Premio Giornalistico Alfio Menegazzo


 

News: Introduzione Enrico Finzi

 

Quando l’amico Gianpiero Menegazzo m’ha chiesto di far parte e addirittura di presiedere la giuria del Premio intestato al nome di suo padre, grande giornalista veneto, mi sono sentito onorato ma anche un po’ sorpreso. Un po’ perché vivo in Lombardia, malgrado un pezzo della mia famiglia venga dall’area tra Bassano e Dolo; un po’ perché sono sì giornalista ma prevalentemente sociologo; e molto – sarò sincero – perché temevo un insuccesso. Mi chiedevo, infatti, se sarebbero stati numerosi e pregevoli i contributi che avremmo ricevuto, stante le difficoltà tipiche della prima volta (di per sè senza tradizione, abitudine e prestigio), magari con l’aggravante del facile emergere delle grandi schiere dei letterati di paese, dei poeti incompresi, degli adoratori esclusivi della storia del proprio borgo. Beh, sono stato ampiamente rassicurato. Malgrado il tam tam si sia attivato solo parzialmente, la giuria ha esaminato decine e decine di articoli o testi di trasmissioni radio-televisive, scritti da giovani giornalisti iscritti all’albo veneto (professionisti, praticanti, pubblicisti). Tanto materiale, dunque, che i lettori pazienti potranno leggere qui di seguito; ma, specialmente, buon materiale, con un livello di scrittura raramente inadeguato, spesso discreto, a volte ottimo. Di più: la metà circa dei contributi inviatici va al di là della mera cronaca, della recensione, dello spunto d’occasione e riesce a portare una piccola tessera al grande mosaico della storia veneta. Una storia, passata o presente (e più spesso sia passata sia tuttora presente), che appare come un prisma variegato a tante facce: quella religiosa, quelle delle tecniche produttive, quella archeologica, quella alimentare, quella sanitaria, quella militare, quella del governo della Serenissima e di altre città, quella linguistica, eccetera. Sta qui – credo – il maggior fascino del nostro lavoro di giurati, “pagati” in mangiate di soppressa e vino rosso, pasta e fagioli e torte caserecce presso lo straordinario Circolo Cinque Archi: il fascino del toccar con mano la capacità del giovane giornalismo veneto di recuperare con passione le radici di questa società ameboide, di fondare la costruzione del futuro sulle fondamenta molteplici d’una cultura – popolare prima ancora che delle classi dirigenti – che ha imparato a guidarsi col ‘punta-tacco’, con l’accelerare puntando in avanti e col contemporaneo frenare per non perdere aderenza (al terreno, alla storia, alla dignità plurimillenaria della sua gente). E’ stata, spero che continuerà ad essere una bella esperienza, che ci piacerebbe che il lettore condividesse con noi.