Premio Giornalistico Alfio Menegazzo


 

Passate Edizioni - 2009 - Articoli: Alessandra Sgarbossa

 

Flusso rigoglioso di merci e di idee

Immaginiamo una nuova tangenziale larga e scorrevole, con le sue uscite verso i centri urbani e i raccordi di collegamento con la principale autostrada del territorio. Un’infrastruttura che in poco tempo e senza eccessive difficoltà fa arrivare ovunque, o quasi. Probabilmente fece questo effetto sui padovani il Piovego, ottocento anni or sono. Come una moderna tangenziale il canale artificiale, che prende vita dalla confluenza di due rami del Bacchiglione alle porte Contarine e conduce a Noventa Padovana, aveva lungo le sue rive diversi luoghi di attracco e collegava Padova con il Brenta, allora paragonabile a un’autostrada, che conduceva a Venezia, principale polo economico e culturale del Veneto. Lo scavo del Piovego insomma fu una rivoluzione viaria per l’epoca e portò nuove merci, idee e talvolta anche contese in città. Ma se certa è la data di inizio dei lavori per realizzarlo, 1209, incerta è quella della sua inaugurazione, che gli storici possono indicare con una data ante quem, il 1236. Un documento del comune padovano del 13° secolo riporta che in quell’anno il Piovego doveva essere manutentato: per forza di cose doveva perciò essere operativo da prima. «Si discute ancora sulla data del 1209 citata sul Liber regiminum Paduae – commenta Remy Simonetti, assegnista di ricerca in storia medievale all’università di Padova – Il Piovego potrebbe essere stato costruito in più anni, come successe per il canale Battaglia, il cui scavo durò dal 1189 al 1201. La cosa curiosa è che nei documenti antichi per indicare il Piovego si trova sempre la dicitura “naviglio” mentre in epoca recente e ancor oggi tale termine, che ben suggeriva lo scopo di quest’opera, il navigare appunto, viene sostituito dal più generico “canale”».
Lo scavo comunque faceva parte di un ampio progetto strategico per facilitare la comunicazione fluviale da e per la città messo a punto dal comune, che tra 12° e 13° secolo esercitava il pieno controllo sul territorio e sulle sue acque. Oltre al canale Battaglia per congiungere Padova con Monselice, principale centro della Bassa Padovana, e con il suo sistema d’acque, e al Piovego poi, quasi un secolo dopo, nel 1314, i padovani iniziarono lo scavo del Brentella. Nel complesso una rete di comunicazioni fluviali adatte a dar sfogo alle molte attività produttive cittadine e alla vivacità culturale di Padova. «Indubbio fu il grande impulso – prosegue lo storico – che il Piovego, rendendo più scorrevole, diretta ed economica la comunicazione con Venezia, attraverso Fusina e da lì Rialto, diede al commercio e allo sviluppo generale di Padova. Lo dimostrano le molte attività manifatturiere sorte lungo il suo corso, quei dieci chilometri che lo congiungono con Noventa Padovana, e Stra». E lo si vede anche dagli sforzi che il comune faceva per garantirne la navigazione, principalmente con le apposite imbarcazioni fluviali dal fondo piatto. Nel tempo si susseguirono divieti di costruire, lungo il suo corso, edifici, roste, mulini che potevano ridurne la portata d’acqua o impedire il flusso. «In un documento degli anni Trenta del Duecento si legge che il comune aveva incaricato il podestà e i sovrastanti al naviglio e agli argini, dei veri e propri ufficiali pubblici col compito di controllare e pulire il canale, di curare la solidità degli argini e della chiusa che deviava l’acqua del Bacchiglione dando origine al Piovego. Nel 1276 la Posta statutaria imponeva di scavare il letto per far fluire meglio l’acqua e di rimuovere le roste e chiudere le “rupte”, fatte verosimilmente per irrigare. Il Piovego dunque era una risorsa non solo per barcaioli e commercianti ma anche per gli agricoltori, e qualcuno forse se ne approfittava». Non mancano negli archivi i riferimenti ad acquisti di terreni in zone golenali o addirittura tra fiume e argine, aree fertili anche per le periodiche piene. «Che il Piovego fosse frequentatissimo da passeggeri e merci è un fatto – conclude Simonetti – E la sua attrattività continuò anche in epoche successive. Nel Seicento, in piena Riforma, il Portello, divenuto il principale porto fluviale padovano, era punto di partenza e arrivo non solo di persone e mercanzie, ma anche di idee, come quelle protestanti che giungevano in città attraverso i libri stampati a Venezia».

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