La dolce vita di Jesolo
Un
filo rosso lega l’attuale capitale del turismo balneare veneto
agli anni Cinquanta e Sessanta. E’ la voglia di ritornare ad
essere “grande”, come ai tempi in cui ai turisti di Jesolo
si regalavano le mitiche 600 della Fiat. Stelle del cinema e della
musica o della tv di casa nostra, come Domenico Modugno piuttosto che
Alberto Sordi o Corrado, si alternavano tra l'Hotel Bagni Miramare e Le
Capannine. Erano gli anni in cui Jesolo aveva persino un suo aeroporto
e gli alberghi crescevano come funghi.
Guardare
al passato per proiettarsi verso un futuro fatto (anche) di parchi
commerciali e torri che richiamano i litorali d’oltreoceano.
E’ il movente che ha indotto l’Associazione Albergatori di
Jesolo (l’AJA) a ripercorrere i propri cinquant’anni di
vita. E’ nato così il libro di Fabrizio Cibin, "L'AJA,
mezzo secolo di ospitalità a Jesolo", ritratto della
città di mare dipinto con gli occhi dei “facchini del
turismo” che la edificarono. E ancora ne sono la spina dorsale.
La
storia inizia tuttavia dal 1933, quando il Touring club indicava la
presenza di 300 capanne in spiaggia con tenda e chalet in legno,
affittate a 300 lire al mese. La zona del lido accoglieva le prime
strutture alberghiere più o meno all’altezza di piazza
Brescia, dove sorgeva l’hotel Casa Bianca, seguito da un vero e
proprio boom edilizio. Basti pensare che negli anni ’40 si
contavano 92 “datori di alloggio”.
Ma
è con la fine della Seconda Guerra Mondiale che la
località “dei bagni” diventa città turistica,
tra “trattorie con stalla annessa” e “ospiti ammalati
di reumatismi che si recavano nelle zone di spiaggia non minate”
come attesta un documento di Dino Santin. E’ lo stesso storico
albergatore a proporre sulle pagine della rivista “Jesolo
Stop” uno spaccato che rende bene l’idea di una Jesolo agli
albori della popolarità. “All’inizio due piccole
baracche vendevano la gazzosa ai privilegiati che venivano a fare i
bagni- racconta Santin-. Erano signorotti di San Donà che
arrivavano alle undici del mattino in carretta trainata da un cavallo.
La nostra insegna era “Trattoria con alloggi, stalla e custodia
biciclette”. Il fac-totum era mio padre, allora garzone di
stalla, Ovidio Bettin”.
L’asfalto
sulle strade provinciali e comunali consacra poi il boom di Jesolo. Nel
1947 si contano 9958 turisti italiani e 109 stranieri. Tra il ‘58
ed il ‘61 (soli tre anni) vengono eretti 94 alberghi nuovi di
zecca, l’Italia scopre questo nuovo litorale da cui si accede in
poco tempo anche nella splendida Venezia: piovono dal cielo cantanti ed
attori. Nel ’58 nasce persino l’aeroporto Jesolo-Cortina
per velivoli da sette passeggeri. L’apice nel ’66. Enzo
Mirigliani, patron di Miss Italia, elegge “Miss cinema
Europa”
.A
distanza di qualche mese la tragedia. Ha la forma dell’alluvione,
che voler sprofondare il litorale negli abissi. “I danni subiti
dall’attrezzatura turistico alberghiera sono valutati
sull’ordine del miliardo di lire” verbalizza Alfredo
Montino Tambosso, allora presidente dell’AJA. “La
mareggiata del 4 novembre ha asportato dai 70 ai 100 centimetri in
altezza di arenile”.
Fu,
quella, la più grande catastrofe che avesse mai investito Jesolo
privandola del bene più prezioso: la spiaggia. Ombrelloni e
sdraio venivano posti sulle uniche zone disponibili a lato degli
alberghi. Nel 1989 ecco altro duro colpo: l’invasione delle alghe
che causa perdite di presenze superiori al 40%. Ma sono ancora una
volta gli albergatori a risollevare le sorti della città: si
autotassano, sbloccano una legge che acconsente la costruzione di
piscine negli alberghi e si vara il parco acquatico
“Aqualandia” non ancora ultimato.
Il
resto è storia recente operatori turistici e Comune che
ottengono il maxi ripascimento e l’allargamento del litorale di
30 metri su i 12 chilometri di costa, prima mai tanto ampia. Nel 1997
il sindaco Renato Martin presenta tra mille polemiche il “master
plan” di Kenzo Tange, che da solo costa quasi due miliardi
di vecchie lire. "La nostra storia è un patrimonio che non
possiamo dimenticare - spiega il presidente dell’AJA Massimiliano
Schiavon-. Ripercorrerla con un libro serve a renderci consapevoli
della forza che abbiamo nello stare insieme e nel superare futuri
momenti difficili".