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Il Consiglio dell’Ordine dei giornalisti del Veneto ha accolto con entusiasmo l’idea del “Club 5 Archi” di intitolare un concorso giornalistico alla memoria di Alfio Menegazzo. Ricordare un cronista premiando un giovane che si è imposto all’attenzione con il proprio lavoro: quasi un passaggio di testimone, una linea di continuità in una professione che ha sempre più bisogno di impegno e serietà, con la società che ormai ci chiede un nuovo giornalismo di valore e di valori al servizio dei cittadini. Sembrano affermazioni retoriche e scontate, ma così non è.
Il lavoro del giornalista si è fatto complesso. Da un lato è richiesta una preparazione sempre più specifica per interpretare i fatti e fornire una lettura adeguata degli avvenimenti. Dall’altro si è costretti a fare i conti con la “velocità” della nostra vita quotidiana.Anche l’informazione è diventata frenetica, televisione e Internet rischiano di bruciare gli avvenimenti, di far apparire le notizie come già “vecchie”. Ecco, quindi, la nuova sfida, affidata al giornalista che “scava”, che riesce a leggere in profondità e interpretare le complesse vicende dei nostri tempi, che non si accontenta di un approccio banale e superficiale, che disturba il manovratore, che gira al largo dal potere e dai poteri. Certo, è fatica, ma forse è l’unico modo per non tradire se stesso e i lettori, per assolvere con dignità al proprio ruolo.
Per l’Ordine dei giornalisti difendere e promuovere l’informazione di qualità è diventato un vero e proprio imperativo. E il progetto culturale del “5 Archi” risponde pienamente a questa esigenza, coniugando qualità dell’informazione e dignità della professione, proprio quei principi in cui tanto credeva Alfio.
I giornalisti che hanno avuto la fortuna di lavorare con lui, non possono dimenticare un’altra testimonianza, forse la più importante, che Alfio ci ha lasciato. Nel suo lavoro quotidiano di cronista non tralasciava mai l’umanità e il rispetto per le persone, nemmeno quando doveva occuparsi di vicende tragiche o delicate. Un punto fermo di cui tutti dovremmo far tesoro, soprattutto interrogandoci su quel giornalismo d’assalto che troppo spesso sbatte senza riguardo in prima pagina “mostri” che tali non sono.
Maurizio Paglialunga
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