Premio Giornalistico Alfio Menegazzo


 

Passate Edizioni - 2009 - Articoli: Stefano Vicentini

 

Speciale "Volti di Sanguinetto"

Carriere. Il giornalista recentemente scomparso aveva iniziato a L'Arena per passare in via Solferino,  dove si scherzava sulla sua visione di "Sanguinetto ombelico del mondo"

Dal Castello al trono della terza pagina

Giulio Nascimbeni, re dell'informazione culturale. Al Corriere fu collega e biografo del poeta Montale.

"Ma cos'è questo Sanguinetto, l'ombelico del mondo?". Lo ripetevano affettuosamente i grandi giornalisti Guglielmo Zucconi e Gaetano Afeltra all'amico e collega Giulio Nascimbeni: Zucconi dietro le quinte del programma "Tuttilibri" -andato in onda sul primo canale Rai tv dal 1967 al 1987 a cura del giornalista veronese scomparso giusto un anno fa, il 28 gennaio 2008- Afeltra nei corridoi di via Solferino, alla redazione del Corriere della Sera, dove Nascimbeni ha condotto una prestigiosa carriera per oltre quarant'anni, dal lontano 1960. Tuttavia l'altra metà del cuore, oltre a Milano, è rimasta nella nativa Sanguinetto, dove Nascimbeni tornava spesso negli anni e dove ha deciso di trascorrere nella propria casa, in pieno centro, gli ultimi anni della sua vita. Per lui, ricordare ad altri il paese d'origine significava riviverlo nella memoria, testimoniare un solido amore per lo spirito genuino di quel microcosmo fatto dell'aria pura della campagna, dei rapporti sanguigni ma sinceri con la gente, di storie di vita quotidiane. La sua voce, coltivata in un giornalismo molto prossimo alla letteratura, ha dato a Sanguinetto un'aura mitica, come è successo alla Malo di Meneghello, alla Luzzara di Zavattini o alla guareschiana Brescello. Di sicuro agli amici Nascimbeni ha raccontato tutto quanto poteva: chi veniva a trovarlo nel Basso Veronese riceveva certosine informazioni storiche e curiosità, come da un cicerone: apprendeva le origini dell'antico castello scaligero, la visita dell'avvocato Goldoni ai nobili Lion che portò alla composizione della commedia Il feudatario, il gusto melomane dei sanguinettani, sempre presenti alle opere teatrali in paese, a memoria del famoso concittadino direttore d'orchestra Gaetano Zinetti. Ma descriveva pure alcuni sanguinettani d'epoca più recente, come lo zio Bruno Roghi, già direttore della Gazzetta dello sport, o il calciatore milanista, giunto in nazionale negli anni Cinquanta, Gino Pivatelli. Così Nascimbeni è riuscito a far approdare la sua Sanguinetto all'attenzione nazionale. Una puntata di "TG3 Italie" andata in onda nel novembre 2001, su Raitré, fu dedicata proprio al giornalista veronese. Il servizio televisivo aveva distinto le due realtà, effettivamente diverse: lo sperduto paese di campagna in contrapposizione alla metropoli cittadina. Ma Nascimbeni, con la discrezione che sempre gli apparteneva, aveva sintetizzato gli opposti: "A Milano mi sono creato un piccolo paese, un borgo come Sanguinetto, diventando amico del barista, del barbiere, del giornalaio, cioè ricreando quello spirito genuino che ho sempre amato tra la mia gente, dove ci si conosce tutti e si scambiano due chiacchiere in dialetto". Anche in due articoli sul Corriere dell'estate 1997 e 1998, nella Terza Pagina di cui è stato curatore e magnanimo sovrano, Nascimbeni ha perpetuato la "patria celebrazione" sul filo della letteratura. Nel racconto "Nuovo cinema Sanguinetto. La sirena strega il paese", evidente rimando al famoso film di Tornatore, ha rievocato il piccolo teatro-cinema locale Politeama Roghi, tra le due guerre. Alla domenica suonava tre volte una roca sirena in centro per richiamare la gente allo spettacolo: tra gli attori, si erano esibiti il mattatore Gustavo Salvini, l'istrione veneto Emilio Zago ed il siciliano Angelo Musco, che a Milano ebbe la consacrazione del veronese Renato Simoni sul Corriere. Ma diversi elementi, per Nascimbeni, creavano la vera animazione: giungevano incapaci compagnie minori –persino un coro modenese di soli ciabattini-, attori goffi coi più vari copioni, come per esempio un pedante trombone su cui il custode del teatro fece cadere il sipario dall'alto, pur di fermarlo, tra l'ilare pubblico. Diventato poi cinema, al Politeama ci fu ancora da divertirsi: pellicole rotte, i balbettii della macchina, la luce improvvisamente fioca sulla sala, lo sgranocchiare delle brustoline (semi di zucca salati). Passava tra la gente un certo Asma, facile da capire il soprannome, per vendere caramelle "sportive" con le facce dei campioni Orsi, Nuvolari, Binda, Cesarini. L'articolo si conclude con un'immagine triste: presto avrebbe suonato una nuova sirena, non quella del cinema, ma quella di un'altra guerra. Nascimbeni un anno dopo concede il bis per Sanguinetto sul quotidiano nazionale. "Una radio in paese: Ha vinto l'Italia!". Domenica 10 giugno 1934 il piccolo Giulietto era stato costretto dal caposquadra Maggiorino C. alla marcia balilla dietro al castello, all'ordine "lu-pi, lu-pi, unò-duè, unò-duè": ma il pensiero correva a 500 chilometri di distanza, a Roma, dove Italia e Cecoslovacchia chiudevano il campionato mondiale di calcio. A Sanguinetto c'erano soltanto tre radio private: quella di suo zio, Agenore R., titolare del cinema Politeama, era stata appoggiata alla finestra di casa con un altoparlante per farla sentire ai sanguinettani. Il dolore del ragazzo costretto a marciare, invece di correre alla radio, è al centro del racconto. Per fortuna, però, sul muretto del castello c'era Luigi V., detto "Biii", capitano della squadra neroverde locale, in grado di dare il risultato (2-1 con gol di Orsi e Schiavio) e urlare "Siamo campioni del mondo, Giulietto, ma è stata dura" (dopo i supplementari). Felicità, ricamata poi da qualche immagine del commissario unico Vittorio Pozzo esultante, poche foto sui giornali e sbiaditi spezzoni del cinegiornale Luce: era bastato questo per il piccolo Giulietto, che in quegli anni giocava con entusiasmo nella squadretta del B.S.A. (sigla dei tre fondatori Bruno, Silvano, Angelo) con la maglia numero 11 di ala sinistra, pur non essendo mancino.

 

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