Premio Giornalistico Alfio Menegazzo


 

Passate Edizioni - 2009 - Articoli: Michele Trabucco

 

Un bacaro a Roma

“Ecco i sapori veneziani all’ombra del Cupolone”

 

Non solo ‘a carbonara o er cacio e pepe’ ma anche i sapori e i profumi del ‘bacalà mantegato o delle sardee in saor o del tocio dei peoci’. Ecco la sfida che Sebastiano Vianello e la moglie Eleonora hanno intrapreso dal febbraio del 2008 aprendo un vero bacaro veneziano nella città eterna. Lo stesso nome richiama tutta la tradizione locale: ‘ombre e cicheti’. Ci hanno messo quasi un anno per trovare il locale ideale, più consono alle caratteristiche di questo intramontabile ed inconfondibile punto d’incontro della storia e della tradizione popolare veneta: un bancone per esporre i cicheti, una sala ampia per cenare con semplicità e in clima di amicizia, un giardino per intrattenersi con gli amici all’ora dello spritz, l’arredamento in legno, la botte per il vino sfuso. Lo hanno trovato proprio all’ombra del Cupolone, quasi a ricordare il legame originario e profondo tra s. Pietro e il nostro s. Marco, che ancora sussiste tra queste due gloriose città italiane.

Stanco di una carriera lavorativa nel mondo dello spettacolo, come produttore, Sebastiano ha realizzato quel desiderio coltivato fin da piccolo quando si aggirava tra i tavoli, i fornelli e i clienti dell’albergo che gestivano i suoi genitori agli Alberoni. “E’ stato un passaggio quasi lineare – confida a GV – poiché ho sempre avuto il desiderio di aprirmi un bacaro, di dilettarmi coi gusti  dei cibi e dei vini della cucina dei nostri avi, così semplice ma ricca di sapori. Prepariamo i tipici piatti della nostra terra, possibilmente seguendo anche le stagioni e io stesso cerco di prendere i cibi, gli ingredienti venendo a Venezia, ad esempio al mercato di Rialto, quando è la stagione delle moeche, o in altri posti per gli asparagi, il radicchio trevigiano, o i biscotti xaeti da abbinare al ramandolo, o i bussoai di Burano, e così via.” Non fa mancare nulla della cucina veneta ai suoi clienti. Attraverso il passaparola orami ha una clientela assidua e fedele, fatta di ‘immigrati veneti’ ormai trapiantati a Roma ma che hanno riscoperto le proprie radici tramite la cucina, o i romani che hanno scoperto quanto è saporito il piatto regionale ‘leghista’. “La cosa interessante – sottolinea con divertimento il titolare – è che i romani, generalmente, considerano il nostro prodotto come un tipo di cucina etnica, invece che regionale, come se andare a mangiare i bigoi in salsa fosse come andare a mangiare gli involtini primavera cinesi o lo sushi giapponese.” 40 posti interni e 20 nel giardino accolgono persone di ogni genere, dal Lunedì fino al Sabato, anche se non sono mancate personalità famose, come Pippo Baudo, Gigi Proietti, Anna Mazzamauro, Fabrizio Frizzi (cha ha apprezzato molto i nervetti e la milza) e gli habituè, come il comico Francesco Salvi e l’attore di origine veneziane Virgilio Zernitz.

Tra un’ombra e un cicheto di folpetti o di polpette fritte o di mezzo uovo sodo con l’acciuga, spesso accompagnati anche da musica dal vivo, si ricrea quel clima di amicizia, di confidenza e che tanto è apprezzato anche nella città del potere politico, dell’intrigo e della santità della chiesa, dove in ogni angolo del centro storico si respira l’intreccio della storia fatta di sacro e di profano. “Il contatto con i clienti, che spesso poi diventano degli amici – commenta ancora Vianello – è anche motivo di raccontare e parlare della storia, dei costumi, delle usanze, dei luoghi di questa città unica al mondo. Anche per questo cerco di preparare dei piatti o dei vini che possano richiamare quello che si vive o si viveva a Venezia nel passato. Ad esempio a Novembre, secondo una vecchia tradizione legata al giorno della Madonna della Salute del 21 novembre, preparo la castradina, carne di montone. Oppure a Carnevale faccio le fritoe venexiane. Ecco ogni occasione è buona per far rivivere le tradizioni e la ricchezza di questa mia città.” Ha ricevuto fin da subito un notevole successo anche sulle recensioni apparse dapprima su Il Gambero Rosso, poi su i ristoranti di Roma nel piatto, la guida ai ristoranti de L’Espresso e a metà giugno anche su quella di La Repubblica. Il Gambero rosso ha scritto: “manca proprio a Roma un posto così, qui unico nel suo genere, invece così comune e familiare in laguna” e il menù tradizionale proposto non può che confermare il richiamo alla città ducale. Solo per dare un’idea: polpette fritte, sarde in saor, stralecca di puledro, zucca in saor per iniziare, bigoli in salsa, casarecce zucca e taleggio, linguine di porri e patate, zuppa di porri e patate, per poi passare al fegato alla veneziana con polenta, bollito misto e finire con crema al ramandolo, zaleti e buranei per concludere in dolcezza. In  un’atmosfera calda e accogliente, la cena può terminare a notte fonda, magari facendo poi una passeggiata, per smaltire i piatti ricchi e abbondanti, fino alla magnifica piazza di s. Pietro, poco distante.

 

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