Premio Giornalistico Alfio Menegazzo


 

Passate Edizioni - 2009 - Articoli: Alessandro Tortato

 

Val Zoldana

“Zoldo non è un paese né una valle che prende il nome dal suo fiume ma è una dimensione dello spirito…Un’entità globale che comprende tutto: i villaggi, il cielo, la gente, le montagne…” A parlare è Sebastiano Vassalli nel suo straordinario romanzo “Marco e Mattio”, ambientato in Val Zoldana, un magnifico tappeto di boschi e prati all’ombra del Pelmo e del Civetta, enormi colossi dolomitici. La si raggiunge in breve tempo dalla pianura percorrendo l’autostrada A27 sino a Belluno, proseguendo verso Longarone e svoltando qui a sinistra per imboccare il “Canal”, oggi statale 251, un tempo ardita mulattiera, unica via di comunicazione tra la valle ed il mondo. D’inverno la percorrono ogni domenica centinaia e centinaia di sciatori diretti a Pecol, punto di partenza per le numerosissime piste del comprensorio del Civetta. Per secoli attraverso questa profonda forra giungevano a Venezia i chiodi e gli altri suppellettili in ferro necessari per costruire le invincibili imbarcazioni della Serenissima. Tutta la zona era infatti naturalmente vocata all’attività mineraria e lo testimoniano ancora i toponimi locali: il centro principale della valle si chiama Forno ed altre frazioni portano il nome di Fornesighe, Fusine, Fernovo. Ed è proprio nel “Canal”, a metà strada tra Longarone e Forno, che i zoldani scrissero una delle pagine più gloriose della loro storia quando, in piena dominazione asburgica, nel 1848, in 400 fermarono ben 3.000 soldati austriaci che, al comando del maresciallo Stürmer, stavano salendo verso il Cadore per cogliere di sorpresa gli insorti di Pietro Fortunato Calvi. L’edificio su cui è murata la lapide che ricorda l’avvenimento ospita oggi uno dei migliori luoghi di ristoro della zona, la trattoria “Da Ninetta” (via Canale 22, tel. 0437.78240), a conduzione familiare, già aperta nell’Ottocento. Qui si ritrovano ancora i sapori schietti della montagna bellunese partendo dai primi piatti: gnocchi con burro e ricotta affumicata, al ragù, di zucca, paste fatte in casa, minestre, risotti con i funghi, pasta e fagioli alla zoldana, con patate e zucca. Come secondi cacciagione, agnello, coniglio, carni alla brace, lo schiz (un formaggio fresco che cuocendosi rilascia le goccioline di siero facendole “schizzare”) ed il celebre “pastin”, l’icona culinaria della provincia di Belluno, un impasto di salsiccia non insaccato arricchito di spezie ed aromi, a forma di polpetta schiacciata, cotto e servito con polenta. I dolci sono tutti fatti in casa. Tornando alla storia della valle non si può tacere su una vera e propria epopea: quella del gelato. Nella seconda metà del 1800 la montagna veneta fu colpita da una profonda crisi economica. Molti zoldani scesero in pianura o attraversarono le alpi verso nord, abbandonando le miniere per vendere caldarroste e mele caramellate. Qualcuno ebbe fortuna, come i Colussi, i cui biscotti sono ancora ai vertici del mercato nazionale. D’estate, però, il guadagno subiva un drastico calo: serviva qualcosa di diverso, più leggero, più fresco. Ci si ricordò di un curioso siciliano che tempo addietro era giunto in valle svelando i segreti di una crema morbida e dolcissima: il gelato. L’uomo aveva constatato che Zoldo offriva il meglio per produrlo: latte, panna, uova, frutti di bosco ma anche neve e ghiaccio. Nasceva così il leggendario gelato zoldano, preparato in apposite tinozze, congelato con ghiaccio e sale, travasato in tini di legno isolati con sacchi e venduto soprattutto in Austria e Germania con quei tipici carrettini che si possono ancora ammirare in numerose fotografie e stampe d'epoca. Nel 1894 il comune di Vienna ritirò ai zoldani la licenza di venditori ambulanti per proteggere i pasticceri locali. Fu allora che i nostri gelatai cominciarono ad affittare dei piccoli negozi arredandoli con semplici panche ed una lanterna. Oggi quelle botteghe sono diventate vere e proprie boutique del gelato e, soprattutto in autunno e primavera, la val Zoldana è percorsa da decine di auto tedesche di grossa cilindrata con alla guida i discendenti di quei pionieri che tornano alla loro terra. Per degustare l’originale gelato zoldano, senza esagerazione uno dei migliori d’Italia, ci si rechi a Pecol “al Soler” (via Pecol 119, tel. 0437.789114) senza dimenticare di assaggiare anche le fantastiche torte e biscotti di farine selezionate. E, ancora sulle orme degli antichi gelatai di un tempo, da Pecol si salga pure ai 1783 metri della Forcella Staulanza, il valico che mette in comunicazione la val Zoldana con la val Fiorentina. Ci si segga poi all’esterno dell’omonimo rifugio (Tel. 0437. 788566 – 338.7900120) gestito dalla grande guida alpina Marco Sala, da poco tornato da una trionfale spedizione sull’Everest, e si ammirino le strapiombanti pareti del Pelmo ed una prospettiva unica del Civetta, tra casunziei alle rape rosse con semi di papavero, canederli verdi agli spinaci, späzle allo speck, finferli, chiodini, porcini con polenta, pastin zoldano, formaggi alla piastra, mirtilli con la panna montata, macedonia di frutti di bosco allo yogurt naturale, una bella birra e grappe d’ogni genere. Una meraviglia.

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