Flora Formenti da 75 anni crea cappelli, fiori di stoffa e acconciature
L’ultima modista di via Santa Lucia
Mani leggere, grande passione e tecnica per un’arte che sta ormai scomparendo
Quanti cappelli ha confezionato con le sue mani esperte e il suo estro vulcanico nel corso della sua ultradecennale attività,
solo il Signore lo sa. Perché lei, l’ultima modista di
Padova, il conto lo ha perso molti anni or sono. Flora Formenti
è una solare e grintosa signora di quasi 84 anni (li compie il
prossimo 17 giugno) e fa questo mestiere daquando di anni ne aveva nove. Prima nella bottega delle zie, poi in proprio.
CREATIVITÀ ARTIGIANA CAPACE DI SPERIMENTARE
In
75 anni di attività si può tranquillamente stimare che la
creatività di questa artigiana abbia dato vita a ben oltre 100
mila pezzi, tra copricapi, fiori di stoffa e acconciature da sposa.
Creazioni uniche realizzate rigorosamente a mano perché come i
veri artisti anche la modista inventa e sperimenta con passione, oggi
come ieri, ogni voltache si mette davanti ad ago, filo e stoffe. Un mestiere, il suo, che rischia di scomparire con lei: difficile trovare lavoranti capaci al giorno d’oggi a cui insegnare e altrettanto difficile far concorrenza a marchi e sottomarchi
che producono in serie con materiali e finiture non sempre di
qualità. Ma lei rammarichi non ne ha. «Per le
materie prime, come rasi e organze – racconta con orgoglio
– mi rifornisco direttamente da alcuni magazzini di Firenze e
dintorni. Ci vado personalmente anche per “comperare idee”.
Ci vuole estro per fare la modista, mani leggere come il pizzo e tanta,
tanta tecnica. Bisogna conoscere bene tessuti e materiali. E tenere
conto del cliente: confeziono i cappelli su misura, adattando forma e
colore al viso di chi me li ordina e al vestito che dovrà
portare». In effetti, entrando nella Modisteria Fiorenza, la
piccola bottega di via Santa Lucia al civico 55, si resta incantati
dalle decine di cappelli in bella vista nelle vetrine interne ed
esterne, tutti diversi gli uni dagli altri: da quelli in pelliccia a
quelli in paglia a tesa larga, da quelli in raso per le cerimonie fino
a quelli da sposa. E i fiori in organza, da usare come spille o
applicati alle sue creazioni, sembrano veri. «Ho iniziato nella
bottega che alcune zie avevano in via Marsilio da Padova –
continua – Ero una bambina di appena nove anni. Dopo un paio
d’anni,dato che mi facevano solo spostare scatole perché non si fidavano per la mia giovanissima età, sono andata a
imparare in altre storiche botteghe di Padova, come quello della
modista Regini allora in via San Francesco. Avevo in mano io
praticamente tutto il lavoro e la titolare me ne dava anche da portare
a casa. Ricordo chesudavo anche le maglie da quanta passione ci mettevo per fare bene un cappello. Passati alcuni anni, la zia titolare
del negozio di famiglia è morta e sono stata richiamata per
gestirlo. Avevo 16 anni e dato che ero minorenne il negozio fu
formalmente intestato a mia madre, Anna Infanti, anche se di cappelli
lei non se ne intendeva proprio».
DAI TEMPI DELLA GUERRA AI RICONOSCIMENTI DI OGGI
Tempi duri quelli, tra guerra e dopoguerra. Le vetrine del negozio di via Marsilio da Padova furono infrante da una bomba caduta a pochi passi durante uno dei primi bombardamenti diurni della città e i cappellini rovinati dalle
schegge di vetro. «C’era tanta miseria all’epoca
– ricorda la signora – Per mesi non cambiammo nemmeno le
vetrate del piccolo negozio ma le rattoppammo con pezzettini di carta e
nylon. La guerra di Mussolini ci ha rovinato. I cappelli andavano poco
e, per fortuna, mio papà mi aiutava con le varie spese. Finita
la guerra, un po’ alla volta la città e il lavoro si sono
ripresi. Confezionavo anche 14 cappelli al giorno di quelli più
semplici, meno se erano elaborati. Dapprima c’erano due
lavoranti, poi mi sono arrangiata da sola. E oltre alla confezione
seguivo come oggi anche la cura dei cappelli sia da donna che da uomo,
facendo modifiche, pulizie e stiro».
Molti i clienti padovani
che conoscono questo simbolo in via d’estinzione della
città. E molti pure gli acquirenti da fuori regione, qualcuno
anche da Parigi! Come hanno scovato l’antica modisteria?
Senz’altro col passaparola sulla sua abilità, che
l’ha portata ad avere alcune sue creazioni immortalate su Vogue,
rivista di moda per antonomasia, o protagoniste di sfilate.
Riconoscimenti impliciti alla bravura e alla dedizione con cui da
decenni la modista porta avanti questo antico mestiere. Onori che si
sommano ai premi veri e propri con cui è stata nel tempo
insignita: nel 1976 la medaglia d’oro per la fedeltà al
lavoro e al progresso economico della camera di commercio, nel 2004
l’onorificenza di cavaliere al merito della repubblica italiana,
poi “padovana eccellente” e recentemente
l’inserimento nell’albo comunale dei locali e delle
botteghe storiche della città.