Flusso rigoglioso di merci e di idee
Immaginiamo
una nuova tangenziale larga e scorrevole, con le sue uscite verso i
centri urbani e i raccordi di collegamento con la principale autostrada
del territorio. Un’infrastruttura che in poco tempo e senza
eccessive difficoltà fa arrivare ovunque, o quasi. Probabilmente
fece questo effetto sui padovani il Piovego, ottocento anni or sono.
Come una moderna tangenziale il canale artificiale, che prende vita
dalla confluenza di due rami del Bacchiglione alle porte Contarine e
conduce a Noventa Padovana, aveva lungo le sue rive diversi luoghi di
attracco e collegava Padova con il Brenta, allora paragonabile a
un’autostrada, che conduceva a Venezia, principale polo economico
e culturale del Veneto. Lo scavo del Piovego insomma fu una rivoluzione
viaria per l’epoca e portò nuove merci, idee e talvolta
anche contese in città. Ma se certa è la data di inizio
dei lavori per realizzarlo, 1209, incerta è quella della sua
inaugurazione, che gli storici possono indicare con una data ante quem,
il 1236. Un documento del comune padovano del 13° secolo riporta
che in quell’anno il Piovego doveva essere manutentato: per forza
di cose doveva perciò essere operativo da prima. «Si
discute ancora sulla data del 1209 citata sul Liber regiminum Paduae
– commenta Remy Simonetti, assegnista di ricerca in storia
medievale all’università di Padova – Il Piovego
potrebbe essere stato costruito in più anni, come successe per
il canale Battaglia, il cui scavo durò dal 1189 al 1201. La cosa
curiosa è che nei documenti antichi per indicare il Piovego si
trova sempre la dicitura “naviglio” mentre in epoca recente
e ancor oggi tale termine, che ben suggeriva lo scopo di
quest’opera, il navigare appunto, viene sostituito dal più
generico “canale”».
Lo scavo comunque faceva parte
di un ampio progetto strategico per facilitare la comunicazione
fluviale da e per la città messo a punto dal comune, che tra
12° e 13° secolo esercitava il pieno controllo sul territorio e
sulle sue acque. Oltre al canale Battaglia per congiungere Padova con
Monselice, principale centro della Bassa Padovana, e con il suo sistema
d’acque, e al Piovego poi, quasi un secolo dopo, nel 1314, i
padovani iniziarono lo scavo del Brentella. Nel complesso una rete di
comunicazioni fluviali adatte a dar sfogo alle molte attività
produttive cittadine e alla vivacità culturale di Padova.
«Indubbio fu il grande impulso – prosegue lo storico
– che il Piovego, rendendo più scorrevole, diretta ed
economica la comunicazione con Venezia, attraverso Fusina e da
lì Rialto, diede al commercio e allo sviluppo generale di
Padova. Lo dimostrano le molte attività manifatturiere sorte
lungo il suo corso, quei dieci chilometri che lo congiungono con
Noventa Padovana, e Stra». E lo si vede anche dagli sforzi che il
comune faceva per garantirne la navigazione, principalmente con le
apposite imbarcazioni fluviali dal fondo piatto. Nel tempo si
susseguirono divieti di costruire, lungo il suo corso, edifici, roste,
mulini che potevano ridurne la portata d’acqua o impedire il
flusso. «In un documento degli anni Trenta del Duecento si legge
che il comune aveva incaricato il podestà e i sovrastanti al
naviglio e agli argini, dei veri e propri ufficiali pubblici col
compito di controllare e pulire il canale, di curare la solidità
degli argini e della chiusa che deviava l’acqua del Bacchiglione
dando origine al Piovego. Nel 1276 la Posta statutaria imponeva di
scavare il letto per far fluire meglio l’acqua e di rimuovere le
roste e chiudere le “rupte”, fatte verosimilmente per
irrigare. Il Piovego dunque era una risorsa non solo per barcaioli e
commercianti ma anche per gli agricoltori, e qualcuno forse se ne
approfittava». Non mancano negli archivi i riferimenti ad
acquisti di terreni in zone golenali o addirittura tra fiume e argine,
aree fertili anche per le periodiche piene. «Che il Piovego fosse
frequentatissimo da passeggeri e merci è un fatto –
conclude Simonetti – E la sua attrattività continuò
anche in epoche successive. Nel Seicento, in piena Riforma, il
Portello, divenuto il principale porto fluviale padovano, era punto di
partenza e arrivo non solo di persone e mercanzie, ma anche di idee,
come quelle protestanti che giungevano in città attraverso i
libri stampati a Venezia».