Camminare, osservare e imparare: i resti della Grande Guerra sulle montagne venete
Diventa
una biblioteca aperta della Grande Guerra sulla quale si era depositata
la polvere della storia, ma più ancora dove la natura si era
ripresa i segni architettonici e umani di quel terribile sforzo che fu
il conflitto ‘15-‘18. Tributo di sangue ma anche opera di
ingegneria, di architettura, di logistica, che incise la mano
dell’uomo su zone alpine ancora incontaminate. E furono forti,
trincee, teleferiche, gallerie, che negli ultimi novant’anni
avevano subìto un degrado naturale tale da rendere
incomprensibile il progetto delle intelligenze militari che ci
lavorarono dietro, e il senso bellico che racchiudevano.
Sulle Prealpi vicentine erano chiaramente leggibili le vittorie e i
rovesci, le conquiste e le ritirate di quello spaventoso spargimento di
sangue che oppose le truppe italiane all’esercito austro
ungarico. Nelle pietre di quei monti restano ancora incisi i piccoli
segni quotidiani che riempivano la giornata dei fanti, le
necessità militari e umane dei soldati, le intuizioni e il genio
dei singoli soldati, il succedersi delle stagioni, in un grande
geroglifico del quale stavamo perdendo il significato.
Ecco allora che la provincia di Vicenza, dal 2001, è impegnata
nel recupero e nella valorizzazione di quei resti, perché tutti
possano ammirarli. In collaborazione con il Ministero per i beni e le
attività culturali, la Sopraintendenza per i beni architettonici
e del Paesaggio di Verona, Vicenza e Rovigo, e le Comunità
Montane Reggenza dei Sette Comuni, Alto Astico e Posina,
Leogra-Timonchio e Agno-Chiampo, grazie ad una legge ad hoc che ha
stanziato quasi sette milioni di euro, sta togliendo le erbacce e gli
arbusti che negli anni erano cresciuti selvaggi. Sta mettendo in
sicurezza ciò che barcollava, sta ricostruendo ciò che
aveva perso l’antica forma, correlando il tutto con segnali e
tabelle descrittive.
Decine e decine di uomini, delle Comunità montane, dei corpi
d’arma, con operai, architetti e ingegneri sono impegnati
sui monti che confinano a ovest con Trento e Verona, fino a quelli ad
est, nel Bellunese e Trevigiano.
Una delle aree di maggior interesse storico dell’intero altopiano
è la zona dell’Ortigara, teatro dell’“Azione
K” (1917), una delle battaglie più sanguinose. Lì
vivono le architetture delle imponenti opere difensive realizzate da
entrambi gli eserciti, e il complesso sistema di strade, mulattiere e
centri logistici. «Possiamo lavorare solo cinque mesi
all’anno, da giugno a ottobre – racconta Gianfranco Pozzer,
architetto della Provincia di Vicenza - Dai 1000 ai 2000 metri
all’inizio dell’estate c’è ancora la neve
– Si tratta di un grande lavoro di squadra, fatto di studio e
collaborazione».
Tra i molti siti già recuperati ci sono la zona monumentale del
Cengio e il sistema fortificato di Monte Paù, e il Monte Cimone
che ospita l’imponente sistema difensivo e di comunicazione,
conosciuto dalla storiografia austriaca come “Gibilterra”
del fronte italiano. Il progetto coinvolge anche il Pasubio, con la
collaborazione della Provincia autonoma di Trento.
«I
siti, circa una trentina, sono stati scelti con criteri precisi in base
al valore storico, al loro stato di conservazione, alla posizione, al
grado di accessibilità e fruibilità», spiega
Mauro Passarin direttore del Museo del Risorgimento e della Resistenza
di Vicenza.
«L’anno prossimo i lavori principali saranno ultimati
– racconta Dino Secco, Vicepresidente della Provincia di Vicenza
–. Assieme alle province di Treviso, Venezia e Belluno stiamo
già pensando al 2018, quando festeggeremo i cento anni della
fine della Grande Guerra. Coordinati dalla Regione Veneto, abbiamo
unito le forze. Con i forti di mare veneziani, i cimiteri e i musei
della Marmolada bellunese, i forti e rifugi dei monti trevigiani,
creeremo il più grande museo all’aria aperta che il nostro
Paese abbia mai avuto. Sono inoltre in preparazione, per l’estate
prossima, una nuova serie di spettacoli di danza, musica e teatro sulle
nostre montagne che fanno parte della manifestazione
“Fortinscena” - conclude».
Nelle
APT delle città coinvolte è già disponibile la
“Guida ai luoghi della Grande Guerra nelle province di Belluno,
Treviso, Venezia e Vicenza”, primo “frutto” del
sodalizio, nata per accompagnare i visitatori attraverso la storia del
territorio veneto.
BOX “FORT IN SCENA”
“Forti in Scena”, è uno degli eventi estivi di maggior rilievo artistico e culturale del Veneto.
Unico
nel suo genere a livello europeo, il Festival intende valorizzare i
numerosi luoghi legati alla Grande Guerra presenti nel territorio
veneto e vicentino in particolare, attraverso spettacoli di danza,
musica e teatro che hanno come tema il primo conflitto mondiale.
L’estate scorsa la kermesse ha proposto un programma
d’eccezione per il novantesimo anniversario della fine della
Grande Guerra, che ha coinvolto circa 300 spettatori per evento. I
principali teatri degli spettacoli sono stati il Forte
Interrotto, il Rifugio Papa, il Forte Campomolon e quello di Campolongo.
La
Rassegna è organizzata dalla Compagnia Naturalis Labor in
collaborazione con il Museo del Risorgimento e della Resistenza di
Vicenza. E’ un progetto sostenuto dalla Regione Veneto, dalle
Province di Vicenza, Belluno e Treviso, dai Comuni che la ospitano e
gode del contributo della Fondazione Banca Antonveneta.
Ulteriori informazioni sul sito www.fortinscena.it o contattando il numero 0444.912298
BOX GUIDA
La
“Guida ai luoghi della Grande Guerra nelle province di Belluno,
Treviso, Venezia e Vicenza”, ha il compito di aiutare i
visitatori a muoversi nel territorio veneto per scoprire i resti della
Prima Guerra Mondiale. Contiene le informazioni essenziali sui
principali siti che offrono la possibilità di scoprire,
approfondire e conservare la memoria del conflitto. I siti (forti,
musei, sacrari, abbazie, strade, cimiteri) sono raggruppati secondo una
sequenza cronologica, e sono divisi in quattro parti; l’inzio
delle ostilità, gli altipiani e la Strafexpedition, le Dolomiti
e la ritirata del 1917, il Grappa e il Piave.
La
guida contiene inoltre una mappa generale e quattro cartine di sezione
che riportano, con colori diversi, la posizione dei luoghi illustrati
nel volume.
E’ disponibile nelle Apt delle città coinvolte.