Premio Giornalistico Alfio Menegazzo


 

Passate Edizioni - 2009 - Articoli: Elena Vascon

 

La confraternita Dea renga a Due Carrare

Il rilancio dell’aringa in cucina. Per secoli tra i cibi più popolari e più diffusi, ha singolari virtù

Il territorio padovano è ricco di storia, cultura e tradizioni enogastronomiche.

La confraternita Dea renga (da poco insignita del premio cucina veneta “El tajer”, nell’ambito del premio Le Euganeidi) valorizza ed esalta l’uso alimentare dell’aringa, delle ricette culinarie che le sono proprie, dei vari modi di preparazione, degli abbinamenti gastronomici e dei vini.

«Abbiamo scelto l’aringa – spiega Carlo Zoccoli, priore della confraternita Dea renga (nella foto) – perché era uno degli alimenti della dieta contadina d’un tempo. “Renga e poenta” è stato il piatto povero che ha nutrito tante persone, e oggi stava scomparendo. Ci teniamo alla conservazione e divulgazione della cucina del territorio». L’aringa diventa anche motivo di ricerca e di sperimentazione di nuovi piatti. «Finora – prosegue il priore della confraternita – abbiamo realizzato una ventina di piatti con l’aringa come componente».

Obiettivo della confraternita, che ha sede nel castello di San Pelagio a Due Carrare, è conservare e tramandare le ricette della tradizione locale e italiana, al fine di realizzare un ricettario storico a uso dei confratelli e degli enogastronomi. Altro compito è l’educazione alla buona tavola, al galateo, alle norme igieniche e sanitarie in cucina, alla conoscenza delle modalità di conservazione delle materie prime, alle conoscenze specifiche dell’aringa.

Ma perché era così in uso l’aringa? La pesca abbondantissima e il prezzo molto basso ne hanno fatto per secoli uno dei cibi più popolari e diffusi. Per molto tempo le difficoltà di trasporto e il rapido deteriorarsi di questo pesce ne hanno limitato il consumo alle zone costiere: la salagione, infatti, non era sufficiente a conservare a lungo le aringhe fresche, e il trasporto di quelle in salamoia presentava molti inconvenienti. Nel 1417 fu messo a punto il procedimento di essiccazione e affumicatura ancora oggi adottato. Le aringhe, pescate soprattutto nei mari del Nord, vengono preparate in diverse maniere, ma in particolare come “aringhe saure” (cioè affumicate). Le “saure” molto fresche prendono il nome, in Gran Bretagna, di bloaters.

Si prestano a molte preparazioni gastronomiche, sia calde – alla griglia, come le preferiscono i veneti, o passate rapidamente in tegame, cotte nel vino bianco – sia fredde, come antipasto o per guarnire un’insalata, specie di patate.

L’aringa fa parte dei cosiddetti pesci grassi. Un pesce di media grandezza contiene da cinque a dieci grammi di grasso. L’aringa affumicata offre la più grande quantità di nutrimento, a parità di spesa, di qualsiasi altro animale. Inoltre, sia fresca sia affumicata, ha un elevato contenuto in vitamina A e in vitamina D. Questo pesce è indicato nei disturbi da ipovitaminosi A, e in particolare nell’emeralopia, cioè la difficoltà di adattarsi al passaggio tra la luce solare e il buio (disturbo che sta alla base di molti incidenti automobilistici che avvengono di notte). Trova inoltre indicazioni al rachitismo infantile e nella osteomalacia degli adulti, soprattutto nella donna in gravidanza. Non è invece consigliabile agli iperuricemici e ai gottosi.

In regione

Sono venti le confraternite nelle altre sei province

Accanto alla confraternita Dea renga e al club Cinque archi, in Veneto ci sono molti altri circoli enogastronomici della Fice. Nella provincia di Treviso si trovano l’associazione culturale regionale Tavola veneta (Bigolino di Valdobbiadene), la congrega dei Radici e fasioi (Susegana), la Serenissima signoria dei vini del Piave (Oderzo), la confraternita della Pasta fresca e quella Dogale della Marca (entrambe a Mogliano Veneto), la confraternita del Raboso Piave (Vazzola) e il circolo enogastronomico Filò in contrada (Fonte). A Feltre (Belluno) la confraternita Enogastronomia feltrina la caminaza. La terra veneziana ospita il Magnifico ordine dei cavalieri del dogado dei Mocenigo (Portogruaro), l’accademia enogastronomia delle Tre Venezie (Pramaggiore), il club dei Dodici apostoli dell’enogastronomia (Scorzè). Nella città scaligera c’è la confraternita del Boncuciar, nella provincia veronese si trova l’Imperial castellania di Suavia (Soave), il Sovrano et nobilissimo ordine dello antico recioto (Sant’Ambrogio di Valpolicella), l’Accademia dell’olio extravergine di oliva del Veneto - Val di Mezzane (Mezzane di Sotto), e la confraternita del Bardolino (Bardolino).

La terra vicentina vanta il Circolo enologico leoniceo colli Berici (Lonigo), il Macaronicorum ristoratorum baxanensiium consilium (Bassano del Grappa), e la venerabile confraternita del Baccalà alla vicentina (Sandrigo). Infine a San Cassiano Crespino (Rovigo) c’è la sede della confraternita del Bavarolo.


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