Premio Giornalistico Alfio Menegazzo


 

Passate Edizioni - 2009 - Articoli: Roberta Paolini

 

Luxy reinventa la sedia: dai luoghi di lavoro alle griffe

FLESSIBILITÀ - Una storia ricca di investimenti e ricollocazioni per seguire i cambiamenti del mercato ed essere fornitori di alta qualità

 
Si chiamano imprese perfezioniste. Hanno la capacità di creare e presidiare nicchie. Sanno generare redditività, con cui si aiuto-finanziano, sono creative e posizionate nel segmento alto del mercato. Per loro il passaggio del testimone ha un sapore strategico. Non sono ossessionati dall'estensione di gamma, ma dall'espansione in mercati internazionali con prodotti collaudati, tecnologici e fortemente innovativi.

La Luxy, società vicentina che produce sedie per ufficio, è uno di questi casi “da manuale”. Fondata negli anni settanta dalla famiglia Marchesini, che oggi è nel capitale con una quota di minoranza del 20%, conosce nel corso di un trentennio una fase continua di evoluzioni.

Una manciata di numeri che celano un realtà imprenditoriale di grande successo: 80 dipendenti (che diventano 100 nei momenti di picco), un organico giovane, tutti under 40, circa 15 milioni di fatturato, 3 stabilimenti, un socio finanziario azionista di maggioranza e la famiglia fondatrice, che tiene le redini dell'azienda.

Un palmares sostanzioso di primati. Quindici anni fa quando la svizzera Banca Arner, tramite un suo fondo, entrò nel capitale della piccola delle sedie, certo non si aspettava un così ricco risultato. L'istituto di Lugano esce dal capitale nel 2004 portandosi a casa 10 volte l'investimento iniziale. Nel capitale subentra il fondo di Private equità, Cape Natixis di Simone Cimino, con un peso dell'80% sulla compagine sociale. Il caso di Luxy viene portato in Bocconi, come esempio di azienda redditiva.

I riconoscimenti continuano e quest'anno, durante la fiera internazionale più importante del settore, la Neocon di Chicago, il loro Ufo (Under Foot Object), un poggia piedi concentrato di ergonomia e design, è insignito del Best of Show Gold, come migliore accessorio nell'arredamento da ufficio. È la seconda volta per Luxy. L'azienda aveva già ottenuto il premio sponsorizzano dal prstigioso Design Journal nel 2001, con la serie Aire, design di Stefano Getzel.

L'evoluzione di Luxy, inizia negli anni '70, allora è fornitore della grande distribuzione, lavora come contoterzista per Ikea e Metro. Negli anni Novanta, una prima svolta, Luxy decide di salire di livello e inizia a fornire i fabbricanti di mobili. Lo spazio c'è, ma la società ha bisogno di acquisire identità. Iniziano gli investimenti su marchio, prodotti con la creazione di un proprio catalogo e marketing. «Con il cambio generazionale - ricorda il managing director Cinzia Marchesini, - c'è stata un'inversione della polarità, dal segmento medio basso ci siamo spostati verso l'alto. Il cambiamento non è stato semplice. Con la Gdo si riusciva ad avere un programma, ma non si riusciva a massimizzare gli utili. Allora abbiamo scelto di abbassare il fatturato e di aumentare la nostra redditività». Il cambiamento è stato esplosivo per i conti di Luxy, al punto che quegli stessi utili reinvestiti in azienda hanno fatto e stanno facendo la differenza.

Raccontata con le poste del bilancio, nell'ultimo triennio, la storia di Luxy dice ricavi in aumento vigoroso. Il fatturato corre su doppio binario: +15% il dato 2006 su 2005, 17,8% quello 2007 su 2006, a 15,7 milioni di euro.

I prodotti Luxy sono conosciuti dalla fascia alta del mercato e “servono” oggi i clienti più esigenti. Tra i seating people, come vuole il pay off, c'è per esempio il gruppo Gucci. Il successo è frutto di un mix di elementi con il design, prima di tutto. Ma non di solo design vive un'azienda perfezionista. Essere fornitori di alta qualità nella filiera internazionale è un'altra caratteristica peculiare. «Abbiamo saputo muoverci in un mercato difficile per questa tipologia di prodotti, controllando direttamente lo sviluppo commerciale tramite i nostri agenti», dice la Marchesini.

L'estero incide al 60% sul fatturato, con una forte presenza in Europa. L'Inghilterra è il primo mercato estero: «È un mercato guida – spiega la manager – il più selettivo per il nostro settore, dove sono gli americani a farla da padroni». Nel presidio internazionale c'è l'immancabile approdo del Medio-Oriente e poi la Cina e, in futuro, l'India.

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