dai nuovi gruppi evangelici ma soprattutto dall’immigrazione.

 L ’ I N T E R V I S T A

Nello scambio un arricchimento reciproco

Renato D’Antiga, ortodosso - tra i curatori del volume

Ortodosso di nazionalità italiana, specializzato in storia e spiritualità dell’Oriente cristiano, Renato D’Antiga svolge attività teologica presso la metropolìa ortodossa d’Italia, appartenente al patriarcato ecumenico di Costantinopoli. È tra i curatori del volume della Gregoriana.

Cosa imparare oggi dalla storia delle minoranze religiose?

«Quello che ho voluto mettere in luce, parlando soprattutto dei rapporti con il mondo ortodosso, è la dimensione di scambio e arricchimento reciproco. A partire dal culto di san Teodoro, primo protettore della città, soprattutto a Venezia l’influsso ortodosso è evidente: in riti, spiritualità, e financo nell’arte e nell’iconografia. Anche i rapporti tra cristiani ed ebrei furono proficui: la comunità ebraica di Venezia è stata un punto di riferimento per tutto l’ebraismo d’occidente, anche perché erano presenti le principali correnti, dalla sefardita all’askenazita. Qui gli ebrei erano apprezzati non solo come prestatori, ma anche come professionisti, soprattutto medici. Una presenza luterana risale all’inizio del Cinquecento, al fontego dei tedeschi, ma si afferma soprattutto a fine Ottocento».

Come mai questo fiorire delle minoranze religiose sotto la Serenissima: Venezia era una città laica?

«Non era certamente laica nel senso che oggi diamo al termine; direi piuttosto che aveva una “chiesa nazionale”, nata bizantina, con una politica di forte autonomia rispetto al papato. Questo spiega molte cose, come ad esempio l’affaire di fra Paolo Sarpi e l’interdetto del 1606. Non bisogna inoltre dimenticare che Venezia estendeva il suo dominio sul Mediterraneo orientale, con oltre 200 mila sudditi greci, doveva applicare per forza una politica di mediazione».

Significa che il Veneto non ha un’identità religiosa monolitica?

«Occorre distinguere: certamente un pluralismo c’è stato, ma non si può disconoscere il valore della chiesa nella formazione della cultura e della società veneta. La nuova civiltà nata con le invasioni barbariche è essenzialmente cattolica; basta considerare l’importanza che assumono nella rinascita delle città il culto di santi e martiri: Teodoro e poi Marco a Venezia, Giustina a Padova, Zeno a Verona...».

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