Luxy reinventa la sedia: dai luoghi di lavoro alle griffe
FLESSIBILITÀ
- Una storia ricca di investimenti e ricollocazioni per seguire i
cambiamenti del mercato ed essere fornitori di alta qualità
Si
chiamano imprese perfezioniste. Hanno la capacità di creare e
presidiare nicchie. Sanno generare redditività, con cui si
aiuto-finanziano, sono creative e posizionate nel segmento alto del
mercato. Per loro il passaggio del testimone ha un sapore strategico.
Non sono ossessionati dall'estensione di gamma, ma dall'espansione in
mercati internazionali con prodotti collaudati, tecnologici e
fortemente innovativi.
La
Luxy, società vicentina che produce sedie per ufficio, è
uno di questi casi “da manuale”. Fondata negli anni
settanta dalla famiglia Marchesini, che oggi è nel capitale con
una quota di minoranza del 20%, conosce nel corso di un trentennio una
fase continua di evoluzioni.
Una
manciata di numeri che celano un realtà imprenditoriale di
grande successo: 80 dipendenti (che diventano 100 nei momenti di
picco), un organico giovane, tutti under 40, circa 15 milioni di
fatturato, 3 stabilimenti, un socio finanziario azionista di
maggioranza e la famiglia fondatrice, che tiene le redini dell'azienda.
Un
palmares sostanzioso di primati. Quindici anni fa quando la svizzera
Banca Arner, tramite un suo fondo, entrò nel capitale della
piccola delle sedie, certo non si aspettava un così ricco
risultato. L'istituto di Lugano esce dal capitale nel 2004 portandosi a
casa 10 volte l'investimento iniziale. Nel capitale subentra il fondo
di Private equità, Cape Natixis di Simone Cimino, con un peso
dell'80% sulla compagine sociale. Il caso di Luxy viene portato in
Bocconi, come esempio di azienda redditiva.
I
riconoscimenti continuano e quest'anno, durante la fiera internazionale
più importante del settore, la Neocon di Chicago, il loro Ufo
(Under Foot Object), un poggia piedi concentrato di ergonomia e design,
è insignito del Best of Show Gold, come migliore accessorio
nell'arredamento da ufficio. È la seconda volta per Luxy.
L'azienda aveva già ottenuto il premio sponsorizzano dal
prstigioso Design Journal nel 2001, con la serie Aire, design di
Stefano Getzel.
L'evoluzione
di Luxy, inizia negli anni '70, allora è fornitore della grande
distribuzione, lavora come contoterzista per Ikea e Metro. Negli anni
Novanta, una prima svolta, Luxy decide di salire di livello e inizia a
fornire i fabbricanti di mobili. Lo spazio c'è, ma la
società ha bisogno di acquisire identità. Iniziano gli
investimenti su marchio, prodotti con la creazione di un proprio
catalogo e marketing. «Con il cambio generazionale - ricorda il
managing director Cinzia Marchesini, - c'è stata un'inversione
della polarità, dal segmento medio basso ci siamo spostati verso
l'alto. Il cambiamento non è stato semplice. Con la Gdo si
riusciva ad avere un programma, ma non si riusciva a massimizzare gli
utili. Allora abbiamo scelto di abbassare il fatturato e di aumentare
la nostra redditività». Il cambiamento è stato
esplosivo per i conti di Luxy, al punto che quegli stessi utili
reinvestiti in azienda hanno fatto e stanno facendo la differenza.
Raccontata
con le poste del bilancio, nell'ultimo triennio, la storia di Luxy dice
ricavi in aumento vigoroso. Il fatturato corre su doppio binario: +15%
il dato 2006 su 2005, 17,8% quello 2007 su 2006, a 15,7 milioni di
euro.
I
prodotti Luxy sono conosciuti dalla fascia alta del mercato e
“servono” oggi i clienti più esigenti. Tra i seating
people, come vuole il pay off, c'è per esempio il gruppo Gucci.
Il successo è frutto di un mix di elementi con il design, prima
di tutto. Ma non di solo design vive un'azienda perfezionista. Essere
fornitori di alta qualità nella filiera internazionale è
un'altra caratteristica peculiare. «Abbiamo saputo muoverci in un
mercato difficile per questa tipologia di prodotti, controllando
direttamente lo sviluppo commerciale tramite i nostri agenti»,
dice la Marchesini.
L'estero
incide al 60% sul fatturato, con una forte presenza in Europa.
L'Inghilterra è il primo mercato estero: «È un
mercato guida – spiega la manager – il più selettivo
per il nostro settore, dove sono gli americani a farla da
padroni». Nel presidio internazionale c'è l'immancabile
approdo del Medio-Oriente e poi la Cina e, in futuro, l'India.