Speciale "volti di Concamarise"
Corti. Le tenute dei Finato Martinati e dei Parodi hanno segnato la
storia del paese e continuano tradizioni secolari.
Il tabacco va in fumo? Il saggio pensa al riso
Le
grandi aziende agricole da decenni lavorano per le multinazionali delle
sigarette. Ma ora c'è l'acqua per riattivare le risaie, come un
tempo.
La
storia dell'agricoltura a Concamarise -che nel secolo scorso era tutta
la storia del paese- è legata indissolubilmente alle famiglie
Finato Martinati e Parodi. Entrambe, nel Novecento, sono riuscite a
innalzare l'agricoltura locale a livelli d'eccellenza, sia nella
produzione e nel successo economico della loro azienda, sia nel merito
di aver dato occupazione a centinaia di famiglie promovendo, quindi,
lavoro e sviluppo sociale. Nella vasta pianura del Basso Veronese le
due dinastie di proprietari agrari hanno trovato terreno favorevole per
lo sviluppo delle coltivazioni, raggiungendo nel tempo risultati
notevoli, che hanno portato al successo sui mercati italiani ed esteri.
Ma chi sono stati i Finato Martinati e i Parodi? Quali segreti di
famiglia conservano e qual è la storia delle loro aziende
agricole? Il mondo è cambiato, dai tempi in cui la coltivazione
dei campi costituiva l'unica attività economica del paese, ma a
entrare nelle proprietà di queste famiglie, vaste e lussuose
tenute d'antiche corti dominicali, si coglie il valore di una
tradizione che ha saputo perpetuarsi. Spiega Guido Martinati: "Mio
nonno Lotario Finato fu il primo sindaco di Concamarise nel dopoguerra,
medico chirurgo, volontario anziano durante l'ultima guerra mondiale.
Mio padre Pietro ha dato forte slancio all'azienda agricola, che si
presenta tuttora attivissima e diversificata, dal settore tabacchicolo
al biologico, dallo zootecnico al turistico. Nell'Ottocento, la tenuta
è stata ereditata dalle illustri famiglie dei Malaspina e dei
Montanari. Inizialmente era una vasta estensione di risaie, come mostra
una delle nostre più antiche fotografie, con i covoni di riso
sotto le barchesse. Numerosa era la manodopera, quando le lavorazioni
venivano fatte a mano, ma la meccanizzazione agricola l'ha notevolmente
ridotta e i nostri sforzi si sono rivolti all'investimento in
macchinari all'avanguardia. Il fiore all'occhiello è il tabacco.
Oggi siamo la più importante azienda di trasformazione del
tabacco in Europa, con vendita diretta alle multinazionali". Guido
Finato Martinati, esperto nel settore tanto che ricopre anche numerose
cariche dirigenziali in vari enti, spiega che il passaggio dal riso al
tabacco fu forzato dalla minore disponibilità d'acqua, mentre
oggi che il Consorzio Valli Grandi permette una buona distribuzione
idrica, si potrebbe pensare ad un ritorno agli antichi fasti delle
risaie. Le pareti di casa Finato Martinati e la bacheca dell'ufficio
conservano cimeli e memorie storiche. C'è un prezioso quadro
antico che ritrae il doge Venier mentre riceve dall'esercito veneziano
un manipolo di prigionieri, frutto della vittoria cinquecentesca dei
cristiani contro i turchi nella battaglia di Lepanto. "Dalle ricerche
storiche fatte", spiega Guido Finato Martinati, "quel doge sarebbe un
lontano avo, alle radici nell'albero genealogico della nostra
famiglia". Tra le fotografie recenti di personalità in visita,
ecco il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga e il commissario
straordinario all'agricoltura americana Fisher. Una lunga storia
significativa, dunque, che da Concamarise s'è proiettata fino
all'estero.
TABACCO.
Ma c'è un'altra famiglia di Concamarise, quella dei Parodi, che
pure ha investito nell'agricoltura raggiungendo prestigiosi traguardi.
A raccontarne la storia è Giuseppe Parodi, che è stato
sindaco del paese tra il 1965 e il 1970. L'agricoltore descrive com'era
la corte padronale ai tempi del massimo fulgore, prima della guerra:
"Avevamo in quegli anni più di cinquecento dipendenti, di cui
350 erano donne, su un migliaio di campi. Si lavorava il tabacco, non
solo nella stagione del raccolto, bensì tutto l'anno: i
contadini andavano fuori con il caldo e nella stagione fredda stavano
nei magazzini con precise occupazioni, alcune delle quali ora estinte.
Oggi non è mutato il nostro patrimonio terriero, ancora un
migliaio di campi, ma la manodopera è scesa a una trentina
d'unità". "Fino ad alcuni decenni fa", conclude l'agricoltore,
"venivano a lavorare da noi persone provenienti non solo da Concamarise
ma da molti paesi della Bassa, portando a casa una paga regolare che
è stata loro utile per crearsi una famiglia e per raggiungere un
discreto benessere. Tante famiglie sono state riconoscenti dei benefici
che l'azienda agricola ha portato loro; da qui la nostra più
grande soddisfazione".
COME ERAVAMO
Dopo il raccolto ogni foglia è cucita e appesa.
Soffrivano
il caldo, la stanchezza, la fame, ma per i raccoglitori di tabacco
significava tuttavia godere d'un discreto benessere, per i tempi di
allora.
CONSEGNA.
Il castaldo, il capo della manodopera, affida una "sbrazà"
(bracciata) di tabacco, perché sia deposto sul bancone, dove
ogni foglia verrà poi infilata con l'ago e messa sulle
stanghette (bastoni di legno).
RITRATTO.
Foto di gruppo, prima di mettere il tabacco in essicatoio. Si vedono i
raccoglitori coi i manocchi, pacchetti di foglie appena raccolte e
pronte per l'essicatura, che avverrà in ambienti ad ampia
aerazione.
ESSICATOIO.
Le pesanti "stanghette" di tabacco vengono sistemate su impalcature,
dove le foglie ingialliranno a contatto con l'aria. Questa era la
procedura d'estate; d'inverno per essicare si accendevano
fuochi.